Io non poeta

La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o, dentro l’anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
per incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra, cielo…
nuovi universi, lune, stelle e soli…

Non scriverò d’omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, col sole alto di già,
mentre a registro il ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece… in una man conto le ore.

Aurelio Zucchi

Ritorno nell’anima

Pareti di stanze vuote e disadorne
dove eco di voci ancor si propaga,
luce che filtra da finestre socchiuse,
rumori di emozioni che restano fuori.

Ora come non mai odo i miei passi
in questo strano silenzio che pare
di esistenza conclusa senza ragione.

È come se il tempo si fosse fermato
dopo esser fuggito verso altra vita,
come se stanco fui di veder me stesso,
la mia ombra sempre uguale.

Accarezzo ora quelle bianche orme
sulle pareti graffiate, tracce di foto,
quadri di paesaggi vissuti, immagini
disperse di poesia che a fatica ricordo.

Bianco disegno di un mobile antico,
lì c’era il mio cuore, rifugio segreto
dei miei pensieri che lasciai e persi
lasciandoli morire d’abbandono

Colori sbiaditi di un tempo sereno,
per sempre perduto ed ora rimpianto,
rimorso per non aver capito e preso
quel che quel tempo mi aveva donato.

Vedo ora la mia ombra farsi più lunga
nel sole che impietoso su di me tramonta,
sfioro invano quel che non è più, scorre
piatta e senza pieghe sulle pareti vuote.

Esco tristemente da quella casa antica
che fu l’anima mia più bella.
l’ombra mia si contorce in giochi deformi
prima di darsi alla notte che rapida avanza.

Mi troverà in quest’anima di dolore colma,
piena di illusioni e di colpe che sono crepe,
piena di pesanti incertezze senza luce.

Claudio Pompi

Veglia

 
Teatro triste una notte
ma non per lui che fu tutto vero
Già sapevo la notte da passare, ma
non immaginavo l’orrendo travaglio
di  chi dovevo sostenere, nell’oltrepassare.
I miei occhi vedevano quella
non più umana persona,
trasfigurata dalla morsa del male
Mi chiedevo  perché…
perché…oh Signore?
abbi pietà di lui!
Lo sguardo muto, sgorgava lacrime a fiumi
il suo corpo, senza  padronanza giaceva
nel letto, dimenandosi come una bestia in gabbia.
Emetteva  rumori, gesti involontari
lamenti, gemeva, e urli d’impotenza.
Io capivo la sua atroce paura.
Atroce sofferenza e nulla io potevo,
solo consolarlo con lo sguardo mio
trasparente di dolore per lui.
Nello strazio continuo, l’anima sua
si ribellava  alla morte, lottava con lei
chiedeva  ancora  clemenza.
Insisteva a barattare la morte per la vita
ma la morte non si corrompeva
la percepivo anche io, la vedevo, era lì.
Aspettava, mi incitava ad andare
 per non assistere al banchetto tetro.
Allora capii… nulla più potevo!
Mi rifugiai nelle preghiere
lunghi Padre Nostro e Ave Maria
lunghi Eterno Riposo.
Furono di sostegno entrambi;
alla fine di quella notte amara
arresa, l’anima lasciò il corpo, non più suo.
Io, compito ingrato
ricordo indelebile abbandonai
vuota quella notte di dolore.   

Rosy Giglio

Davvero non si cresce mai

Giorno dopo giorno chiesi a Dio
i sogni che mi aveva destinato,
i rumori del mio fiato d’uomo
e le rose da donare a una lei.

Giorno dopo giorno chiesi a Dio
quanto tempo c’era da aspettare
per smetterla coi pantaloni corti
e coi sorrisi larghi da bambino.

Lo supplicai di accorciare i tempi,
di farmi specchiare grande e bello,
vestito col vestito di mio padre
e la cravatta a pois di mio fratello.

Lui non mi rispose, assente…
E dire che Lo pregavo tanto…
la sera, al bacio di mia madre
e la mattina, al bacio di mia madre.

Dunque, son due le cose, mi dissi:
o Quello è sordo e non ci credo,
o sono forse io e forse è vero
che più non seguo i passi della vita.

Davvero non si cresce mai?
Oggi che la mia barba é svelta,
che ogni giorno sono di rasoio,
ripenso ai balocchi che non ebbi.

Aurelio Zucchi

Come ogni sera…

Come ogni sera la tristezza è giunta inesorabile.
Senza motivo apparente le paure bruciano,
esplodono, ingigantiscono le ombre
e diventano invincibili nell’interminabile notte
dove i rumori d’amore che non si dimenticano
non trovano ristoro nel sonno.
Sonno che porterebbe a sognarti
come guscio caldo dove trovare rifugio,
con la musica del mare a scandire l’immenso
e profondo respiro del tempo
dove l’ombra si fonde con la luce
e danza sulla seta del cuore con dolce nostalgia.
Patrizia Mezzogori

Visioni asimmetriche

 
 
