Notte d’inverno

Il mio letto è così vuoto
che continuo a svegliarmi.
Mentre il freddo aumenta,
cominciano a soffiare i venti notturni,
scuotono le tende,
facendo un rumore come il mare.
Oh fossero onde
che potessero riportarti da me!

CHIEN WEN TI

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:05  Comments (2)  
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Notturno

NOCTURNO

Los que auscultasteis el corazón de la noche,
los que por el insomnio tenaz habéis oído
el cerrar de una puerta, el resonar de un coche
lejano, un eco vago, un ligero ruido…

En los instantes del silencio misterioso,
cuando surgen de su prisión los olvidados,
en la hora de los muertos, en la hora del reposo,
¡sabréis leer estos versos de amargor impregnados!…

Como en un vaso vierto en ellos mis dolores
de lejanos recuerdos y desgracias funestas,
y las tristes nostalgias de mi alma, ebria de flores,
y el duelo de mi corazón, triste de fiestas.

Y el pesar de no ser lo que yo hubiera sido,
y la pérdida del reino que estaba para mí,
el pensar que un instante pude no haber nacido,
¡y el sueño que es mi vida desde que yo nací!

Todo esto viene en medio del silencio profundo
en que la noche envuelve la terrena ilusión,
y siento como un eco del corazón del mundo
que penetra y conmueve mi propio corazón.

§

Voi che avete auscultato il cuore della notte,
voi che nell’ostinata insonnia avete udito
un chiudersi di porte,  il rumore di vetture
lontane, un’eco vaga, un leggero fruscio…

In quegli istanti di silenzio misterioso
quando sorgon dal loro carcere gli obliati,
nell’ora dei defunti, nell’ora del riposo,
leggerete i miei versi d’amarezza impregnati.

Come in un vetro io verso in essi i miei dolori,
i remoti ricordi, le disgrazie funeste,
le meste nostalgie dell’anima inebriata,
la pena del mio cuore, triste in mezzo alle feste.

Dolore di non essere quello che avrei potuto,
perdita del reame per il quale ero nato,
pensiero che un istante decise la mia vita,
sogno ch’è l’esistenza da quando sono stato!

Tutto mi giunge in mezzo al silenzio profondo
in cui la notte avvolge la terrena illusione
e sento come un’eco del gran cuore del mondo
che penetra e commuove il mio cuore in ascolto.

RUBÉN DARIO

Testamento

 
Voglio intinger la penna nel mio cuore
Dove sgorgava un tempo la speranza
E se ancor c’è una goccia di calore
Pitturare coi versi questa stanza;
 .
Vorrei sbirciar tra l’ombre della sera
Prima che noia inaridisca il giorno
Però m’assale greve un’atmosfera
E cieca,  guardo questa vita intorno.
 .
Guardo dal cielo livido Novembre
Cadere in gocce fitte e silenziose
Spruzzar bagliori dall’asfalto, mentre
Giunge ovattato il rumore delle cose.
 .
Voglio intinger la penna nel mio cuore
Nel rosso inchiostro del mio sentimento
Voglio lasciare qualcosa di me
Che non sia il freddo che mi porto dentro.

Viviana Santandrea

Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Avrei potuto fare rumore

accelerare il tempo
delle infinite ore
scaldare letti vuoti
di desideri, illusioni
sogni non vissuti.
Ma se fosse questo tempo
una malattia?
Scrivere poesie è come pregare
e mi rivolgo ad essa
per guarire
dentro il cuore c’è tutto.
Aprile, piove
sulle colline verde speranza
non voglio correre
mentre il mare ci guarda.

Michela Turchi

Published in: on Mag 26, 2012 at 07:21  Comments (10)  
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Biglietto da visita

Mai vi direi del mio male nella bocca
del sangue che ha sapore del ferro
quando m’alzo, e sporco il lavandino
di gocce calde e scure.
Vi direi mai d’otto peli grigi al mento
del tonfo di campane a noleggio nella pancia;
la cena un po’ indigesta
c’è tutto da lavare.
Vi direi mai del rumore dei vicini
le loro grida idiote ad un gol; quell’abbaiare
che fanno i cani troppo nutriti e un po’ annoiati.
Del mio ginocchio soldo bucato
delle tasche, dove ho perduto cose da ricordare.
E gli occhi
dell’impiegata in cerca di supplica, nei miei.
Occhi che han preso gli insulti, forse botte;
che han fatto solo ieri l’amore
ma era niente. Un viaggio su una strada bagnata
senza scarpe.

