A Pontremoli con Anna

 

 
a Pontremoli con Anna
nella casa di nonna
.
chi ha ancora la casa di famiglia
e mi accoglie mi piglia
.
è un po’ la casa che sogno, ora mi accorgo
non è una fantasia ma un ricordo
.
nel sogno sono con mia sorella
invece ero con te Anna bella
.
ha lasciato un segno così profondo
quello stare assieme a tutto tondo
.
pittura o scultura eravamo artiste
ora a Londra che fai
hai una bambina che si chiama Viola
io qua sono un po’ triste
.
per il tempo che non vola
ma s’incrosta e resiste
.
i quadri di tutti i colori nella tua soffitta
era come quella di Paoli “La gatta”
.
tuo padre in viaggio jazz e Chagall
noi a Bologna nel salotto azzurro
tua madre in cucina ci faceva il te
.
Anna che sei a Londra, Anna bionda
.
Anna dagli occhi verdi
amiche per sempre, Anna che non ti perdi
non mi perdi
Anna col tuo compagno, e io… che sogno 

azzurrabianca

Che

 
…Ti dirò, stasera?
Non sarà voce sorgente,
se medito ora.
Mente a mente,
occhi negli occhi, noi
ciascuno mezzo mondo alle spalle,
ma non formare una sfera.
Forse fardelli  terreni pressanti,
lingue di fuoco, paletot pesanti.
Che ti dirò stasera?
Da mille anni, al canto del gallo,
tradisco l’orgoglio.
Ti penso.
Mille anni che inciampo il calvario,
ed ogni tuo sguardo
là, in cima m’incrocia.
.
Che ti dirò stasera,
se la mia lingua è spuntata
ed ogni tuo chiodo risorge?
Ti dirò che l’Estate
non è mai terminata
e la luna sui monti
sa ancora incantare;
che il gatto tuo appeso
nel quadro in salotto
lo sfamo a sorrisi e ricordi;
che parole stilettano,
dai tuoi fogli scrostati.
 
Che ti dirò, stasera?
racconterò venature
riarse dal sole,
o ciò, che davvero
irrora il mio cuore?
… Ti dirò stasera?

Flavio Zago

Prima discordanza

una scaglia di luce infissa in petto
miracoli da strada
pagare concessioni all’esistenza
con eloquenza minima
mussitazioni sottopelle
i precetti del tempo e le dimore
sui bordi della vita

siedo a ridosso delle conseguenze
impigliata nel quantum temporale
quasi una sconosciuta
trovata addormentata nel salotto
l’indomani del giorno della festa

Cristina Bove

Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Una città…

Una città che balla
al ritmo degli spari
ora vicini a volte lontani,

una città che scansa
i corpi a terra,
gira la faccia per stanchezza
più che per indifferenza.

Una città che pulisce il salotto
e mette i rifiuti sul balcone
sperando nella pioggia
o nel vento che spazzi via tutto,

una città che non dorme
se non sul dolore, fatta a pezzi
e mangiata poi digerita
o peggio vomitata
da bocche brillanti di falsità
e denti, tutti contenti.

Una città che balla
al ritmo di un urlo assordante:
infatti non si sente niente!

Maria Attanasio

Appena finirà di piovere

Oltre i vetri della mia finestra
il cielo sta esagerando un po’
e, quante volte gliel’ho detto,
non deve lui proporsi comprimario.
Appena finirà di piovere
farò entrare l’aria in questa stanza
e spegnerò la lampada in salotto
sul quale ho sonnecchiato sveglio.
Da parte lascerò la solitudine,
sopra il lavello la caffettiera vuota
e, fischiettando mezzo pomeriggio,
un libro, aperto al primo capoverso.
Dopo, scenderò nella mia strada
ad inchiodare nuovi riverberi di sole
e alzando gli occhi io lo saluterò.
Appena finirà di piovere…

Aurelio Zucchi

Premio “Poeta e scrittore dell’anno” (2008) alla VI Edizione del Premio Letterario Belmoro