Vorrei

vorrei
essere la pagina bianca
su cui scrivi le tue poesie d’amore
vorrei
essere corteccia
di cuori trafitti
rivolo di sangue
sul dorso profumato di miele
vorrei
essere l’anima
che tu carezzi la sera
confondendo la pelle alla luna
nel riflesso di stelle e sospiri
azzurra come il sogno
candida come una promessa
rossa come la bocca che ama.

astrofelia franca donà

Le ortensie

Sembravano tuonare, le ortensie, nel giardino
quando nascosti bene per gioco là amavamo
fare come gli uccelli che s’alzano, improvvisi
per correre alla tana da tutti noi decisa:
la bocca di una vecchia fontana.
Era settembre
il fresco delle sei della sera ci incontrava
come le madri uscite dagli stabilimenti,
pronte a dettare burro e due cose per bottega.
Un’ora solamente e poi casa, era settembre
il rischio grande d’esser felici a poche cose:
i fuochi per il santo, le bancarelle e i dolci.
Il rivolo che s’era formato il nostro fiume
la meliga e le vecchie robinie un po’ Salgari.
E poi i saluti dalle ringhiere
giù in cortile, le bici incatenate, i gatti rossi usciti
a fare scorta d’ultime luci
e poi la notte.

Massimo Botturi

Il fiume

Rivolo di sorgente che allegro
per il dirupo cala per divenir
prima ruscello, quindi torrente.
questo di natural forza si spinge
come alleato fedele al fiume.
Scende vorticoso, d’impeto
trascina ogni relitto pavoneggiandosi
alla natura immobile della sponda,
All’uomo incute timore,
la fiera, cauta, disseta.
Tumulo sconsacrato di vite senza
speranza.
Pronto a ringhiar la sua violenza
predando campi e povere dimore
quando di procellose nubi è tempo.
Rallenta quando del suo cammino
prossima la fine sente
Rimembra allor del rivolo fresco,
del ruscello, del pescoso torrente,
al mare, signore eterno delle acque
s’arresta e s’arrende.

Claudio Pompi

Primavera

Il sole giunge al punto
incrocia l’equatore
si ferma e osserva
il suo pianeta terra
da vicino,
scioglie le nevi,
forte di luce ride
ai monti, appretta
immortale candore
delle cime.
Un rivolo gorgheggia
tra le balze
sogna diventare
un grande fiume…
nella dacia solare
appesa all’urlo
del gheppio in equilibrio
che scandaglia
la valle in cerca…
un raggio
infiamma
il vetro
prende posto,
nella bacheca,
gioca
a gocce di stelle
con l’armilla.

Giuseppe Stracuzzi

ACCAdueO

L’acqua ha imparato forme
di percorso
concavità convessità
che noi ci piange addosso
di tutta la durata d’un torrente
anche
se a mezzanotte
il brindisi dei giochi nel bicchiere
stilla di labbra il termine del tempo

resistimi  stremato eppure vivo
mio rivolo di mente
poca saggezza ad arginare
e nessuna certezza
ti sono come una dimenticanza
approssimata a dicerie
credenze che a supporle
offendono la storia e la ragione

e chi si aggrappa al dito dell’eterno
ai suoi capelli assottigliati
mescola fango e grandine
ponti di sabbia erige per guadare
fiumi di sangue
noi
che ci sporgiamo oltre le spalle
per agguantare il cielo.

Cristina Bove

La mia pace

Adesso c’è un attimo di quiete.
Adesso, soltanto adesso, nell’anima
un po’ di pace è scivolata come rivolo
d’acqua sulla terra arsa.
La coscienza torturata ora riposa,
stanca del troppo tempo passato
nel tormento del tiranno rimorso.
Ad occhi chiusi vola l’anima mia libera,
sospinta da parole prigioniere che al cuore
non salivano.
Raggi di luce dai cuori di chi mi donò
generoso ascolto, a me giunsero
come chiavi di una oscura prigione.
Porterò della prigionia cicatrici profonde
nel cuore.
Un nuovo palpito di faticosa speranza
Allevierà d’ora in poi l’antico dolore.

Claudio Pompi

Il colore viola

Tirate le tende
ho lo sguardo dentro
un po’ di viola addosso
per rallegrare un metro quadro
d’orizzonte
– sembra poco?-
per me che vedo sottotono da una vita
può bastare
adoro il suo linguaggio
paramento d’ogni mia
kermesse
e scanzonarmi in toto.

Che sia sparso ovunque
nel giorno celebrato
e le ragazze
ciglia mascara waterproof
chè non sia lacrima fuggita
né rivolo nero insulso
bensì marchio di colore
viola ad honorem

reggerà sopra lo spirito
un sorriso terracielo

ammesso che.

Beatrice Zanini

La mia vita

E’ virgola che il periodo spezza.
Lo amplia con cura, lo articola al meglio
finché, nel punto, il pensier non si esprima.

E’ sfogo di fonte che rivolo trova.
Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
finché, nel letto, fiume diventa.

E’ acqua che l’alveo abbandona.
Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
finché, nel suo delta, mescola idea
e, confusa, muore nella vita del mare…

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 11, 2010 at 07:30  Comments (3)  
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