Dada Leciandra

 
“Dada Leciandra” non mi stupisco
questa volta
che lui ricordi il mio nome
gli rispondo mentre gli altri
già dormono tutti
Il sonno dei bambini
è una quiete così profonda
da adagiarmi in un altro tempo
è una vacanza in campagna
coscienza di paglia e bambagia
una nuvola immersa nella terra
Lui non vuole fare la nanna
ha un riso negli occhi
si agita e fa il buffone
vuole la mia attenzione
allora arrivo con carezze (quasi) di mamma

azzurrabianca

Vicolo cieco

 
Hai lo stesso odore del pane
ti seguo in un vicolo cieco
nemmeno ti incontro
gioia e tormento
per me sei ancora l’incanto
di certe sere di primavera
quando non so chi sono e mi sta bene
.
ritroverò tutti i tuoi sorrisi
le tombe si apriranno
ed io non potrò che guardare
tutti gli scheletri dei tuoi armadi
ma anche così non smetterò di cercarti mai
e fare un salto dove so
che non sei
tanto per dare scosse al sangue
ed impietosire il vento
.
ti chiameranno amore
tutti i bambini
quelli senza pane né riso
non sapranno mai di essere stati vivi
è la morte che cerca la vita
non il contrario
baciami ancora di sfuggita
come brezza marina la sera
ed io saprò
da che parte voltarmi
per non essere sola.

Maria Attanasio

Resurrection

All’ombra di un tramonto
sosto,
e ogni giorno aspetto
che il labbro mio
si schiuda,
nella curva del sole
– un assaggio –
nel riso scapigliato
di un ritorno.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 6, 2012 at 07:36  Comments (6)  
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O me donzel

O me donzel! Jo i nas
ta l’odòur che la ploja
a suspira tai pras
di erba viva… I nas
tal spieli da la roja.

In chel spieli Ciasarsa
– coma i pras di rosada –
di timp antic a trima.
Là sot, jo i vif di dòul,
lontàn frut peciadòur,

ta un ridi scunfuartàt.
O me donzel, serena
la sera a tens la ombrena
tai vecius murs: tal sèil
la lus a imbarlumís.

§

O ME GIOVINETTO

O me giovinetto! Nasco
nell’odore che la pioggia
sospira dai prati
di erba viva… Nasco
nello specchio della roggia.

In quello specchio Casarsa
-come i prati di rugiada-
trema di tempo antico.
Là sotto io vivo di pietà,
lontano fanciullo peccatore,

in un riso sconsolato.
O me giovinetto, serena
la sera tinge l’ombra
sui vecchi muri: in cielo
la luce acceca.

PIER PAOLO PASOLINI

Cattiva me

 
 
Cattiva me
Sempre un passo indietro
Sospesa ma non in volo
Cuore di burro di sole
Di riso e acqua di mare
Così simile al sapore delle lacrime
Dolore di una ferita aperta malamente ricucita.
.
Cattiva me
Così sola dimenticata
Dalla mia stessa storia
Piena di Nomi
In fila come croci
Cimitero di guerra
E nemmeno una battaglia persa in fondo.
.
Cattiva me
Cosa mi manca
Per essere meno stanca
E colorare anche il cielo più nero
Ed essere contenta
Di tutte le parole di scorta
Che ho ancora nell’anima
Rea confessa e assolta
Cattiva me.

Maria Attanasio

Addio

Vieni, siediti qui sul mio letto
Vorrei stringerti ancora una volta al petto.
Ora tocca a te, bambina mia,
aiutarmi, poco a poco, ad andare via….

Fatti ancora accarezzare i capelli…
ricordo sempre il momento, tra i più belli,
quando, tra strepiti e dolori,
con amore ti aiutai a venir fuori.

Ti ho aspettato tanto pazientemente
e ti ho cresciuto, lavorando alacremente,
adesso ti vorrei lasciare il mio testamento
per lenire un poco, se posso, il tuo tormento.

Vorrei lasciare a te, anima mia,
una traccia del mio passaggio, che non vada via.
Vorrei che tu sapessi che io sarò ovunque
se tu mi penserai e mi parlerai comunque.

Se porterai con te, in ogni istante,
la speranza, l’entusiasmo e le emozioni tante
che insieme abbiamo sempre condiviso
e come, dopo un dramma, abbiamo ritrovato il riso.

Adesso sono io che ho paura
come per te era il buio di una notte scura.
Sì, te lo confesso, ora ho timore
dell’ignoto e di provare ancora del dolore!

Ma se tu mi terrai la mano, mio piccolo fiore,
io me ne andrò serena, piano senza fare rumore.
Non piangere, amore mio, ti voglio tanto bene,
sarò la tua mamma sempre… se tu la chiami lei viene!

Anna Maria Guerrieri

La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
ed il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

EUGENIO MONTALE

Domenica italiana

Nel profumo fragrante del giorno
l’aria calda è di frutto maturo,
tra i tavolini si ciarla
voci spezzan la noia
come rintocchi
scandiscono immagini
riccioli biondi, manine
briciole incollate ai sorrisi.
Nello struscio elegante
passeggian le ore
fra gli effluvi sporadici
di messe cantate
echi sacri e
una vecchia ballata.
Dal balcone fiorito
un vecchio che sogna
gli amori e gli albori
di un’Italia del dopoguerra
i canti delle mondine
e racconta ai gerani
l’odore del grano
i baci rubati
nel sapore del fieno…
goccia di rimpianto
sulle foglie verdi
come gli anni mai dimenticati
come gli occhi della donna
che lo guarda pensosa
e scuotendo il capo sorride
carezzando i capelli radi
come riso mosso dal vento

astrofelia franca donà

Come farfalla stanca dopo il volo

Una pagina del diario
crociera Genova-Palermo
fra le mani, immota come farfalla stanca dopo il volo d’amore:
mi sorprende lontano,
con le ciglia socchiuse
a pensar su quel foglio la mano che passò con il garbo d’un fiore.
Fiorire niveo di spuma
Riflesso di cieli lontani
Il tuo profumo! È sottile, impalpabile, come carezza del mare:
oblìo di tutto il dolore
d’inconsapevole ebbrezza
di sogno gioioso al ricordo che palpita e muta, profondo.
Candido riso di vita
rimbalzi leggerovibranti,
sopra la terra brunita: nel ritmo anelante inesausto, si snodano
imagini brevi di plastica
forza di mute energie,
fluttuanti di attimo in attimo in rinnovate armonie. Silenzio di marmo.

Paolo Santangelo

Hai un sangue, un respiro

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell’aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

CESARE PAVESE