Un altro giorno di baldoria
dentro questa botte ferrata di pensieri giulivi
dove un violino disaccordato
dimenticava le sue passioni d’amore.
.
Intorno nuvole d’allegoria
si muovevano annichilite da voli di gabbiani
in festa per una barca di gomma piuma
che rifiutava l’acqua del mare.
.
Giovani musulmani in preghiera,
avvinghiati a pietre sconosciute,
sorridevano abbracciando ombre di speranza,
confuse da una pietà senza lacrime.
.
Il grande capo di questa immensità
ordinava a tutti di coprirsi di polvere bagnata
Muti i lamenti, lontani i dolori,
gli occhi socchiusi per tanto splendore.
.
I treni viaggiavano senza fili elettrici
e le rotaie erano scie di fuoco
dove la fede umana moriva in anfratti profondi
di felicità, sposata all’eterno desiderio.
.
Chi guidava i treni super veloci  e trasparenti
guidava anche il mondo che in quest’era post-moderna
andava al rovescio, oltrepassando tutti i muri
fatti  di bugie e i cantastorie erano contenti.
.
Non c’erano fiori perché la cenere
ridondava le sponde della bellezza, consunta
da mani di granchio che graffiavano
i figli appena nati da questa terra martoriata.
.
Gli alberi invece crescevano a dismisura,
sfidando gli aeroplani e i raggi del sole,
abbattuti all’ora del tramonto
da rivoli quieti di una luna stanca.
.
La botte ferrata era sempre piena
Ora rotolava tra sentieri di formiche operose,
schiacciando pietre del tempo futuro,
riflesse nella pioggia benefica di primavera.
.
E gli uomini offesi da rumori strazianti
dormivano, supini, con la meraviglia
che annunciava loro altri giorni di festa
senza bandiere e proclami.

Gavino Puggioni

Ndr: questa poesia, inedita, ha avuto una significativa menzione, con pubblicazione in antologia, al XXVII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2011, di Reggio Calabria

Il tuo canto limpido

Rumori di fondo
Parole stonate
Il cicaleccio
di comari annoiate!

Rumori gracchianti
Suoni mai sintonizzati
Come dileggio
di ragazzi sguaiati!

Rumori molesti
Versi mal fatti
Io rumoreggio
con mille volti distratti!

Solo la tua voce
all’orecchio mio invia
un canto limpido
che al cuore giunge melodia!

Anna Maria Guerrieri

Published in: on dicembre 3, 2011 at 06:56  Comments (3)  
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Una mattina a Monte Sole

 
Vi ho guardate dormire
come prese da morte
nella stanza un sonno
disteso e immobile
a prendere tutto lo spazio
nei vostri corpi poggiati
sui letti scomposti bocconi
non vi vedevo i volti.
Nella luce fioca del mattino
filtrata dalla tenda
nulla di sospeso
tutto pareva irrimediabilmente
definito e statico.
Solo il suono ritmato
del sonno di Giulia
era nell’aria chiusa
segnale di vita.
Ho disceso adagio i gradini
un grillo accanto alla doccia
le gocce fresche sulla pelle
hanno tolto quella frase d’angoscia
sono entrata in silenzio in cucina
alla finestra aperta
ho raccolto le tazze sporche
preparato il caffè
piccoli rumori quotidiani
gesti spesso vissuti
con noia fastidio indifferenza
ora densi di senso
ricomponevano il mondo
per voi tutti e tutte che dormivate
e vi sareste svegliate
E’ lì che è arrivata tua madre

azzurrabianca

Vecchio frac

E’ giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l’insegna
di quell’ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose,
un’ultima carrozza
cigolando se ne va.

Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
solo va un’uomo in frac.

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell’occhiello
e sul candido gilet
un papillon,
un papillon di seta blu
Lui cammina lentamente
con incedere elegante
ha l’aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove va
chi mai sarà
quel’uomo in frac.

bonne nuite bonne nuite
bonne nuite bonne nuite

Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va.

E’ giunta ormai l’aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco
tutta quanta la città
la luna s’è incantata
sorpresa ed impallidita
pian piano
scolorandosi nel cielo sparirà
sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca
galleggiando se ne van
un cilindro
un fiore e un frac.

Galleggiando dolcemente
e lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se ne va
chi mai sarà, chi mai sarà
quell’uomo in frac.

Adieu adieu adieu adieu
addio al mondo
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un’attimo d’amore
che mai più ritornerà.

DOMENICO MODUGNO

Gatti innamorati

Miagolano i gatti
amore al vento
sotto gli alberi e sulle terrazze.
Una musica straziante e lamentosa
si diffonde nell’aria
luminosa e fredda di Febbraio.
Non abbaiano i cani
quasi spauriti
dai pianti amorosi
degli ancestrali nemici,
e sono in ascolto
meno nervosi e più mansueti,
anche se passa uno sconosciuto.
Intanto indaffarata prosegue
la vita dell’uomo:
rumori di macchine,
canzoni alla radio,
un bambino che piange,
porte che sbattono.

Ora tacciono i gatti innamorati.
Al crepuscolo si risveglierà
l’istinto primordiale della vita
e i lamenti si faranno più alti.
Sarà la notte pietosa
a chiudere il loro concerto.

Nino Silenzi