Guerra e natura

Voli impazziti,
frullare tenebroso d’ali
e rombi lontani.
Deflagrazioni e vampate
disegnano in cielo
luci ed ombre incessanti.

Terrore nei petti,
ricerca folle d’un rifugio,
tra gli alberi, sui tetti,
rotear d’occhi
e domande inespresse,
ricerca del sereno
mentre la tempesta
scuote ogni cosa.

Due colombe in croce
giacciono colpite da una bomba.
La testa ripiegata su un lato
ed i piccoli che agonizzano
in un nido lontano.

Domande senza risposte
e cinguettio confuso,
segnali d’allarme
e fuga inconsulta
da ramo a ramo.

La morte aleggia intorno
e non da risposte
a un mondo che osserva spaurito
la follia umana.

Salvatore Armando Santoro

Ignoto milite

Ti chiesero di mettere una firma.
Non sono capace, rispondesti
Ti chiesero allora di porre una croce
che a fatica tracciasti.
Croci uguali a tante
Tu come la tua divisa di fante
A nessuno del tuo nome importava.
Un fucile tra le mani che un aratro
Lasciarono.
Questo a loro premeva
Le mani di una madre che le tue labbra
Baciarono.
A lei sola il tuo nome importava.
Tra centomila t’avrebbe trovato
il tuo nome gridato.
Era maggio, di ciliegie il tempo
che alle orecchie di lei adagiasti
come la promessa d’amore,
alito di vento,
a quella lei sussurrasti.
Al ballo del giorno di festa,
marcia forzata con rombi di morte
a martellar la testa.
Marciare o morire per quella terra
che neanche conoscevi
Ti parlarono di patria e tu non capivi.
Dove era la tua terra ti chiedevi.
Per te qualcuno a tua madre
poche parole scrisse,
per lei qualcuno quell’amore
lesse.
Fiore del sud forte di fertile terra
portato a morir per ignota guerra.
Carne da macello
in tutto pari al nordico fratello
da paura al nemico accomunato
anch’egli dall’aratro strappato.
Sotto una croce a tante uguali
Il tuo corpo, fiore reciso, giace
Come quel Cristo che il sacrificio
firmò su pari croce.

Claudio Pompi

Della vita

(una goccia)

Si scaglia all’ignoto,
il frutto di nembo
tra folgori e rombi
s’avventa, galoppa.

Guizzando nel cielo
con esile scia,
su ciottoli e tralci
spiovendo s’acquieta

Scivola, vìola
anfratti celati,
svelando l’essenza
del cuore del mondo.

Qui stringe, congiunge
le mille sorelle,
in fragile istante
d’eterno riposo

Flavio Zago

Published in: on settembre 17, 2010 at 07:03  Comments (2)  
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