Le sette lune di Aurelio

Amici, tempo fa ho recensito per voi il romanzo d’esordio in narrativa di Aurelio Zucchi, quel “Viaggio in V Classe” che ha avuto, oltre all’elogio della critica, anche un grande successo di pubblico. Ma Aurelio ha molte frecce al suo arco, e zitto zitto sta preparando un’altra sorpresa per tutti noi. E’ infatti in preparazione il suo secondo romanzo, “Le  sette lune”, di cui lui stesso ci parla e di cui potrete leggere in anteprima il prologo ed il brano iniziale nel link sottostante. Ad Aurelio vanno i nostri migliori auguri (fai presto, siamo tutti in attesa!) ed il nostro incoraggiamento, sicuri che potrà bissare il successo del suo primo lavoro!

Il Cantiere

Ringrazio il Cantiere per avermi regalato la gioia di postare l’incipit del mio secondo romanzo dal titolo “Le sette lune”. Il pensiero va a coloro che mi seguono con affetto e ai quali esprimo gratitudine  per la forza che dalla loro stima me ne deriva. Spero che questo secondo impegno narrativo possa essere in grado di farmi godere delle gioie e delle soddisfazioni che “Viaggio in V classe” è stato capace di donarmi. “Le Sette lune” è un romanzo che mi coinvolge non poco, sul quale sto lavorando da mesi e mesi ed al quale voglio bene. Diversa dalla precedente, che raggrumava molta intensità autobiografica, questa stesura mi offre la possibilità di ideare personaggi immaginari e di farli muovere nel contesto di una storia entrata nel mio profondo sentire. Sono personaggi che, per quanto ancora non giunti all’epilogo del romanzo,  fanno già parte di me a tal punto da sentirli veri, vivi per come manovrano la vita e per come ne sono da essa manovrati. L’impostazione è scevra da certe contaminazioni nostalgiche che a volte ostacolano la visione oggettiva del narrato, e forse per questo più lucida e più ancorata alla contemporaneità. Mi piace però sottolineare come anche in questo libro è mia intenzione cristallizzare quei valori civili e morali nei quali sono cresciuto. Grazie di cuore a quanti vorranno soffermarsi su questo spazio.

Aurelio Zucchi

LE SETTE LUNE  (PROLOGO)

Published in: on aprile 23, 2012 at 07:29  Comments (4)  
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Pasqua di Resurrezione

PASCUA DE RESURRECCIÓN

Mirad: el arco de la vida traza
el iris sobre el campo que verdea.
Buscad vuestros amores, doncellitas,
donde brota la fuente de la piedra.
En donde el agua ríe y sueña y pasa,
allí el romance del amor se cuenta.
¿No han de mirar un día, en vuestros brazos,
atónitos, el sol de primavera,
ojos que vienen a la luz cerrados,
y que al partirse de la vida ciegan?
¿No beberán un día en vuestros senos
los que mañana labrarán la tierra?
¡Oh, celebrad este domingo claro,
madrecitas en flor, vuestras entrañas nuevas!.
Gozad esta sonrisa de vuestra ruda madre.
Ya sus hermosos nidos habitan las cigüeñas,
y escriben en las torres sus blancos garabatos.
Como esmeraldas lucen los musgos de las peñas.
Entre los robles muerden
los negros toros la menuda hierba,
y el pastor que apacienta los merinos
su pardo sayo en la montaña deja.

§

Guardate:  l’arco della vita traccia

l’iride sul campo che inverdisce.

Cercate i vostri amori, donzelle,

dove germoglia la fonte della pietra.

Dove l’acqua ride e sogna e passa,

lì il romanzo d’amore si racconta.

Non devono guardare un giorno, nelle vostre braccia,

attonite, il sole di primavera,

occhi che vengono chiusi alla luce della vita,

e se ne partono ciechi ?

Non berranno un giorno nei vostri seni

quelli che domani coltiveranno la terra?

Oh, celebrate questa domenica chiara,

mamme in fiore, le vostre viscere nuove!.

Godete questo sorriso di vostra dura madre.

Già i loro bei nidi abitano le cicogne,

e scrivono nelle torri i loro bianchi scarabocchi.

