A tocchi a tocchi

risuona dentro
la paura
a volte giovane
dorata di scintille
perse nel tempo
altre
albero di notte
senza nidi
ora
oggi
fruscio
di rotaie che
trapassano
e poi
si perdono
tra le vene
e il cuore
e allora
divampa.
 
La carezza del
giorno
un poco sfredda
quel bubbone
e la mia
di mano grande
e amica
strappa  lenta
radici.

Tinti Baldini

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:17  Comments (18)  
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Ossigeno

 
Pura e immediata
esigenza d’ossigeno
nel respiro che pretendo
lo lascio poi andare
quando arrendo
lascio e prendo
la rinascita di un percorso
eccezionale
che si spinge sulle rotaie
del mio corpo
fin dove stazionare vuole la mente.
.
Vorrei capacità
d’originare agganci con l’ossigeno
per ristrutturare il colore del mio sangue
ma ancora l’aria
ha un riverbero di specchio
esangue.

Aurelia Tieghi

Visioni asimmetriche

 
 
Un altro giorno di baldoria
dentro questa botte ferrata di pensieri giulivi
dove un violino disaccordato
dimenticava le sue passioni d’amore.
.
Intorno nuvole d’allegoria
si muovevano annichilite da voli di gabbiani
in festa per una barca di gomma piuma
che rifiutava l’acqua del mare.
.
Giovani musulmani in preghiera,
avvinghiati a pietre sconosciute,
sorridevano abbracciando ombre di speranza,
confuse da una pietà senza lacrime.
.
Il grande capo di questa immensità
ordinava a tutti di coprirsi di polvere bagnata
Muti i lamenti, lontani i dolori,
gli occhi socchiusi per tanto splendore.
.
I treni viaggiavano senza fili elettrici
e le rotaie erano scie di fuoco
dove la fede umana moriva in anfratti profondi
di felicità, sposata all’eterno desiderio.
.
Chi guidava i treni super veloci  e trasparenti
guidava anche il mondo che in quest’era post-moderna
andava al rovescio, oltrepassando tutti i muri
fatti  di bugie e i cantastorie erano contenti.
.
Non c’erano fiori perché la cenere
ridondava le sponde della bellezza, consunta
da mani di granchio che graffiavano
i figli appena nati da questa terra martoriata.
.
Gli alberi invece crescevano a dismisura,
sfidando gli aeroplani e i raggi del sole,
abbattuti all’ora del tramonto
da rivoli quieti di una luna stanca.
.
La botte ferrata era sempre piena
Ora rotolava tra sentieri di formiche operose,
schiacciando pietre del tempo futuro,
riflesse nella pioggia benefica di primavera.
.
E gli uomini offesi da rumori strazianti
dormivano, supini, con la meraviglia
che annunciava loro altri giorni di festa
senza bandiere e proclami.

Gavino Puggioni

Ndr: questa poesia, inedita, ha avuto una significativa menzione, con pubblicazione in antologia, al XXVII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2011, di Reggio Calabria

Skype

Mentre brilla radiosa
l’intoccabile forma
di un luminoso sorriso
che mi trapassa il vetro e il cuore
io mi accorgo ancora
di non sapere nulla di te
e dei colori del tuo lungo viaggio
Non so i giorni e gli anni
e le operose giornate
di mattine serene
o di sere disperate
Non so i monti saliti
e le copiose acque torrenti
in cui ti sei bagnata
Non conosco le ali del maestrale
o le rotaie obbligate
che fin qui ti hanno portato
E mentre parli di mondi d’altri
e di inconsuete avventure
non so nemmeno dei canti
o dei tuoi notturni sogni
e se ti piace al latte o al limone
il tè amaro di questa nostra vita
Chissà se spegni la luce
quando fai l’amore
o ti si vede in volto
schiudersi piano il sole
e dove giace nascosta
alabastro mistero
la storia magica delle tue mani
Questa tua rara immagine
che ogni giorno mi sfugge
la so fermare solo
in quel silente specchio
ma nel guardarla tremo
mentre mi ride il cuore
e neanch’io so il perchè

Fabio Sangiorgio

Se i sogni sono bugie

meglio mentire…..

Ho perso di vista me stessa
il mio ruolo non so bene
qual è…
Tra le rovine
di una casa non mia
ascolto il rumore
d’una ferrovia….
Immagino i treni
che passavano lenti,
vecchi binari
fatti di stenti,
carrozze scrostate
che storie raccontan,
eco di voci
pianti di donna…
Sulle rotaie
vecchia ferraglia
traccio una retta,
forse una sfida,
che mi conduca
e non mi divida
dalla bugia
che m’ha ridato la vita!

Beatrice Zanini

Published in: on ottobre 8, 2011 at 07:20  Comments (3)  
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Torino

Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l’arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!

