Piange il cielo

Piange il cielo lacrime amare
su terre riarse di pace
dove il sangue scorre a rivoli
tra bambini innocenti
che non conoscono fiabe .
Non c’è primavera
che possa portare ristoro
all’agonia di vedove affrante
sui sudari che avvolgono
membra fatte a brandelli
dall’ignominia dell’uomo
assetato di potere.
Non si ferma il tempo,
rigido nei rigori delle stagioni
di questo universo evanescente,
dove bolle luminose
che paiono stelle cadenti
s’infrangono rilasciando veleni
assassini d’una frugale allegria
che come neve si dissolve
sotto un sole impietoso.
Piange il cielo su l’anima nera
di questo mondo dal cuore di pietra.

Patrizia Mezzogori

Il suo candido manto d’ermellino

 
Il monte
ribelle s’aderge
fiero,  ancor per ora,
bianco di ghiacci:  sue catene avvinto,
cinto di nubi e stagliato d’azzurro.  
.
Il suo candido manto d’ermellino
discende in cento rivoli
sempre di più cantando,
con un tinnante murmure e argentino;
ma è un canto triste…  
.
Ché perde le sue sengie in rocce nere:
freme ogni tanto in quella forza
fiera,  sovrana
sull’uomo,  che semina di croci
e di preghiere  la paura d’ignoto
e dell’ agghiaccio
più fiòco

Paolo Santangelo

Febbraio

 
 
Così chiaro oggi il sole
dalla finestra  attraversa la stanza
fino all’uscio di casa, e ne sento il calore
eppure la neve, a dune riposa fuori
il sole dolce la scioglie
in rivoli d’arcobaleno
mentre la luce mi scalda l’anima
ascolto il gocciare delle grondaie
è febbraio che si scrolla piano.

Rosy Giglio

Published in: on febbraio 29, 2012 at 07:22  Comments (18)  
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Sussurro

(a Lisa)

Paroline al tuo orecchio sussurro
e un fumo profumato di piacere,
come incenso, s’alza voluttuoso
dalla pelle tua inebetita, e dolce
e asprigno t’avvolge,
e come seta, delicata
t’accarezza,
e sempre di più, lieviti
dentro uno splendore tutto azzurro.

E patina calda di sudore, gronda,
la pelle,
e i rivoli di sangue,
dentro, ti trasforma
in fiumi di piacere,
che in te si spande a dismisura…e esonda.

Armando Bettozzi

Published in: on dicembre 17, 2011 at 07:12  Comments (3)  
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Visioni asimmetriche

 
 
Un altro giorno di baldoria
dentro questa botte ferrata di pensieri giulivi
dove un violino disaccordato
dimenticava le sue passioni d’amore.
.
Intorno nuvole d’allegoria
si muovevano annichilite da voli di gabbiani
in festa per una barca di gomma piuma
che rifiutava l’acqua del mare.
.
Giovani musulmani in preghiera,
avvinghiati a pietre sconosciute,
sorridevano abbracciando ombre di speranza,
confuse da una pietà senza lacrime.
.
Il grande capo di questa immensità
ordinava a tutti di coprirsi di polvere bagnata
Muti i lamenti, lontani i dolori,
gli occhi socchiusi per tanto splendore.
.
I treni viaggiavano senza fili elettrici
e le rotaie erano scie di fuoco
dove la fede umana moriva in anfratti profondi
di felicità, sposata all’eterno desiderio.
.
Chi guidava i treni super veloci  e trasparenti
guidava anche il mondo che in quest’era post-moderna
andava al rovescio, oltrepassando tutti i muri
fatti  di bugie e i cantastorie erano contenti.
.
Non c’erano fiori perché la cenere
ridondava le sponde della bellezza, consunta
da mani di granchio che graffiavano
i figli appena nati da questa terra martoriata.
.
Gli alberi invece crescevano a dismisura,
sfidando gli aeroplani e i raggi del sole,
abbattuti all’ora del tramonto
da rivoli quieti di una luna stanca.
.
La botte ferrata era sempre piena
Ora rotolava tra sentieri di formiche operose,
schiacciando pietre del tempo futuro,
riflesse nella pioggia benefica di primavera.
.
E gli uomini offesi da rumori strazianti
dormivano, supini, con la meraviglia
che annunciava loro altri giorni di festa
senza bandiere e proclami.

