Poesia quasi d’amore

Che quasi non mi vedi,
che quasi non mi senti.
Che quasi ti ho baciata e il sapore è un calendario
un chiavistello per le abitudini
un rosario; che non ricordo più le preghiere
neanche i sassi
sotto le scarpe mezze slacciate
nelle mani, di chi meglio di dio ha trovato altro da fare.
Lanciare foglie quasi a colpirne cento
uccelli, un quasi rondine a sera, un quasi amore
per quelle canottiere pulite a sgocciolare
per quelle motorette a freddare
per le madri, svogliatamente nude
che smorzano la luce.
Che quasi vedi bene lo stesso, il prato è bianco.
La polvere sottile nell’occhio della notte,
la lacrima che scappa a pulirlo
e un quasi è bello
sapere le tue braccia che prima o poi verranno.

Massimo Botturi

A Lucio (4 marzo 2012)

Salgo sull’autobus affollato di domenica
gli occhi di tutti dicono la stessa cosa
la mia mano ha una rosa
rossa nel pugno per allontanare il dolore
per il rosso di vita che scorre
le strade del centro
semideserte al solito la domenica
sono oggi piene di gente
uno sciamare verso una direzione
qua in piazza il tuo volto sull’arenaria del palazzo
in atteggiamento pensoso eppur scanzonato
ci guarda tutti
noi qua a saperci senza di te
ci vien da piangere: non ci sei più
ci vien da ridere: ci sono le tue canzoni
fregata la morte
le tue canzoni di cuore e di rondini
ora sei un volo
anche i carabinieri stanno a volti mesti
sul filo del pianto
arriva una ragazza occhiali scuri
volto gonfio di chi ha versato
molte lacrime labbra rosa rossetto
vorrei chiamarla con noi non piangere sola
ci abbracciano idealmente tutti
ci abbracciamo negli occhi
è il miracolo di questa città
di Lucio che è là chissà dove
eppure è qua in mezzo a noi
c’è chi dice che è crollata una torre
non ci si pensava che un mito pare
immortale ma come tutti poi muore
com’è morto Gesù non c’è scampo
saliremo tutti su quel treno
senza tirare il freno prenderemo
il largo

un ricordo per Lucio che ci ha uniti con le sue canzoni
a tutti voi

Alessandra Generali

Domande

Senza certezze fiducioso vado

Non chiedere perché
Le ombre della sera
Avvolgono allungandosi
Tutto ciò che in basso esiste

Non chiedere perché
La rondine puntuale torna
Mentre il mio vagare è senza meta

Non chiedere perché
Si ama
Mentre la luna
Rimane punto fermo nell’universo

Nel mio andare tutto sfuma si allontana
Come fossi prigioniero d’un sogno
Dovrò non vivere il sogno
Per non farlo morire

Marcello Plavier

Published in: on marzo 1, 2012 at 07:45  Comments (7)  
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Il tuo nome

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Dal balcone

 
Stretti le mani alla ringhiera
sembra di essere in funivia
tanto è ferma l’aria, che
tutto appare dipindo
il pino secolare dritto punta il cielo
mentre gli altri si rintoccano
fra mura e balconi colorati
 le colline imbrattano  il
cielo di  smeraldo
il vuoto immenso al centro tacita
sfumando all’orizzonte
nulla dondola, solo la rondine
inarca l’aria.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 8, 2012 at 07:30  Comments (10)  
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Schiuderò silenzi

 
Speranze in spalla, schiuderò silenzi,
famelici mostri in ossessivo girotondo,
e aprirò un varco nel non abbandono
per addentrarmi nella stanza del vuoto.
.
Sentirò l’inaudito mio flebile respiro
e dopo averne verificata l’esistenza
se sono fortunato qualcosa mi dirò
e scoprirò di nuovo la mia voce.
.
Potrò raccontarmi un pezzo di vita
o imitare i suoni che non ritornano.
Potrò ascoltare il motivo preferito
e canticchiarlo col brio che mi rimane.
.
Così facendo, naturalmente so
che non avrò eliminato la solitudine,
che non sarò di colpo diventato rondine
tra rondini che insieme fanno stormo.
.
Ma, almeno, potrò dire di avere rifiatato,
di essermi regalato qualche minuto in più,
di essere ben allenato e quindi pronto
nella lunga attesa che altri parlino.

Aurelio Zucchi

(Poesia finalista con menzione d’onore della VI Edizione del Premio Letterario “La Clessidra” – Terni)

Come una rondine lontana


Un desiderio nuovo mi tormenta.
Amor nel bacio che le labbra accende
l’anima, forse, un bacio non oblìa,
e per quel bacio maledì la vita.

Sarà qualche dolor, qualche malìa
come un raggio infocato disfavilla
esso è del sangue la più pura stilla
stella è che guida nella vita e splende.
E regna nel baglior di una pupilla
piangendo mentre all’anima discende.
Tu sei come una rondine lontana.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 27, 2011 at 07:29  Comments (8)  
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Ancora sento pianger la campana


In ogni momento della mia vita.
Tu sei come una rondine lontana.
Corpo mio stanco chiuso presto a sera.
Gelido attende della morte l’ala.

Ho paura di me: di questo grande
amore che sempre provo ancor per te
e sempre più vicino a me ti sento.
Nel cuore m’hai lasciato con lo schianto.

D’un permanente indefinito solco.
Ancora sento pianger la campana,
e nei miei occhi non s’asciuga il pianto.
Mentre il trillo di rondini non muore.

Nella Luce, la pace stanca ride
tra vive rose,  ride consolante
in quell’Eterno, dove tutto tace,
sicùro a rivestir tutte le cose.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 6, 2011 at 07:13  Comments (4)  
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Ritorno

È tornata la rondine
dalle ali falcate.
Sta ricostruendo il nido
sotto il portico
vicino allo sportello
del bancomat.
Non le interessano
i marchingegni elettronici,
né tanto meno il denaro.
Ha scelto bene:
il nido è sempre
in fresca ombra
e i piccoli non soffriranno
la vampa della rovente estate.
Tra non molto
cinque bocche affamate
strilleranno disperate
ai continui voli
dell’operosa madre.
La gente passa,
guarda in alto
e sorride.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 9, 2010 at 07:21  Comments (2)  
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Vola pensiero…

Vola pensiero mio,
vola oltre il tempo
e attraverso lo spazio vola in un’altra dimensione,
vola su una nota di silenzio o su una settima diminuita,
vola su un verso senza rima o su una storia incantata,
vola su un color di foglia o su una goccia di pianto,
lìbrati col volo di una rondine,
e in un sorriso spontaneo cerca un aiuto sincero,
vola oltre l’invidia e la gelosia,
l’egoismo e le meschinità,
nasconditi in un raggio di sole
o in mezzo a una piccola nuvola indecisa,
prendi l’amore della mia donna
e portatelo lontano,
dove potrai gridare forte e urlare il tuo disincanto,
il fragile stupore per questa realtà
e il desiderio celato per ciò che solo in sogno
può diventare pietà,
vola pensiero mio
vola nel vento
alto e libero nell’infinito
e non tornare indietro
mai più!

Sandro Orlandi