E quante volte già, nelle mie notti
d’esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto…

“…se ‘l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime…”
“Ch’a staga ciutô…” – “‘L caso a l’è stupendô!…”
“E la Duse ci piace?” – “Oh! mi m’antendô
pà vaire… I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime…”
“Ch’a staga ciutô!… A jntra ‘l Reverendô!…”

S’avanza un barnabita, lentamente…
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica…
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell’accolita di gente
ch’à la tristezza d’una stampa antica…

Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l’Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell’ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la “siepe” e il “natìo borgo selvaggio”.

Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino…
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l’Alpi tra le nubi accese…
È questa l’ora antica torinese,
è questa l’ora vera di Torino…

L’ora ch’io dissi del Risorgimento,
l’ora in cui penso a Massimo d’Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d’essere nato troppo tardi… Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!

Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d’un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m’ha veduto nascere, o Torino!

Tu m’hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.

L’infanzia remotissima… la scuola…
la pubertà… la giovinezza accesa…
i pochi amori pallidi… l’attesa
delusa… il tedio che non ha parola…
la Morte e la mia Musa con sé sola,

Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.

A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest’anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti…

Evviva i bôgianen… Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene…
A l’è questiôn d’ nen piessla… Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!..

GUIDO GOZZANO

 

Per una notte almeno

Viaggerò con te
sui binari nuovi,
sorrisi schiaffeggiati
sulle rotaie morte lasceremo,
in balìa di un tempo che ci fu nemico
e in un vagone letto
le nostre storie poi si sfioreranno,
velluto rosso acceso
i nostri baci sussurrati a un vetro.

Viaggerò con te
nelle tue dita
riconosco il tatto, che contro
il mio respiro preme
e l’intrecciarsi di parole
pensate e già trascritte
sullo schermo…
le nostre vite….bisbigliate

profumerò per te di eternità
se il cielo su di noi
tutt’uno di carezze
e una ragione in tinte unite.

Viaggerò con te
una notte almeno
nella tua ventiquattrore,
mi stringerò il profilo
per starti più vicina…amore
e non sarà la solita mia notte
maledetta,
chè d’amore si può morire
senza farsi male.

Beatrice Zanini

Sull’asfalto

C’è sangue attorno
forse di te
che cammini
su rotaie roventi
senza domani
e poi torni ferito
nella tana
o di te
bambina
che giochi coi grandi
e non sai di lupi
ingordi e maceri
o di te piccolo
che assapori benzina
e ti buchi i visceri
o di te che mangi botte
o non mangi
per sentirti esistere
o di te braccato da mostri
che semini morte
o di te vecchia
cieca e sola
che ti spengi
sigarette addosso
o forse è il mio
quello che verso
oggi come lacrima
per non addormentarmi.

Tinti Baldini

Published in: on ottobre 12, 2010 at 07:34  Comments (11)  
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Meglio non sapere


Meglio non sapere
mettersi le gambe in spalle ed andare
seguendo rotaie mentali
cercando amori già finiti
da collezionare come impedimenti
alle felicità possibili da archiviare
tra i ricordi.
Meglio non sapere
ma non dormire sugli allori mai
cavarsi il sangue se serve
mettersi genuflessi sui ceci
a pregare l’infinito che diventi
consistenza tipo manna dal cielo
che ci sfami che ci rallegri
come una risata inattesa
come sorpresa come cascata nel deserto
fuori e dentro.
Meglio non sapere
continuare a parlare e riempire
silenzi imbarazzanti in cui potrei anche
rinascere e non morire,
scoprirmi attesa e arresa ad una tregua
accettabile in giornata
dalla mia stessa vita,
magari fuori c’è il sole
ed io ci metto la pelle
appena appena scoperta,
e metto gocce nell’acqua,
medicina per ritrovare la memoria
di me che pure ridevo spesso
anche di quello che non capivo
però mentivo poco allora
ed un po’ mi divertivo.

Maria Attanasio

Auschwitz

Dietro vetri appannati
di fiato dolente
immense montagne
di carrozzine
scarpe e scarponi
e piccole pantofoline
borse e stivali
alla rinfusa
e trecce bionde
a migliaia
e sguardi di spettro
in angoli remoti.

Allora ti trascini
rigido figurante
verso l’uscita
per fuggire
da febbri lontane
ma ritorni
risucchiato
da mucchi di valigie
rotaie di ghiaccio
verso il nulla
in fumo
fosse e bambini
senz’occhi per capire
e pianti senza suono
e case quasi normali
rosse tra reticolati
e cancelli immutabili
nel tempo
su cui è posata una rosa
e tra corpi ed indumenti e capelli
voli in alto tra spirali nere.

Ti trovi poi
inerte
seduto sulla panchina
dinnanzi l’entrata
prendi il panino
nella borsa schiacciato
pestato e senza forma
e lo butti dentro il bidone.

Tinti Baldini