Parvenze

Sgocciola
un pianto antico
di settembre
gambe doppio nodo
e il sale sparso
a rito di scongiuro

e raspa nella gola
il ritornarmi vivo
frangia di suono
calpestato invano.

Venti petali
divenire pietra
e un silenzio sposo
e compromesso
di morta stagione.

Sgocciola
venti passi avanti
l’onta stesa
alla penombra, e il nodo

un fiocco che non è. 

Beatrice Zanini

Strada maestra

Morire, per rinascere:
il silenzio degli alberi,
è l’autunno senza foglie.

Mano nella mano,
scolari e pali,
accompagnano,
predestinati, la via.

Ma perché
continui a ridere,
a gridare?
Quando,
quando crescerai?

Certo, di là,
ci sarà più spazio
per essere grande.
Certo, ritroverò
la sincera luce azzurra
e l’immane quiete
di rami contorti e protesi
a trafiggere il cielo,
per perpetuare il rito del tatto.

La mia vivida lingua sarà muta
solo quando avrà perso le radici,
e l’ anima orfana
solo quando mi avrà mangiato.

Proseguo imperterrito, intanto,
il mio cammino d’alunno di vita.

Flavio Zago

Published in: on febbraio 18, 2012 at 07:18  Comments (4)  
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Il fantasma del parco “La Tesoriera”

 
Una vecchia cappella sconsacrata
venne alla luce
nel parco di Torino: senza entrata.
Era murata.
Dentro le ossa, con capelli biondi.  
.
D’Irene si scoprì una sedicenne
soave, in rito
del demonio: delle mani assassine
forse una sètta,
che l’immolò su quel perverso altare.  
.
Ora si senton nella notte strani
strusciar di ferri,
la fecero morir di sete e fame.
Potente entità
non trova ancora pace nell’Eterno…  
.
S’immobilizza il cane del custode
di quella villa,
chiamata  Tesoriera, in una stanza
vento di gelo,
in un’Estate torridassolata.  
.
Trova alfine pace, vergin fanciulla,
fiore di stella,
che incessante vendetta ancor ti move,
non rivelarti
più ai tuoi Pievani: cessa l’azione.  
.
Nel nome del Signore, che ti vide
morir di stenti.
Gli assassini son stati trucidati,
dalla giustizia
popolana, ed il demonio sconfitto.  
.
Anche stavolta.

Paolo Santangelo

Solo un gioco

La meridiana
segna le ore e l’ombra
stagliata
definisce il tempo

il sole scherza
con la luna
lole, suna
nasu lelu
un magico rito
ruota gli schemi
l’inverte
alambicchi esoterici

una bambina si chiede perché
è solo un gioco
un sogno
per poco
Maristella Angeli

da “Specchi dell’anima” Edizioni Progetto Cultura – Diploma di Finalista Accademia G.G. Belli Roma 2008 – Antologia del premio, AA. VV. “Gli araldi della poesia”, riconoscimento “Perle Poetiche”, con la motivazione:  “Poesia di rara efficacia espressiva, che mostra il fluire della vita e l’inesorabilità del tempo.”

Published in: on ottobre 12, 2011 at 07:50  Comments (12)  
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Religioni

 
In principio era il verbo
e nel principio il fine
poi trasformato in mezzo
occasione bandiera
pretesto all’odio
Dal primitivo fuoco
saettano verso il cielo
d’orgoglio accese
scintille diverse, illuse
ognuna più dell’altra
di dissolvere le tenebre
dimentiche di Amore
unica verità che le accomuna.
Verità relegata tra le mura
di una moschea o di un tempio;
ecco i confini effimeri ove l’uomo
impotente a comprendere,
l’antica fiamma soffoca in un rito
un omaggio al ricordo, una finzione
per poi sfogare gli istinti più biechi
su questa terra che gli fu donata
e che s’intride del sangue del fratello
lui, cui sei giorni non sarebbero bastati
a fare tutto ciò;  lui creato a sua immagine
da Kabul a New York ovunque lui
che in ogni altro potrebbe specchiarsi
per quell’Amore eguale eppur diverso
lui,  perso sotto questo cielo
ove i bengala oscurano le stelle
risucchiato nel buio potrà un giorno
riconciliare le fedi nel ritorno?

Viviana Santandrea

Primavera

Dolce neve di petali bianchi
trasportati dal dolce vento
che lieve accompagna

danza profumata di primavera
che all’unisono la natura
risveglia
nel rinnovato rito
di corteggiamenti e serenate

il verde prato
e le gemme innalzate
alla rinascita

fiori di pesco
con il color delle guance
di neonata che nasce

Maristella Angeli

Tempo

Interminabile letargo
d’insalubre oblio ovattato
che tutto taccia e involve.
Ore, ore  scaltramente trascorse
e consumate
come schiave  di un rito.
Di trine finemente elaborate
ornasti il mio corpo,
coltri dorate stendesti
sulla mia anima.
Un’ingannevole realtà
si aprì ai miei occhi
ticchettio fallace
d’inganni, di lusinghe
sei trascorso invano
come cieco specchio
che riflessi sterilizza.
Ostenta tempo la fatalità,
dal contorno buio
riafferra il mio Ego
e ridammi vita.

Michela Tarquini

Suono di pioggia


si sta bene
sotto le onde d’oca
ascolto quel rumore diverso
come un ballo festoso
cambiano i suoni, i ritmi, di
quel scrosciare imprevedibile
un rito che invoca tacchi di flamenco
sferzate di luce piena
disegnano lance in volo
e corde d’acciaio precipitano
balzando a zampillo
ruote schiacciano a ventaglio
vuoti riempiti
e suoni si ripetano, anche nella mente
tra ricordi di baci bagnati,
una pioggia, gustata
nella placida pigrizia

Rosy Giglio

Le mie notti

Le mie notti camminano in fila
come giovani soldati in marcia
in un rito solenne.

Una ad una le sfoglio, intenta
a guardare i contorni, le comparse,
la foto di Hitchcock in uno dei suoi film
svanita senza rumore.

Mi vien voglia di strapparlo dalle tempie
bruciarlo, farlo divenir cenere
quel silenzio che veste d’abitudine
e mi fracassa i timpani.

Stanotte
ho solo un occhio di ricambio
che resti vigile in ogni notte.

Anileda Xeka

Aspettando il ritorno

Le mie mani ti cercano e vuote
tornano al  mio corpo inutile
avvolgendomi vane consolatrici.
Chiuso in loro raccolgo pensieri
seguo tracce d’amore lasciate
ed ascolto l’eco della tua assenza.
Più forte è l’amore che si perde
in breve ed intensa luce prima
come fiamma che stanca si spegne
Buio improvviso nei giorni vuoti
quelli che infilo come perle dolorose
o sgrano come un rosario di attesa
del tuo ritorno per non morire
di rimorsi che nudi si mostrano e
impietosi, dilaniano il cuore.
Riscopro l’amore quando è fuggito
per amore imploro il tuo ritorno
cerco speranze in ogni tua cosa
che immobile mi parla di te.
Accarezzo la tua poltrona vuota
quel bicchiere che mai hai cambiato
dal quale bevevi e sorridente mi porgevi
come per un rito d’amore
Ha ancora il sapore leggero delle tue labbra
quanti bicchieri ho frantumato in te
con il mio io di fredda pietra.
Ho freddo amore fuggito, mi lascio morire
avvinto a me stesso.

Claudio Pompi