Gavino Puggioni

Ndr: questa poesia, inedita, ha avuto una significativa menzione, con pubblicazione in antologia, al XXVII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2011, di Reggio Calabria

Diafane parole

 
Sperdute nella nebbia della mente
stanno immobili, come statue di sale,
diafane parole che non hanno suono
e sfumano come rivoli di fumo
nell’aria densa di acide lacrime.
Pallida essenza è la vita di chi,
nella vasta estensione del tempo
ode l’incessante ticchettio dei minuti,
impietosi ingranaggi a scandire 
ritmi di giornate sempre uguali
e, con l’anima stretta negli artigli
di una mano cerea e senza pietà,
resta in attesa di un guizzo di luce
che possa illuminare un tunnel
dove s’odono solo mugolii e lamenti.

Patrizia Mezzogori

Corpo di donna

CUERPO DE MUJER

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un túnel. De mí huían los pájaros
y en mí la noche entraba su invasión poderosa.
Para sobrevivirme te forjé como una arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.
Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.
¡ Ah los vasos del pecho ! ¡ Ah los ojos de ausencia !
¡ Ah las rosas del pubis ! ¡ Ah tu voz lenta y triste !

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.
¡ Mi sed, mi ansía sin límite, mi camino indeciso !
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

 §

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

PABLO NERUDA

Mal d’Africa

 
Pupille curiose offro all’universo
ignaro dei sogni di un bimbo
che da troppo tempo ha perso l’aquilone.
Continuo a scrivere non so fare altro,
la penna come lama sottile
scava rivoli di fresca acqua
fra le vallate inaccessibili del cuore.
Torna prepotente l’alba
a sussurrarmi in faccia la nostalgia di te,
sottile e impercettibile come il mal d’Africa.

Roberta Bagnoli

Published in: on maggio 19, 2011 at 06:52  Comments (13)  
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Limbo

 
Sarà per sempre  il mai tra noi
Eppure sogni ci nutrono
come rivoli il mare
portandoci nel limbo
senza tempo né storia
dove la speranza mai è esistita.
Solo la dolcezza dell’attimo
che si rinnova ad ogni giungere
in quell’oasi senza gloria.

Elide Colombo

Published in: on maggio 9, 2011 at 07:09  Comments (4)  
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Al sole d’estate


Senza quasi toccare andavano i piedi
ruzzolando quasi, per la discesa,
sassosa e sconnessa discesa rugosa
pei rivoli d’acqua di pioggia recente,
ormai disseccata dal sole d’estate.

Scendevo, e saliva, il monte, sul fianco,
tutto coperto dai verdi sfumati
ora cupi, ora chiari, cangianti e leggeri
della sua chioma lanosa e vivace,
senza riparo dal sole d’estate.

C’è l’ultima casa, e poco più in basso
il ponticello di ferro sul fosso.
I tronchi si vedono, ora, chiomati,
in mezzo agli arbusti, per questo sentiero
ch’è più polveroso, al sole d’estate.
Ecco il ruscello che scorre festoso,
gorgoglia, e qui cade formando una vasca
di puro cristallo e riprende la scesa,
e qua e là…quasi sembra brillare,
che vi si specchia il bel sole d’estate.
Ora nell’acqua un po’ fredda, e sui sassi
vanno stentando i miei piedi, inadatti.
C’è un “flop” ed un altro, di tuffi improvvisi
di raganelle appiattite sui massi
a prendere il sole, caldo, d’estate.
E su quella vasca di puro cristallo
adagio, adagio, vincendo il contrasto,
tra un pesce che guizza, e una rana affacciata,
entro e son pesce pure io, abbracciato
da mamma natura, e dal sole d’estate.

Armando Bettozzi