Cervara

 
Cervara, quanto per questa altura andare è duro.
 
Quanto per questa altura andare è duro
coi sassi incatramati sotto i piedi
o sulla roccia ch’è allo stato puro,
 
che nell’andar di quando in quando cedi
e resti a prender fiato per la via.
Ma poi ti spinge quel che andando vedi
 
girando il viso a valle, e la magia
di tanto incanto sembra sollevarti
e ancora sali e segui l’armonia
 
del monte che su in cima sta a guardarti
nel lento tuo andare faticoso,
e allunga, par, la mano per tirarti.
 
Così che alfine, stanco ma gioioso
stai dove delle capre era il paese,
e il tempo passa…statico ed ozioso.
 
Cervara, di salite e di discese
scenario, e di roccia che t’abbraccia,
di case sotto il solleone accese,
 
o fredde da morir se il tempo ghiaccia,
vederti e amarti è per me un tutt’uno
e il mio stupore me lo leggi in faccia,
 
come anche puoi vederlo addosso a ognuno.

Armando Bettozzi

…sss Assisi

Assisi
: assurde situazioni
mistiche assenze esanimi
s’assopiscono
Assetati aspettano
smaniosi
silenziosi sensi
Stanchi si spengono
assecolati assensi…

Sussurro Assisi
: scoscesi sentimenti
si assottigliano

Esploro Assisi
: case cimase chiese

Respiro Assisi
: ressa sassi rosa

Ascolto Assisi
: sento solo essere
estese estasi
esuli coscienze

Assaporo assisi
: sesso secoli salite
Santi ossa assassinate

Silvano Conti

Hellas

In questa vergine luce sulla terra
qui, tra le rare salite
ho visto Rodi
i suoi roseti a tiro di mare;
i volti scuri, spaccati come creta che ha sete
delle donne
che scuotono le piante di olive
bocca chiusa,
che non le mangi il vento
ferendole alle stanze.
Ho visto la sua spada spaccare in due la Luna
come le angurie in campi senz’ombra
e in pezzi d’oro, costringere la noia dei tetti.
I cani ancora, dormiti intorno a case di pecora
lontano, la nuvola dei fritti del porto;
alcuni andare
su dita d’acqua dura e lasciva
il tuo tremore, nel metterci la mano
come si fa col pane
nell’ultimo bicchiere del padre
a fine sera.

Massimo Botturi

I miei giorni da occhi di cielo

Andavamo a cogliere
gli occhi di Maria
per avere una giornata tutta azzurra,
quel piccolo fiore fragile
come noi bambine d’ossa
e ginocchia sbucciate,
con quelle biciclette
regalate per la Cresima
lungo le salite della ferrovia
ché i treni sono stati la nostra vita
e i vagoni mezza casa.
Lungo le scarpate si andava a viole
con il sole in bocca
e marmellata sulle labbra,
un panino per non morir di fame
nell’età del misurarsi al muro.
Noi che siam state
le bambine beneducate
alzate di buonora
per la messa alla domenica
– con permesso, buonasera –
sulle dita piene di bugie
che non sapevamo tenere per un’ora
e ancora non conoscevamo
le ortiche degli anni a venire
ché noi avevamo solo pensieri di fiori,
il vento tra i capelli,
un vestito leggero per Pasqua
pareva confetto di rosa
e una fettina di cioccolato bicolore
di poca cosa.

barche di carta