Metaforizzando…a far la vita meno amara

Quanti scivoloni
ancora
prima di risalire
il gesto benedetto?

Il segno della croce
per tenersi a galla
stroppia il canoro
all’eco
che mi ritorna sordo.

Saggio colui che non pesa
l’occhio di una triglia
in ruota posticcia ruba
la scena madre
al pavone su di turno.

Allora meglio pesce
un pesce nel barile
addizionando cane
per non essere sardina

e prendere la vita
di cicala
che se riesce giuro
f(r)inisco che mi sdoppio.

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:33  Comments (5)  
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Solo feroce odio

Nel mio viaggio sul mondo,
lungo e periglioso, sempre
pace ho cercato, miei fratelli,
di terre in terre, ma dovunque
negletto e sconsolato, solo
feroce odio vi ho trovato,
accanite guerre, infinito lutto,
dappertutto Cristo è, più
e più volte, riconfitto in croce.

Ed ecco il mondo che si spezza
in due: il vostro mondo e il mio.

Si spezzano orizzonti, albe,
tramonti, ingombrano aria vuota,
simili a raggi di ruota fracassata.
O come specchio rottospezzato
di cui i frammenti son volti
a contrario lato, per non rifletter
tale immane scempio.

Paolo Santangelo

Su d’un eremo volare

 
Sto pensando di mollare,
e su d’un eremo volare.
Porterò poco, o niente,
d’ogni cosa,
del sistema che m’imbriglia,
e che l’una all’altra s’assomiglia.
Voglio dire…basta al mondo,
che mi prende per il fondo,
in una corsa in girotondo…
e non s’arriva mai al traguardo,
come il criceto sulla ruota
nella gabbia
E da lassù …
griderò ad alta voce,
di non esser così voraci…
nel rincorrer le chimere,
ma ricordarsi d’anteporre…
sempre il proprio essere…
anziché il proprio avere  

Ciro Germano

Published in: on maggio 28, 2011 at 07:11  Comments (6)  
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Aprile


Giungi
nell’irreale aura
addolcente
e pavone
mostri la ruota
piume verdi-azzurre.
Cavalcano
nubi nere
in cieli pervinca
tra squarci taglienti
di sole.
Lieve
rumore di pioggia
carezzevole
sul tremulo ciliegio
d’organza
sui merli di raso
danzanti
sull’umile pratolina
dalle labbra rosate.

Graziella Cappelli

Published in: on aprile 18, 2011 at 07:31  Comments (9)  
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Candle in the Wind

ceracandelagrande

Goodbye Norma Jean
Though I never knew you at all
You had the grace to hold yourself
While those around you crawled
They crawled out of the woodwork
And they whispered into your brain
They set you on the treadmill
And they made you change your name

And it seems to me you lived your life
Like a candle in the wind
Never knowing who to cling to
When the rain set in
And I would have liked to have known you
But I was just a kid
Your candle burned out long before
Your legend ever did

Loneliness was tough
The toughest role you ever played
Hollywood created a superstar
And pain was the price you paid
Even when you died
Oh the press still hounded you
All the papers had to say
Was that Marilyn was found in the nude

Goodbye Norma Jean
From the young man in the 22nd row
Who sees you as something as more than sexual
More than just our Marilyn Monroe

§

Addio Norma Jean
anche se non ti ho mai nemmeno conosciuta
avevi il decoro di rimanere te stessa
mentre quelli intorno a te strisciavano
strisciavano fuori allo scoperto
per sussurrarti nel cervello
ti hanno sbattuta sulla ruota di un mulino
e ti hanno fatto cambiare nome

e a me sembra che tu abbia vissuto la tua vita
come una candela al vento
che non sapeva mai a chi aggrapparsi
quando cominciava a piovere
e avrei voluto conoscerti
ma ero solo un bambino
la tua candela si è spenta molto prima
di quanto non abbia mai fatto la tua leggenda

la solitudine era dura da sopportare
il ruolo più difficile che tu abbia mai recitato
Hollywood aveva creato una superstar
e il dolore è il prezzo che hai pagato
persino alla tua scomparsa
la stampa ancora ti tormentava
tutti i giornali hanno dovuto scrivere
era Marilyn quella trovata nuda

addio Norma Jean
dal ragazzo della ventiduesima
che vede in te qualcosa in più della sensualità
più della nostra Marilyn Monroe

