L’autunno di mio padre

 
Ora ti guardo disfare il filo
lo stesso che avvolgeva la vite
mentre taglio sarmenti
dolcemente ti scruto
arrotolare la tua vita
in quella matassa.
Sembra l’ultimo saluto
a pampini ruggine
a gocce di vita.
Il tuo sguardo che sa
dove porta la strada, e
negli occhi una dolce tristezza.

Rosy Giglio

Published in: on dicembre 11, 2011 at 06:59  Comments (7)  
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Le mie mani odorano

 
Le mie mani odorano
ancora di verde
di pomodori e giuggiole.
Sono stati qui
con la loro rotondità
nel convesso del palmo
che trova la misura
giusta per ciascuno:
il grande, il piccolo
la manciata.
Sono stata china
il volto verso terra
a cercarne fra il verde odoroso
gli ultimi rossi e sodi.
Ho teso le braccia verso l’alto
nelle fronde colme di verde
e ruggine allungandomi.
Prendimi terra
Prendimi cielo
Sono vostra
questa è oggi la mia
religione da ginnasta.

azzurrabianca

Rigattieri

Orologi di sfere in dicerie di ruggine
numeri color feltro
in calce voci di chicchere spaiate
giare cucite a fil di ferro
di verghiana memoria

ci si sposta nel tanfo delle cose
la spilla in filigrana del pavone
ha perso gli occhi
la teiera cinese chiccoriso
sul fornellino a spirito riposa

mi sento antica in versi, sarà mica
che il tempo ha patinato la mia voce?
È vero è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
però mi dico, accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.

Cristina Bove

Follie d’ogni giorno

 
è di ruggine
ormai
questo tempo
fatto di noi
e di pensieri.
anelli di fumo
catene
poesie di polvere
su strade
che conducono alla follia
è grido di libertà
corde accarezzate
sul legno delle chitarre
sui fianchi di donna
negli occhi innocenti della miseria
nel fumo acre delle morti assurde
nelle lacrime delle madri
e i sorrisi incoscienti
dei bimbi e dei pazzi

astrofelia franca donà

Cercami

Cercami
dove la parola trova respiro
ed il silenzio cattura il tempo
tra soffi di versi intrufolati
– dita tra i pensieri –
arruffati sogni,
distratta carezza
di attimi sbriciolati
nel calore di un sogno
che inonda le vene
e trema
nella ruggine di giorni
colorati di sole
sorrisi intessuti di rughe
nel brivido perenne
di un complice sussurro.

astrofelia franca donà

Il deserto dei tartari

Si consuma una vita
ad aspettare i tartari
sempre presenti all’orizzonte
del deserto delle nostre regolette,
dei nostri bavagli da quattro soldi.
La vita che va senza scopo
se non una volta affrontare il nemico.
Ma il nemico non c’è, è solo nei sogni
bisogna inventarlo altrimenti siam morti.
Il nemico ci serve a tener ringhioso
il vicino, distratto l’oppresso,
attento chi beve l’aria di parole
dell’altoparlante di Stato.
Non c’è niente meglio
 di una guerra per trovare nemici!
Sfoggiamo il nostro armamentario
appena lucidato dalla ruggine
alzando forte il canto:
“Armiamoci e partite!”

Lorenzo Poggi

O rustica Fidile

Caelo supinas si tuleris manus
nascente luna, rustica Phydile,
si ture placaris et horna
fruge Lares avidaque porca

nec pestilentem sentiet Africum
fecunda vitis nec sterilem seges
robiginem aut dulces alumni
pomifero grave tempus anno.

Nam quae nivali pascitur Algido
devota quercus inter et ilices
aut crescit Albanis in herbis,
victima, pontificum securis

cervice tinguet; te nihil attinet
temptare multa caede bidentium
parvos coronantem marino
rore deos fragilique myrto.

Inmunis aram si tetigit manus,
non sumptuosa blandior hostia
mollivit aversos Penatis
farre pio et saliente mica.

§

Se avrai alzato le palme al cielo quando la luna è nascente, o rustica Fidile, se avrai placato i Lari con l’incenso, col raccolto nuovo e con una scrofa affamata, nè la vite feconda soffrirà per lo scirocco pestilenziale nè le messi per la ruggine che rende sterili nè i delicati capretti soffriranno le intemperie del tempo autunnale. Infatti fra le querce e i lecci dell’Algido nevoso pascola o cresce nelle erbe d’Alba la vittima designata che tingerà la scure dei pontefici; non è cosa da te che li incoroni con rosmarino e delicato mirto mettere alla prova i piccoli dei con una grande strage di pecore. Se tocchi con mano innocente l’altare, nessuna sontuosa offerta piega i Penati ostili più dolcemente del buon grano e del sale saltellante.

QUINTO ORAZIO FLACCO     (Odi 3,23)

Abbraccio l’autunno


Non faccio fatica
a concedermi
all’abbraccio dell’autunno
tratteggio i colori
sulle pareti dell’anima
rosso rubino l’accesa passione
giallo mozzafiato il bacio del sole
ruggine e porpora
il passo delle fronde
dove riposa il passero
e canta spavaldo il merlo
duro fatica a vestirmi di malinconia
l’estate mi ha già salutato
svanita la ragia appiccicosa dell’afa
restano solo impronte dentro
intatte voglie di frenesia
ma chi ha detto che l’autunno
è la stagione delle foglie morte?
E’ meraviglioso passaggio
punto d’arrivo e di raccolta
ricci e castagne mi sorridono
e le cromature della natura
con pennellate di colori accesi
ricompongono nel cuore
sfumature armoniose
uniche
di magica allegria.

Roberta Bagnoli

Copriamo le distanze


Copriamo le distanze
meravigliosi ponti ci attendono
braccia festanti
e memorie ingombranti
ci sorridono all’alba
non condanniamoli
alla ruggine dell’abbandono
non veleggiamo verso continenti
aridi e desolati
è sempre la terra il nostro solo porto
ed il cuore sa su quale barca
navigare a corrente libera
verso nuovi lidi
remoti e intonsi
nel mare della vita
destinazione pianeta Pace
in altra galassia esiliata
allo sguardo umano negata.

Roberta Bagnoli

La mer

La mer
Qu’on voit danser le long des golfes clairs
A des reflets d’argent
La mer
Des reflets changeants
Sous la pluie

La mer
Au ciel d’ete confond
Ses blancs moutons
Avec les anges si purs
La mer bergere d’azur
Infinie

Voyez
Pres des etangs
Ces grands roseaux mouilles
Voyez
Ces oiseaux blancs
Et ces maisons rouillees

La mer
Les a berces
Le long des golfes clairs
Et d’une chanson d’amour
La mer
A berce mon coeur pour la vie

§

IL MARE

Il mare
che noi vediamo danzare lungo dei golfi chiari
ha dei riflessi d’ argento
Il mare
dei riflessi che cambiano sotto la pioggia
Il mare
al cielo d’ estate confonde
i suoi bianchi cavalloni
con gli angeli così puri
il mare pastore d’azzurro
infinito
Vedete
presso gli stagni
queste grandi canne umide
Vedete
questi uccelli bianchi
e queste case color ruggine
Il mare
li ha cullati
lungo i golfi chiari
e una canzone d’ amore
il mare
ha cullato il mio cuore per la vita

CHARLES TRENET