Flower is not a Flower

se il boccio non può fiorire
ma chi lo può dire?

Né tu, né io
solo l’oblio.
Neppure la saggezza degli amici
perché ogni gemma ha la sua linfa
che dove inizia e dove corre non sa.

Non confido nel cielo
perchè in un attimo può gelare le gemme
con una brinata di aprile.

Allora ogni tanto spero
e non spero
tendo con l’animo verso quel bene futuro
pesca settembrina
o rosa canina.

Cristiana Calonaci

Published in: on giugno 10, 2012 at 07:08  Comments (3)  
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La città degli addii

 
Ha così vissuto, amore,
la strada
con la sua lucerna.
.
La via è senza posa.
.
Da una finestra aperta
un pianoforte
sgomitola – gatti
poi quasi nel vento
il racconto
di questa sera.
.
Qualcuno dorme,
ma parla il silenzio
e i miei occhi
che non dormono
che gelano
una fredda meravigliosa saggezza
su questa città
con i suoi addii
dove s’è fatto un sole
dove tu dormi, e soffia.
.
Dove soffia un incendio,
la città.
La strada.
L’immenso.

Antonio Blunda

Antico borgo

Arroccato sopra un colle
Maestoso appari
Cinto da massicce mura antiche
Incorporate nella roccia
Celato in parte tra sempreverdi
E alberi in fiore
Ti riveli al mondo
Attraverso una stretta via
come un serpente ti avvolge
ti protegge dalle folle curiose
bramosi di calpestare
il tuo suolo senza tempo.
Esplorare cunicoli
assaporare il passato
rivivere epoche lontane
anch’io come loro ti voglio toccare
accarezzare quelle pietre
imprimere nella mente la storia
respirare l’aria di saggezza che ti circonda
vedere le bellezze più nascoste
far si che il mio sguardo sia sazio
così la mente e il cuore

Gianna Faraon

Conflitti

L’apparenza scorteccia
momenti ormai consumati
a far breccia
su barricate di pensieri.

Biechi sguardi
al modo di guerrieri
dell’intelletto
muovon l’accuse
a raggirar colpe
e la saggezza
si ammira incerta.

Pierluigi Ciolini

Published in: on gennaio 31, 2012 at 07:23  Comments (6)  
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Del prode Cecco l’acerba vertù

 

(n.d.r.  Il brano, un vero e proprio saggio di virtuosismo poetico con citazioni e riferimenti anche d’attualità,  prende ispirazione/pretesto dal IV Capitolo de “L’Acerba”, opera principale di Cecco d’Ascoli -Francesco Stabili-, poeta ed intellettuale del ‘300 finito al rogo per le sue tesi eretiche)

 
Del IV la vertute (1) l’altro iorno
Colpimmi e a meco averla l’impio male
I’ vuolsi allontanarlo da l’intorno:
Tentai di spaventarlo col sonetto,
Lo metro che mi vien più naturale,
Ma invece la terzina viense a getto.
.
Da vero vertüoso e grande vate
A la beltate femmena i’ m’affida,
Ofrendole di rose e di patate:
Poi pria che ‘l pomo giù da’ tralci preso,
Pria che niun sangui e niun venga suicida,
Nobilitata l’alma, un cero è acceso!
.
Li celi donqua pien di leggerezza
Immo mirando ‘l ben che non si sface,
Ché la vertute è madre di saggezza:
Como l’Ulivo ch’à limpiezza soa,
E ‘l grido popolare non si tace
Ne l’Urbe nazionale mea e toa.
Convene allor che i trami sien diritti,
Sì che in padella zòmpin… pesci fritti!

(1) Leggendo il IV cap.lo di Acerba di Cecco d’Ascoli Stabili, Ancarano 1269/Firenze 1327 arso per eresia, poema in sesta rima incompiuto all’inizio del V cap.lo, notai che era ripetuta sette volte la parola “vertù/vertute/virtù”. Con povere ricerche scoprii che, nei secoli, anche alcuni fìlosofi avevano parlato di virtù e dintorni fra loro e fra gli altri: 1 Socrate, Atene, 470/399 a.C.; 2 Platone, Atene, 427/347 a.C.; 3 Aristotele, Stagira, 384/322 a.c.; 4 Zenone di Cizio (Cipro), 333/263 a.c. ideatore dello Stoicismo nel 300 ad Atene; 5 Machiavelli Niccolò, Firenze, 1469/1527; 6 Bruno Giordano, Nola 1548, arso al rogo in Roma 1600; 7 Galilei Galileo, Pisa, 1564/1642; 8 Campanella Tommaso, Stilo RC, 1568/1639; 9 Hobbes Thomas, Malmesbury, 1588/1679; l0 Cartesio/René Descartes, La Haye Touraine, 1596/1650; 11 Vico Giambattista, Na­poli, 1668/1744; 12 Shaftesbury Anthony Ashley Cooper, Londra 1671/1713; 13 Montesquieu Charles-Louis de Secondat di La Brède, Bordeaux, 1689/1755; 14 Hutcheson Francis, Drumalig, 1694/1746; 15 Hume David, Edimburg 1711/76; 16 Smith Adam, Kirkcaldy, 1723/90; 17 Kant Immanuel, Königsberg/Kaliningrad, 1724/1804; 18 Hegel Georg Wilhelm , Stoccarda, 1770/1831; 19 Feuerbach Ludwig, Landshut, Baviera, 1804/72; 20 Bauer Bruno, Eisenberg, Sassonia-­Altenburg, 1809/82; 21 Spaventa Bertrando, Bomba CH, 1817/83; 22 Marx Karl, Treviri, 1818/83 e 23 Engels Friederich, Barmen, Wuppertal, 1820/95: “i due del Manifesto del Partito Comunista (1848)”; 24 Labriola Antonio, Cassino, 1843/1904; 25 Husserl Edmund, Prossnitz, Moravia, 1859/1938; 26 Croce Benedetto, Pescassèroli AQ, 1866/1952; 27 Gentile Giovanni, Castelvetrano TP, 1875/1944; 28 Heidegger Martin, Messkirch, Baden-Wiirtemberg, 1889/1976; 29 Gramsci Antonio, Ales CA, 1891/1937.