ELTON JOHN

L’amplesso delle aquile

THE DALLIANCE OF THE EAGLES

Skirting the river road, (my forenoon walk, my rest,)

Skyward in air a sudden muffled sound, the dalliance of the eagles,

The rushing amorous contact high in space together,

The clinching interlocking claws, a living, fierce, gyrating wheel,

Four beating wings, two beaks, a swirling mass tight grappling,

In tumbling turning clustering loops, straight downward falling,

Till o’er the river pois’d, the twain yet one, a moment’s lull,

A motionless still balance in the air, then parting, talons loosing,

Upward again on slow-firm pinions slanting, their separate diverse flight,

She hers, he his, pursuing.

§

Lungo la strada che costeggia il fiume (mia pomeridiana passeggiata, mio ristoro),
alto nell’aria, improvviso, un rumore smorzato, due aquile in amore,
l’impetuoso avido contatto, l’unione alta nello spazio,
artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota selvaggia, viva, turbinante,
quattro ali che battono, due becchi, una massa vorticosa strettamente avvinghiata,
che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù a precipizio,
finchè sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un istante,
un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco, gli artigli che si sciolgono,
le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i loro voli diversi, separati,
lei il suo, lui il suo, seguendo.

WALT WHITMAN

Cigola la carrucola del pozzo

Cigola la carrucola del pozzo,
l’acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride.
Accosto il volto ad evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro…
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all’atro fondo,
visione, una distanza ci divide.

EUGENIO MONTALE

Il tango

EL TANGO

¿Dónde estarán  ?

pregunta la elegía
de quienes ya no son, como si hubiera
una región en que el Ayer pudiera
ser el Hoy, el Aún y el Todavía.

¿Dónde estará (repito) el malevaje
que fundó en polvorientos callejones
de tierra o en perdidas poblaciones
la secta del cuchillo y del coraje?

¿Dónde estarán aquellos que pasaron,
dejando a la epopeya un episodio,
una fábula al tiempo, y que sin odio,
lucro o pasión de amor se acuchillaron?

Los busco en su legenda, en la postrera
brasa que, a modo de una vaga rosa,
guarda algo de esa chusma valerosa
de los Corrales y de Balvanera.

¿Qué oscuros callejones o qué yermo
del otro mundo habitará la dura
sombra de aquel que era una sombra oscura,
Muraña, ese cuchillo de Palermo?

¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos
se apiaden) que en un puente de la vía,
mató a su hermano el Ñato, que debía
más muertes que él, y así igualó los tantos?

Una mitología de puñales
lentamente se anula en el olvido;
una canción de gesta se ha perdido
en sórdidas noticias policiales.

Hay otra brasa, otra candente rosa
de la ceniza que los guarda enteros;
ahí están los soberbios cuchilleros
y el peso de la daga silenciosa.

Aunque la daga hostil o esa otra daga,
el tiempo, los perdieron en el fango,
hoy, más allá del tiempo y de la aciaga
muerte, esos muertos viven en el tango.

En la música están, en el cordaje
de la terca guitarra trabajosa,
que trama en la milonga venturosa
la fiesta y la inocencia del coraje.

Gira en el hueco la amarilla rueda
de caballos y leones, y oigo el eco
de esos tangos de Arolas y de Greco
que yo he visto bailar en la vereda,

en un instante que hoy emerge aislado,
sin antes ni después, contra el olvido,
y que tiene el sabor de lo perdido,
de lo perdido y lo recuperado.

En los acordes hay antiguas cosas:
el otro patio y la entrevista parra.
(Detrás de las paredes recelosas
el Sur guarda un puñal y una guitarra).

