Bisogna fare bene le cose a questo mondo

L’ultima volta che ho visto una cravatta
faceva il sangue amaro a mio padre.
Ultima fila
dove le sedie prendono a fare che gli pare
dove ormai l’eco delle preghiere ai morti
si mangia qualche sillaba e lacrima
e la luce, s’immagina di spingersi ben oltre la vetrata.

La sera prima amò le sue ascelle, a torso nudo
con lunghe saponate decise; poi i capelli
usciti indenni da molte guerre.
Tutto pronto
per salutare un’anima che aveva lavorato
almeno per tre quarti di vita.
I figli.
Il cane. La moglie ancora in buona salute.

Poi fu casa
la cena senza dire una cosa, la cravatta
soltanto di un millimetro lenta, in suo rispetto.
Bisogna fare bene le cose a questo mondo.

Massimo Botturi

Quale allegria

Quale allegria
se ti ho cercato per una vita senza trovarti
senza nemmeno avere la soddisfazione di averti
per vederti andare via

quale allegria,
se non riesco neanche più a immaginarti
senza sapere se strisciare se volare
insomma, non so più dove cercarti

quale allegria,
senza far finta di dormire
con la tua faccia sulla mia
saper invece che domani ciao come stai
una pacca sulla spalla e via…
quale allegria,

quale allegria,
cambiar faccia cento volte per far finta di essere un bambino
con un sorriso ospitale ridere cantare far casino
insomma far finta che sia sempre un carnevale…
Sempre un carnevale.

Senza allegria
uscire presto la mattina
la testa piena di pensieri
scansare macchine, giornali
tornare in fretta a casa
tanto oggi è come ieri

senza allegria
anche sui tram e gli aeroplani
o sopra un palco illuminato
fare un inchino a quelli che ti son davanti
e son in tanti e ti battono le mani.

Senza allegria
a letto insieme senza pace
senza più niente da inventare.
Esser costretti a farsi anche del male
per potersi con dolcezza perdonare
e continuare.

Con allegria
far finta che in fondo in tutto il mondo
c’è gente con gli stessi tuoi problemi
e poi fondare un circolo serale
per pazzi sprassolati e un poco scemi

facendo finta che la gara sia
arrivare in salute al gran finale.
Mentre è già pronto Andrea
con un bastone e cento denti
che ti chiede di pagare

per i suoi pasti mal mangiati
i sonni derubati i furti obbligati
per essere stato ucciso
quindici volte in fondo a un viale
per quindici anni la sera di Natale…

LUCIO DALLA

Questo è

sul margine d’inverno
alle pendici del ritorno
investe il suo contrarsi nelle brine
l’ultimo rosso d’acero
d’un soffio
ho voce screpolata se mi fermo
_________brucio di fiori in gola

nei titoli di coda
passano le ricette del dottore
dice che mai si muore di nottate
solo giornate intere
minano gravemente la salute.
è così che trascorro nei fossati
i muschi sensi
la dignità di stare
semplicemente _________ foglia

Cristina Bove

Andiamo avanti

 
Come va ?
Ma come vuoi che vada ?
I  problemi sono tanti…
la salute che non và,
il lavoro che non c’è,
l’inflazione galoppante,
il rincaro del petrolio,
i soldi sempre meno,
i figli adulti, ancora
nello stato di famiglia,
in attesa…
della prima occupazione,
e via discorrendo ….
il rapporto che non va ,
per completar la lista ,
e  non sono un pessimista…
ma solo un realista
Allora, suggerirei…
per evadere la domanda,
dal sopra detto…
effetto dirompente,
senza alcuna esitazione
e consentir cosi,
la sdrammatizzazione
di rispondere :
va  tutto bene…
anzi benissimo…
e, nel frattempo…
andiamo avanti

Ciro Germano

E non sai perché

Scoppia di salute
il mio cuore
marcia come un orologio
segnando il tempo
pompa a tutto spiano
il dovuto nutrimento
Questo mare paonazzo
che fa da giaciglio al sole…
Questa voglia di arrivare
che non sai perché…..
Quando la pelle del giorno scurisce
se volessi farti dispetto
porterei il mio sorriso altrove
mentre tu mi dici ancora
di aspettare…..
e non sai perchè

Anna Maria Guerrieri

Published in: on dicembre 9, 2010 at 07:16  Comments (2)  
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Ehi, della vita!

REPRESÈNTASE LA BREVEDAD DE LO QUE SE VIVE, Y CUÀN NADA PARECE LO QUE SE VIVIÒ

“¡Ah de la vida!”… ¿Nadie me responde?
¡Aquí de los antaños que he vivido!
La Fortuna mis tiempos ha mordido;
las Horas mi locura las esconde.

¡Que sin poder saber cómo ni a dónde
la salud y la edad se hayan huido!
Falta la vida, asiste lo vivido,
y no hay calamidad que no me ronde.

Ayer se fue; mañana no ha llegado;
hoy se está yendo sin parar un punto:
soy un fue, y un será, y un es cansado.

En el hoy y mañana y ayer, junto
pañales y mortaja, y he quedado
presentes sucesiones de difunto.

SI RAPPRESENTA LA BREVITÀ DI CIÒ CHE SI VIVE, E QUANTO APPARE NULLA CIÒ CHE SI È VISSUTO

“Ehi, della vita! Nessuno mi risponde?

Qui tutti gli anni passati che ho vissuto!

la fortuna ha addentato il mio tempo;

le ore le nasconde la mia pazzia.

Che io non possa sapere  come nè dove la salute e l’età siano fuggite!

Manca la vita, rimane il vissuto,

e non c’è calamità che non mi circondi.

Ieri fu, domani non è ancora giunto;

oggi se ne sta andando senza fermarsi un istante;

sono un fu, e un sarà, e un è stanco.

Nell’oggi e nel domani e ieri congiungo

pannolini e sudario, e son rimasto

eredità presente di defunto.

FRANCISCO DE QUEVEDO Y VILLEGAS

L’acqua in mano

I miei occhi nudi
abituano il mondo in un ovale,
lo schiacciano
e di tutte parole, solo una
rimane come un telo sugli orti:
commozione.

E allora, come quelli col legno biforcuto
ramingo ormai da giorni
alla cera di salute, a quella perfezione che sboccia
e che non dura.
Ma che contiene tutto il creato, e dice

– bene, vale la pena averla provata

trattenuta
anche soltanto a breve memoria.
L’acqua in mano.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 4, 2010 at 07:12  Comments (4)  
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Chi è questa che vèn

Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,

che fa tremar di chiaritate l’âre

e mena seco Amor, sì che parlare

null’omo pote, ma ciascun sospira?

O Deo, che sembra quando li occhi gira,

dical’ Amor, ch’i’ nol savria contare:

contanto d’umiltà donna mi pare,

ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ ira.

Non si poria contar la sua piagenza,

ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute,

e la beltate per sua dea la mostra.

Non fu sì alta già la mente nostra

e non si pose ‘n noi tanta salute,

che propiamente n’aviàn conoscenza.

GUIDO CAVALCANTI