Railroad

Le mani azzurre della corrente in aria
suonavano una cetra di fili tra i paesi.
Un attimo soltanto
e spariva anche la vita,
in bocca la saliva veniva come sale
le schiene dei compagni di lato
bisce nude.
E poi l’impercettibile tremare delle pietre
i grilli che tacevano
la voglia di scappare;
ma più feroce quella di caricare il petto
come una sveglia, o un gioco meccanico.
E partire
due tori con la fronte decisa
ad ogni cosa.

Massimo Botturi

Posso

Posso stare
qui accovacciata
in questa culla
fatta di braccia e
saliva
a leccar ferite
ad aspettare
l’osso
che forse non arriva
e carezze che
sembrano sfoglie
a non vedere
il gelo sulla terra
l’inedia nei volti
e l’occhio rosso
di impazienza
posso cullarmi
con le corde
del vento
e cantare
con la pancia
e i visceri
suoni
d’ eredità
sepolta.
Solo così mi sento
in terra innamorata.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 11, 2010 at 07:35  Comments (11)  
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Senza pace

Non trovi
nulla che illumini
pensieri
né carezze al ribes
o alla fragola quietano
arsura d’anima
le parole
ragazze che corrono e
s’acchiappano
tirandosi l’orlo del vestito
son per te
strali
muti di pece
e l’occhio
ignavo non vede
non sente
attorno spruzzi di vento.

Io non riesco a darti
quella pace
che avvolge dentro seta
molle di saliva
e solleva il cuore
oltre il muro.

Tinti Baldini

Published in: on settembre 9, 2010 at 07:34  Comments (7)  
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Uomini persi

Anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali le mani a cuscino,
ha avuto un letto bianco da scalare
e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto,
due piedi svelti e ballerini
a dare calci al mare
nell’ ultima estate da bambino,
piccole giostre con tanta luce
e poca gente e un giro soltanto.
Anche questi altri
strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore
portano la guerra,
sono tornati
con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie
del primo giorno di scuola,
raggi di sole che allungavano i colori
sugli ultimi giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa
senza balconi, due dita a pistola.
Anche quei pazzi
che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare,
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo
e il sonno fosse lieve,
hanno guardato l’aereoplano
e poi l’ imboccano e son rimasti così
senza inghiottire e nè sputare,
su una stradina e quattro case
in una palla di vetro
che a girarla viene giù la neve.
Anche questi cristi,
caduti giù senza nome e senza croci,
son stati marinai dietro gli occhiali
storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani,
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.
Quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine
e la peggiore delle vite,
hanno scambiato figurine e segreti
con uno più  grande,
ma prima doveva giurare,
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clacksonanti
del ritorno dalle gite
e un po’ di febbre nei capelli
ed una maglia che non vuole passare.
E i disperati che seminano bombe
tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere
come se fossero pupazzi,
seduti sui calcagni han rovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava,
le voci aspre delle madri
che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle,
dentro i cortili dei palazzi
e la famiglia a comprare
il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava.
Anche questi occhi,
fame di nascere per morir di fame,
si son passati un dito di saliva
sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone
in uno sciame
leggeri come stracci
e dove fanno a botte,
dov’è un papà che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.

CLAUDIO BAGLIONI  E  ANTONIO COGGIO


Rosso


Avevi labbra
viola e occhi
svuotati
mani gonfie
d’afferrrare a vuoto
e allora
con i fiori rossi
del geranio
leccati da saliva
e pianto
ti coprivo le labbra
e sbocciavi
un fiore.
Alla fine
mi sono bucata
con lo spillo
e con il sangue
ho ravvivato
pallore
e caldo
passava a te
e a me
e odore
quello che costeggia
la vita
quando va.

Tinti Baldini

Published in: on Mag 27, 2010 at 06:57  Comments (9)  
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Amore


C’era negli occhi
nei tuoi occhi di falco
sempre vigili e arditi
mai chiusi
neanche la notte
c’era oggi
un amore liquido
per quei ragazzi
che t’hanno preso il cuore
per Alma che t’ha rapito
i giorni
per i fogli scritti di saliva e sputo
per la mortadella al pistacchio
le corse sul Musinet
di notte come ladri
la panna montata alla mattina
il greco imparato per Lino
e la trigonometria per Poppi
le ore la notte ad aspettare
l’ansia del laboratorio sfrattato
l’esame non passato
i conti e le risate
lei con i palloncini sotto la neve
noi a cantare
Pierrot con la lacrima
sotto il  balcone
c’era tutto questo e poi ancora
quando hai smesso di vedere
e finalmente quegli occhi
occhi d’agnello
si sono
dolcemente chiusi.

Tinti Baldini

…La distanza più lunga.

Il cielo più sereno
non è quel cielo terso
freschissimo d’aprile,
ma quello assai diverso,
quello che ti consola
quando la sofferenza
straripa dai confini
della sua sentenza.

La montagna più alta
non è quella che credi:
è quella che sconfiggi
il giorno che tu ridi,
e
non è quel cupo abisso
il mare più profondo
ma è l’agape quieto
che fa luce nel fondo,
perché
la distanza più lunga,
me
l’ hai detto tu, Signore,
è quella che intercorre
tra la saliva e il cuore.

Silvano Conti

Published in: on febbraio 9, 2010 at 07:34  Comments (8)  
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