Il paradiso non è qui

Amico mio il paradiso non è qui
qui c’è lavoro e sopravvivere si può
ma un’altra lingua un altro modo di pensare
se non ti abitui è anche facile morire
Il vino costa un occhio e poi non è un granché
le donne invece qui ci sono anche per te
ma son diverse dalle nostre lo vedrai
il lunedì non san nemmeno più chi sei
e veramente tue non sono state mai
Per questa gente noi siamo quelli del salame
e per cognome qui ci chiamano spaghetti
prima di noi c’è stata troppa gente infame
per cui son buoni solo ancora dei corretti
Un nostro amico si è sposato l’anno scorso
e da quel giorno è stato come averlo perso
sembra felice si è comprato anche la casa
e la domenica coltiva le sue rose
però talvolta ci saluta anche in inglese
Marì
Cos’ho fatto Marì?
io qui
E tu là!
Cos’ho fatto Marì?
Ho paura d’averti perso
scrivi per carità

LUCIO BATTISTI  E  MOGOL

Valigie

Voglio cantare tutte l’ore grigie
in questa solitudine pensosa
mentre raduno ogni mia vecchia cosa
a riempir le mie vecchie valigie.

Oh le valigie, le compagne buone
dei poveri viaggi in terza classe
vecchie, sfiancate, fatte con qualche asse
sottile e con la tela e col cartone.

Le camicie van qui da questa parte,
quaggiù ai colletti cerco di far posto,
lì le cravatte e qua, quasi nascosto,
un manoscritto, e ancora libri e carte.

Ecco il pacchetto della mamma. Odora
vagamente di cacio e di salame.
Già, se avessi in viaggio ancora fame.
E questo libro e un altro, un altro ancora.

Dove vado? Non so. Ma mi sovviene
d’averla pur desiderata questa
partenza come, il piccolo, la festa
che col serraglio e con la giostra viene.

Dove vado? Non so. Ma pare a me ch’io debba
vivere senza scopo, allo sbaraglio;
e a tratti con l’inutile bagaglio
partir per i paesi della nebbia…

MARINO MORETTI

Il ponte

Il tuo ombelico
è un lungo cavalcavia, di sera
di gambe appese al vuoto incipiente
è come un bus
fuori servizio mezza sabbiera
è il mio comò
la mia credenza pane e salame.
E poi, più in là
è una col cagnetto che passa
e lascia me, dopo un sorriso
e un pezzo da cinque, come qui
fossi lo zingarello infelice per la via
costretto a un’elemosina estorta
una magia
di portafogli a sbafo sottratti.
Ecco, tu, sei scene della vita vigliacca
e niente più
ma è tutto ciò che amo,
non chiedermi perché.

Massimo Botturi