Come smeraldi brillano i muschi delle rocce.

Tra i roveri mordono i neri tori la minuta erba,

ed il pastore che pascola i merini

lascia la sua bruna casacca alla montagna

 

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Viaggio in V classe

Amici, in questi ultimi giorni, grazie anche ad un periodo di forzato riposo, ho avuto modo di leggere finalmente il romanzo d’esordio del nostro Aurelio Zucchi, il suo “Viaggio in V classe”, del quale  alcuni anni orsono apprezzai alcuni brani pubblicati sul sito “Poetare”. Mi ero ripromesso di non farmi sfuggire questa preziosa testimonianza di vita, che è allo stesso tempo il ritratto nitido di un’avventura giovanile e di un’età della nostra storia recente, ma anche un affettuoso omaggio alle proprie radici. Non mi sbagliavo, perchè ho avuto la conferma non soltanto della capacità descrittiva e della ricchezza stilistica dello scrittore Aurelio, ma anche delle sue grandi qualità umane che emergono dai suoi ricordi familiari e dalle riflessioni  sociali, in un contesto perfettamente bilanciato di tenera malinconia, sagace ironia ed intatto giovanile entusiasmo, dove non è il rimpianto a prevalere bensì i valori  che si sono conquistati: l’amicizia, la passione per le cose che contano nella vita,  e la consapevolezza orgogliosa della lunga strada percorsa.  E’ una lettura che consiglio a tutti voi per le prossime vacanze pasquali: qui potete trovare una recensione al libro, mentre di seguito c’è il link dove potrete trovare il volume. Io non posso che complimentarmi con Aurelio ed augurargli una carriera letteraria costellata di successi!

VIAGGIO IN V CLASSE di Aurelio Zucchi – Ed. Il Filo

Published in: on aprile 2, 2012 at 18:51  Comments (6)  
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Quasi

QUASE

Ainda pior que a convicção do não, a incerteza do talvez
é a desilusão de um “quase”.
É o quase que me incomoda, que me entristece, que
me mata trazendo tudo que poderia ter sido e não foi.

Quem quase ganhou ainda joga,
quem quase passou ainda estuda,
quem quase morreu está vivo,
quem quase amou não amou.

Basta pensar nas oportunidades que escaparam pelos dedos,
nas chances que se perdem por medo,
nas idéias que nunca sairão do papel
por essa maldita mania de viver no outono.

Pergunto-me, às vezes, o que nos leva a escolher uma vida morna;
ou melhor, não me pergunto, contesto.
A resposta eu sei de cor,
está estampada na distância e frieza dos sorrisos,
na frouxidão dos abraços,
na indiferença dos “bom dia”, quase que sussurrados.
Sobra covardia e falta coragem até pra ser feliz.

A paixão queima, o amor enlouquece, o desejo trai.
Talvez esses fossem bons motivos para decidir
entre a alegria e a dor, sentir o nada, mas não são.
Se a virtude estivesse mesmo no meio termo,
o mar não teria ondas, os dias seriam nublados
e o arco-íris em tons de cinza.
O nada não ilumina, não inspira, não aflige, nem acalma,
apenas amplia o vazio que cada um traz dentro de si.

Não é que fé mova montanhas,
nem que todas as estrelas estejam ao alcance,
para as coisas que não podem ser mudadas
resta-nos somente paciência,
porém, preferir a derrota prévia à dúvida da vitória
é desperdiçar a oportunidade de merecer.

Pros erros há perdão; pros fracassos, chance;
pros amores impossíveis, tempo.
De nada adianta cercar um coração vazio
ou economizar alma.
Um romance cujo fim é instantâneo ou indolor não é romance.
Não deixe que a saudade sufoque, que a rotina acomode,
que o medo impeça de tentar.

Desconfie do destino e acredite em você.
Gaste mais horas realizando que sonhando,
fazendo que planejando, vivendo que esperando
porque, embora quem quase morre esteja vivo,
quem quase vive já morreu!!

§

Ancor peggio della convinzione del no, l’incertezza del forse

è la disillusione di un”quasi”.