Massimo Botturi

Come ho potuto essere così cieco?

HOW COULD I BE SO BLIND?

Cold sands of time
(Winds that blow as cold as ice,
Sounds that come in the night)
Shall hide what is left of me?
(Come from Paradise.)
I’ve been through times when no one cared.
(Words that were mine,)
I’ve seen clouds in empty skies
When one kind word meant more to me.
(Shall last as a memory.)
Than all the love in Paradise.
I believed in my dreams.
Nothing could change my mind.
Till I found what they mean
Nothing can save me now.
“And all my days are trances,
And all my nightly dreams
Are where thy dark eye glances,
And where thy footstep gleams
In what ethereal dances
By what eternal streams”.

§

Fredde sabbie del tempo
(Venti che soffiano tanto freddi quanto il ghiaccio,
suoni che provengono dalla notte)
devono nascondere ciò che è rimasto di me?
(vengono dal Paradiso).
Ho varcato le porte del tempo quando nessuno osava.
(Parole che erano mie)
Ho visto nuvole a ciel sereno,
quando una sola parola significava molto di più per me
(devono durare come la memoria.)
di tutto l’amore nel Paradiso.
Ho creduto ai miei sogni.
Nulla poteva mutare la mia opinione,
finchè ho scoperto che cosa significano.
Nulla può salvarmi adesso.
“E tutti i miei giorni sono estasi,
e tutti i miei sogni notturni
sono dove i tuoi occhi scuri brillano
e dove il rumore dei tuoi passi luccica
in quali eteree danze,
con quali eterne correnti”.

EDGAR ALLAN POE

Anno Domini MCMXLVII

Avete finito di battere i tamburi
a cadenza di morte su tutti gli orizzonti
dietro le bare strette alle bandiere,
di rendere piaghe e lacrime a pietà
nelle città distrutte, rovina su rovina.
E più nessuno grida: «Mio Dio,
perché m’hai lasciato?» E non scorre più latte
né sangue dal petto forato. E ora
che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,
lasciateci un giorno senz’armi sopra l’erba
al rumore dell’acqua in movimento,
delle foglie di canna fresche tra i capelli,
mentre abbracciamo la donna che ci ama.
Che non suoni di colpo avanti notte
l’ora del coprifuoco. Un giorno, un solo
giorno per noi, o padroni della terra,
prima che rulli ancora l’aria e il ferro
e una scheggia ci bruci in piena fronte.

SALVATORE QUASIMODO

Traversata notturna

Lo sciabordìo del mare
scandisce i nostri pensieri,

il vento li trasforma
in sussurri senza parole.

I tuoi occhi mi vedono al buio
le mie mani ti sentono senza toccarti.

Tutto è perfetto
e scivola via senza fare rumore.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on marzo 27, 2012 at 07:08  Comments (6)  
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Aspettavo le rane

 
Stavo ferma: aspettavo le rane.
Ai piedi del salice fra le sue radici
c’era in certe stagioni una pozza d’acqua.
Mi sedevo o il più delle volte stavo accucciata
come poi ho visto in video fare alle persone africane
le donne mentre fanno i lavori o altri elementi
di popoli “primitivi”, come fanno a volte i bambini.
Stavo lì fra la terra un po’ polverosa,
oltre il confine dell’erba, e gli andamenti contorti
e misteriosi dei legni delle radici
che si allungavano si immergevano nella terra
e qua e là riaffioravano.
Osservavo il pelo liscio dell’acqua
Sapevo che ogni rumore ogni minimo
movimento le avrebbe messe in allarme.
Rimanevo immobile.

azzurrabianca