Fiat

ritrovamento fossile dell’anima
annunciazione
portata in superficie per la resa
e invece di sorprendersi per molto camminare
è nel restare fermi che s’incide
la propria impronta

spiegare al cieco nato le misure prospettiche
al sordo l’armonia
al corpo l’insostanza
e scrivere la vita con gli steli
di fiori secchi

se non fosse l’inciampo nell’oscuro
della spietata luce
non avremmo contezza
non ci sarebbe fossa a pretenderci vivi
in odore di santità distorta

gli assassini del corpo hanno le aureole
porgono cieli tondi in cui specchiare il niente

ci vuol coraggio a immergersi nel buio
del proprio esistere

Cristina Bove

Fiori d’arancio

Come un preludio peccaminoso è marzo
la nudità che vuole l’artista,
il suo chimono,
fatto di luce e tempo sospeso.
In sponde opposte
è questo svilimento di arance a farci giorno
l’assenza delle onde
il labbro che si spacca: tributo passeggero
alla santità d’inverno.
Ci spiumano traversi dei fiocchi, a pieno viso
l’aridità del vento in pianura
muore l’erba, le mani nelle tasche
le isole felici.
Così procede, alterno a singhiozzi
il passo d’api
il fragile ricamo d’uccellagione insorta.
I vetri fanno mille e più crepe alla memoria
mille e più te riflessa
aggrappata alla mia schiena;
germogli che affamati succhiavano la vita.

Massimo Botturi

METTETEVI PER UN ISTANTE

Mettetevi per un istante nei sandali sporchi di polvere di un uomo che è morto su una croce per non rinnegare la sua predicazione. Un uomo che ha digiunato nel deserto e combattuto contro Satana, nato ebreo, circonciso e poi rinnegato dalla sua stessa gente che gli ha preferito il ladro Barabba. Un uomo che ha predicato il regno dei cieli riconoscendo l’autorità dell’invasore che occupava la sua terra. Un uomo che ha detto “Beati i poveri, i puri di spirito”, che non possedeva nient’altro di quello che indossava, che mangiava e beveva quello che gli offrivano, senza mai chiedere. Un uomo che ha avuto paura del peso che portava, che ha pregato e pianto prima di essere catturato, che ha rifiutato di essere difeso con le armi dai suoi uomini che pure si sarebbero fatti uccidere per difenderlo. Un uomo che ha sopportato torture, sputi, corone di spine, che ha temuto la morte pur essendo sicuro della sua stessa resurrezione. Un uomo morto com’era nato, nudo.

Vi chiedete mai se davvero il clero di oggi rappresenta con i suoi vestiti lussuosi e le croci d’oro, l’anello pastorale, proprietà immobiliari in tutto il mondo, rappresenta ancora quest’uomo?

Un uomo armato solo della sua fede nell’uomo che gli camminava accanto, del bambino che gli andava incontro, che accoglieva il ricco allo stesso modo in cui accoglieva il lebbroso, che sapeva dei vizi e delle virtù umane e perdonava, che alla regina ha preferito la puttana.

Un uomo così potrebbe tollerare lo spreco di risorse e vite umane delle guerre preventive, lo sputo all’immigrato, l’essere difeso da chi poi pratica il matrimonio celtico e battezza i figli con nomi di fiume, i matrimoni faraonici, le corna consumate in segreto, i tradimenti della politica, le beghe di palazzo? Potrebbe tollerare che nel suo nome siano state fatte crociate, conversioni imposte, o conquistate per fame? Potrebbe tollerare questa latente superbia che hanno coloro che si dicono cattolici e mai hanno letto qualche rigo del Vangelo?

Questi sapienti che sanno sempre da che parte stare, una religione che ha più santi che giorni sul calendario, che ha ammazzato e poi santificato parte dei suoi martiri? Pensate a quello che ha subito San Giovanni della Croce, o più di recente lo stesso padre Pio, poi divenuto Santo. Avrebbe sopportato l’odore acre dei corpi bruciati dall’Inquisizione chiamata Santa?

Ma dov’è l’amore per l’altro lanciato dal suo messaggio?

Mettetevi nei suoi sandali sporchi della sabbia del deserto, lasciate le scarpette rosse a chi ha il coraggio o la vanità di indossarle.

Ha ragione Don Mazzi, quando dice:”più Vangelo e meno croci”.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:10  Comments (1)  
Tags: , , , , , , ,