E’ il quasi che mi disturba, che mi intristisce,

che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.

Chi ha quasi vinto gioca ancora,

Chi è quasi passato studia ancora,

Chi è quasi morto è vivo,

Chi ha quasi amato non ha amato.

Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,

alle opportunità che si perdono per paura,

alle idee che non usciranno mai dalla carta

per questa maledetta mania di vivere in autunno.

Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;

o meglio, non mi chiedo, contesto.

La risposta la so a memoria,

è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi,

nella debolezza degli abbracci,

nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.

Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.

La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.

Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.

Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi

e l’arcobaleno in toni di grigio.

Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,

amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.

Non è che la fede muova le montagne,

nè che tutte le stelle siano raggiungibili,

per le cose che non possono essere cambiate

ci resta solamente la pazienza,

però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria

è sprecare l’opportunità di meritare.

Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;

per gli amori impossibili, tempo.

A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.

Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.

Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,

che la paura ti impedisca di tentare.

Dubita del destino e credi a te stesso.

Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,

facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando

perchè, già che chi quasi muore è vivo,

chi quasi vive è già morto!!!

LUÍS FERNANDO VERÍSSIMO

Dedicata a Marcello

Anch’io ho paura

Aspetto l’ora giusta.
Persisto nel distanziare morte,
accetto i pegni che son da pagare
in un percorso avido di prove.

Dimmi, intanto, che sembianze hai
se sei da immaginare mia coscienza,
se è soltanto sciocca confusione
vedere in te la cara madre mia.

O forse tu sei me, piccolo uomo,
quando lanciai la prima sfida
a fare carne di quei primi sogni
dove spiare la trama del romanzo.

A sera, nei momenti che mi avvito
alla ricerca dell’angolo migliore,
ti parlo, angelo mio, e poi t’invoco
per essere sicuro che ci sei.

Intanto che decidi di mostrarti,
del tuo respiro fammi un cenno,
disegna là sulla parete azzurra
gabbiani che sorridano di me.

Ti prego, non contare troppo
sulla promessa che mi sono fatto
di coltivare vita più che posso
perché del non morir m’illuda.

D’accordo, continuo a guardar le stelle,
nel cuore incastro flussi di marea,
ma rassicurami, fa’ presto!
Anch’io ho paura!

Aurelio Zucchi

Una rossa rosa bianca

Il nostro amico Sandro Orlandi fa sul serio!  E’  uscito da pochissimo il suo terzo libro, il secondo di narrativa, e si tratta di un romanzo giallo! Proprio così, un vero e proprio “thriller”, che a giudicare dalla presentazione in quarta di copertina promette davvero emozioni e colpi di scena… Nel fare all’autore i complimenti a nome di tutto il Cantiere per la sua prolifica e poliedrica attività editoriale (ricordo per chi non lo sapesse che Sandro è anche musicista di valore) lascio a voi la curiosità di addentrarvi nella trama del romanzo e il gusto di scoprire…l’assassino!

 

Titolo: Una rossa rosa bianca
Autore: Sandro Orlandi
Editore: Robin
Collana: I libri da scoprire
ISBN: 8873716415
ISBN-13: 9788873716419
Data pubbl.: novembre 2010

Dalla quarta di copertina:

Alessandro coltiva rose nella sua serra, soffre d’asma e ha un solo vero amico. Padre Sinisi è un prete anziano con molti scheletri nell’armadio che bussano per uscire. Monica, non vedente, lavora in una profumeria, ed è dolce e bella. Ulisse è un ragazzone poco sveglio che si trova sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato e Vincenzo un investigatore di poca classe ma di molto intuito che ama abbuffarsi della pasta del giorno prima. Le loro vita s’incrociano e rimbalzano in una ragnatela di collegamenti che portano verso il suo centro, dove il ragno silenzioso è appostato e aspetta la sua prossima preda. Uno spietato serial killer torna a colpire dopo nove lunghi anni e le sue vittime sono donne, uccise nei modi più brutali. Intorno a questo spaventoso caso ruotano le vite dei nostri protagonisti…

Il Cantiere

Published in: on novembre 18, 2010 at 18:10  Comments (5)  
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