Incipit da Fernando Pessoa

 
Odo passare il vento nella notte
percuote i sensi e come uno scandaglio
fa riemergere in cuore la paura
mozza il respiro;  e m’opprime il bagaglio
dei tanti errori, e le inutili lotte.
.
Alba, fai presto, vieni e dai ristoro
all’anima provata, dalle tregua
sciogli nel vento infusi di speranza
ch’io li respiri, e i fantasmi dilegua;
fa ch’io scopra all’autunno tinte d’oro.

Viviana Santandrea

Come ogni sera…

Come ogni sera la tristezza è giunta inesorabile.
Senza motivo apparente le paure bruciano,
esplodono, ingigantiscono le ombre
e diventano invincibili nell’interminabile notte
dove i rumori d’amore che non si dimenticano
non trovano ristoro nel sonno.
Sonno che porterebbe a sognarti
come guscio caldo dove trovare rifugio,
con la musica del mare a scandire l’immenso
e profondo respiro del tempo
dove l’ombra si fonde con la luce
e danza sulla seta del cuore con dolce nostalgia.
Patrizia Mezzogori

Notturno amalfitano

 
Luna ruffiana dell’ultima sera
che in mille schegge argentee sull’acqua
sei dolce culla a barche addormentate.
Ora mi appare questa primavera
stupendamente bella,  se   ripenso
a questi luoghi, alle gioie provate.
Liquida azzurrità, che va   sfumando
all’orizzonte….e si perde nel cielo,
dove l’anima vinta ……si confonde!
Infrattati sentieri, col pensiero,
io ripercorro, e borghi assolati
tra il respiro di felci e verdi fronde;
e su vetuste, frastagliate rupi
ove odorano il mirto e il rosmarino
e scarabeo trascina il suo lavoro;
sgombro la mente dai pensieri cupi.
Ancora giù per bianche scalinate
tra il giallo profumato dei limoni,
finchè il sordo fragore del torrente
mi dà ristoro tra spume ghiacciate.
Violando il sonno delle antiche ville
fantastico di fasti e di esistenze,
gli occhi socchiusi a trattenere il sogno
tra il viola intenso delle b0uganville.

Viviana Santandrea

Sogni

 
Il giorno perpetua i suoi problemi
in questa notte che mi vede insonne.
M’affaccio cercando il ristoro della luna
col suo fascino che parla di magia.
Ossuta una mano vedo spigolare
tra i rifiuti da altri abbandonati
a cui dare forse nuova vita
cercando tra giornali accartocciati.
Due occhi fissi un abito di cenci
una bambola par guardar sorpresa
ostile l’apparenza ma non per chi
abbandonato ha il conformismo
cercando dentro sé la libertà.
Le accarezza i capelli  sussurrando bisbigli
un linguaggio di due cuori alla deriva
Se la pone accanto sul giaciglio d’asfalto:
per questa notte avrà con chi dividere
sogni.

Elide Colombo

Certezza

Chiuderei ogni contatto
occhi, orecchi, bocca , naso
né mani o schiena
a reggere fiati di scena,
muto il mio rientro
tra gli sconnessi
già abitati,
nessuna lode adesso
o ristoro,
mi accaso nuovamente
tra gli spartiti senza tempo
locandine smesse
in archivi di storia
in bianco e nero
e là appassire meglio.

E non avrò
e non avrai
pretesa alcuna
né discolpa o tornaconto
dove nasco- muoio-
SOLA.

Beatrice Zanini

L’amplesso delle aquile

THE DALLIANCE OF THE EAGLES

Skirting the river road, (my forenoon walk, my rest,)

Skyward in air a sudden muffled sound, the dalliance of the eagles,

The rushing amorous contact high in space together,

The clinching interlocking claws, a living, fierce, gyrating wheel,

Four beating wings, two beaks, a swirling mass tight grappling,

In tumbling turning clustering loops, straight downward falling,

Till o’er the river pois’d, the twain yet one, a moment’s lull,

A motionless still balance in the air, then parting, talons loosing,

Upward again on slow-firm pinions slanting, their separate diverse flight,

She hers, he his, pursuing.

§

Lungo la strada che costeggia il fiume (mia pomeridiana passeggiata, mio ristoro),
alto nell’aria, improvviso, un rumore smorzato, due aquile in amore,
l’impetuoso avido contatto, l’unione alta nello spazio,
artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota selvaggia, viva, turbinante,
quattro ali che battono, due becchi, una massa vorticosa strettamente avvinghiata,
che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù a precipizio,
finchè sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un istante,
un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco, gli artigli che si sciolgono,
le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i loro voli diversi, separati,
lei il suo, lui il suo, seguendo.

WALT WHITMAN

Umani disuguali

Casupole  di  fango  rosse  e  nere,
strade  bianche  di  gesso,   mulattiere,
che  ci  provocano  un  certo  sgomento
quasi  un  tormento,

ora  ruderi  spogli,   nel  pensiero,
ricordo:   insediamento   lusinghiero
d’ esistenza,  da  illudere  l’umano
d’ essere  eterno.

Sfoggiava: ” Guarda  l’ opera!   Rimane ”
” da  me  costrutta,   dal  mio  genio  immane ”
” di  tutti  gli  animali  superiore,”
” dominatore ! “

Nel  campo  mezzo  grigio  e  mezzo  d’ oro,
dove  il  grano  nasce,   parco  è  il  ristoro
del  contadino,  eppur  pare  una  mensa
ricca:  ciò  pensa

il  Saggio  che  conosce   tra ‘l terrestre
dominatore,  l’ umile  e  il  pedestre
che  arando,  sparge,   mol
tiplica  il  biondo
oro.   Nel  Mondo.

Paolo Santangelo

Chiederò


Chiederò ancora a queste mani
di scavare l’aria
a questo volto
di recitare la prigione dello sguardo
alle parole scritte
di procurarmi l’onirico ristoro
ché nel profilarsi della luce
non respiro
nel sorridere
resta fermo il tratto della bocca
e la vista è limite oltre il quale
adiacenza ed orizzonte
alla pari accecano.

Daniela Procida

Published in: on dicembre 10, 2009 at 07:00  Comments (2)  
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