Sandro Sermenghi

Il cerchio che si chiude

Si parte da lontano
a ricercar certezze
e giostre paesane
a rivangare il poco
del sale della vita.

Vivere con il poco
non impedisce il riso,
le chiacchiere nel fuoco,
il senso delle cose
davanti al firmamento.

C’è poi il gioco d’amore
il prendersi e lasciarsi
la corsa nelle stelle
il sangue che ribolle
i sensi devastati.

Ci sono anche le vette
di chi non s’accontenta
mettendo a dura prova
un abito già pronto,
la sorte già assegnata.

Si sfrutta l’intelletto
come una pianta viva,
un ceppo rampicante
che tutto verde avvolge
per risalir le scale.

Si succhia dalla terra
il sale delle cose,
si beve conoscenza
per giunger alla saggezza
da cui s’era partiti.

Ma con le scarpe sporche
e suole consumate
per tante scale fatte
per soddisfar la voglia
d’illuminar cervello.

Lorenzo Poggi

La sensibilità

Molla così piccola
che muove le anime,
si inchina alla saggezza,
sorgente di lacrima gioiosa
o di tristezza.
Aperto lascia il cuore ad ogni vento
tiepido o di tempesta.
È lo scalpello di uno scultore
che all’inerte marmo
dona forme ed armonie.
Quella che fa percorrere,
tra tutte,
la più faticosa delle vie.
È colei che dei laceri panni altrui
si veste e a noi si mostra
di sofferenze adorna.
È lei che il cuor talvolta leggero
rende nel percepir quel momento
sereno che ad altri sfugge.
È quella di cui, stanchi,
liberarci vorremmo
come di occhi che troppo vedono
e in anime altrui scrutano.

Claudio Pompi

Tutti i libri del mondo

Alle Bücher dieser Welt
Bringen Dir kein Glück
Doch sie weisen Dich geheim
In Dich selbst zurück.

Dort ist alles, was Du brauchst,
Sonne, Stern und Mond,
Denn das Licht, danach Du fragst,
in Dir selber wohnt.

Weisheit, die Du lange gesucht
In den Bücherein,
Leuchtet jetzt aus jedem Blatt
Denn nun ist sie Dein!

§

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.
Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.
La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.

HERMANN  HESSE

Rimini

Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale

Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
dalla Santa Inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York

nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.

E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola

“Per un triste Re Cattolico – le dice –
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.

E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l’America
e poi guardarla con dolcezza

ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene “.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale

porta una lametta al collo
è vecchia di cent’anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso – dice –
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza

ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere”.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Vincent

Starry

starry night

paint your palette blue and grey

look out on a summer’s day

with eyes that know the

darkness in my soul.

Shadows on the hills

sketch the trees and the daffodils

catch the breeze and the winter chills

in colors on the snowy linen land.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they did not know how

perhaps they’ll listen now.

Starry

starry night

flaming flo’rs that brightly blaze

swirling clouds in violet haze reflect in

Vincent’s eyes of China blue.

Colors changing hue

morning fields of amber grain

weathered faces lined in pain

are soothed beneath the artist’s

loving hand.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

perhaps they’ll listen now.

For they could not love you

but still your love was true

and when no hope was left in sight on that starry

starry night.

You took your life

as lovers often do;

But I could have told you

Vincent

this world was never

meant for one

as beautiful as you.

Starry

starry night

portraits hung in empty halls

frameless heads on nameless walls

with eyes

that watch the world and can’t forget.

Like the stranger that you’ve met

the ragged men in ragged clothes

the silver thorn of bloddy rose

lie crushed and broken

on the virgin snow.

And now I think I know what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they’re not

list’ning still

perhaps they never will.

§

Notte stellata
dipingi la tua tavola di colori blu e grigio
osserva una giornata d’estate
con gli occhi di chi conosce l’oscurità della mia anima
dipingi ombre sulle colline
abbozza gli alberi e i giunchi
cattura la brezza e brividi invernali
nei colori della linea dell’orizzonte innevata

Ora capisco cosa hai cercato di dirmi
e quanto hai sofferto per la tua saggezza
e quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro non sapevano quanto
ma probabilmente ora starebbero a sentire

Notte stellata
fiori infuocati che brillano con luminosità
nuvole vorticose nella foschia scura
si riflettono negli occhi di Vincent blu come ceramiche
I colori cambiano tono
campi al mattino di grano ambrato
facce sopravvissute allineate nel dolore
sono mitigate sotto la mano amorevole dell’artista

loro possono non amarti
ma il loro amore era vero
e quando non c’è più nessuna speranza
in quella notte stellata
ti sei ripreso la tua vita come spesso fanno gli amanti
ma io potrei avertelo detto Vincent
questo mondo non è mai stato fatto per uno bello come te…

Notte stellata
i ritratti pendono sui muri vuoti
teste senza cornici su muri senza nome
con gli occhi che guardano il mondo e non dimenticano
come gli stranieri che hai incontrato
l’uomo logoro in abiti stracciati
la spina d’argento della sanguinosa rosa
che giace dopo essere stata strappata sulla neve virginea

ora credo di sapere
quanto hai sofferto per la tua saggezza
quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro ancora non ascoltano
e forse non ascolteranno mai

DON MCLEAN