Esa ráfaga, el tango, esa diablura,
los atareados años desafía;
hecho de polvo y tiempo, el hombre dura
menos que la liviana melodía,

que sólo es tiempo. El tango crea un turbio
pasado irreal que de algùn modo es cierto,
el recuerdo imposible de haber muerto
peleando, en una esquina del suburbio.

§

Dove saranno? Chiede l’elegia
di quelli che oramai non sono più,
come esistesse un luogo dove l’Ieri
possa esser l’Oggi, l’esser Ancora, il Sempre.

Dove sarà (ripeto) la teppaglia
che in polverosi vicoli sterrati
o in perduti villaggi istituì
la setta del coltello e del coraggio?

Dove saranno quelli che passarono
lasciando all’epopea un episodio,
una favola al tempo, e si affrontarono
al coltello, senz’odio o ardore o lucro?

Nella leggenda li cerco, nell’ultima
brace che serba, come vaga rosa,
qualcosa dell’intrepida canaglia
che stava a Balvanera o ai Corrales.

Quale deserto, quali oscuri vicoli
dell’altro mondo abiterà la dura
ombra di chi era già un’ombra oscura,
di Muraña, coltello di Palermo?

E quel fatale Iberra (i santi ne abbiano
pietà) che su di un ponte uccise il Ñato,
suo fratello, che morti ne doveva
più di lui, e così furono pari?

Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla nell’oblio;
una canzon di gesta è andata persa
in sordide notizie poliziesche.

C’è un’altra brace, un’altra ardente rosa
di quella cenere che li conserva;
lì sta la gente altera del coltello,
lì il peso della daga silenziosa.

Benché la daga ostile o l’altra daga,
il tempo, li dissolsero nel fango,
oggi, al di là del tempo e dell’infausta
morte, quei morti vivono nel tango.

Vivono nelle corde e nella musica
della tenace chitarra operosa
che concerta in milonghe fortunate
la festa e l’innocenza del coraggio.

Gira la gialla ruota della giostra
di cavalli e leoni e mi raggiunge
l’eco dei tanghi di Greco e di Arolas
che vidi un tempo danzare per strada,

in un istante che affiora isolato,
senza prima né poi, contro l’oblio,
e ha il sapore di quel che abbiamo perso,
che abbiamo perso e a un tratto ritrovato.

Vi sono cose antiche in quegli accordi,
la pergola intravista, l’altro patio.
(Dietro, i suoi muri sospettosi il sud
ha in serbo una chitarra e un pugnale).

Quest’incantesimo, questa ventata,
il tango, sfida gli anni affaccendati;
di polvere e di tempo, l’uomo dura
meno della leggera melodia,

che è solo tempo. Il tango crea un torbido
passato ch’è irreale e in parte vero,
un assurdo ricordo d’esser morto
in duello, a un cantone del sobborgo.

JORGE LUIS BORGES

Morte per acqua

DEATH BY WATER

Phlebas the Phoenician, a fortnight dead,

Forgot the cry of gulls, and the deep seas swell

And the profit and loss.

A current under sea

Picked his bones in whispers.

As he rose and fell

He passed the stages of his age and youth

Entering the whirlpool.

Gentile or Jew

O you who turn the wheel and look to windward

Consider Phlebas,

who was once handsome and tall as you.

§

Fleba il fenicio,
morto da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani,
e il flutto profondo del mare
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri.
Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità
e della gioventù
entrando nei gorghi.
Gentile o Giudeo
o tu che volgi la ruota
e guardi nella direzione del vento
pensa a Fleba,
che un tempo è stato bello
e ben fatto al pari di te.

THOMAS STEARNS ELIOT

Incoscienza

Mi diverto
a giudicare,
guardarti correre
e fermarti
stordito
con l’illusione che
sia davvero
il mondo a girare
mentre è solo
una ruota
nella tua gabbia.
Mi diverto
a disprezzarti,
ma se avessi
la forza
d’uscire da me
capirei la mia illusione
di libertà
vedendomi sporgere
lo sguardo
oltre le mie sbarre
in questa trappola
che ho chiuso felice
senza possederne
la chiave.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 20, 2010 at 07:28  Comments (3)  
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