L’ostrica

 
L’ostrica, rivestita d’alga verdastra
satura di cementata sabbia
appare di sasso, opaca, mimetica
Ma la perlacea opalescenza
del suo cuore, cela

Danila Oppio

Published in: on giugno 10, 2012 at 07:44  Comments (8)  
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Si tace

E tutto si tace
ventre di Madre
accogli la vita e la doni;
poi accechi nel buio
l’occhio già chiuso da ore.
Dormiva un sonno di stelle,
di mare e di una nuova casa.
Hai rotto il silenzio beato,
lo squarcio del cielo
piovuto,
è pietra, è polvere, è sasso,

di un sogno zittito, di un nido fanciullo. 

Beatrice Zanini

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:35  Comments (3)  
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Tungsteno

ho smesso la capriola e il ciangottare
io sasso
non ho da offrire miele né riparo
a nessun uomo e a nessun dio
io sola
cuore subossidato
che non ho messo mai radici mai

sul dente di leone ha vinto il vento
su di me sarà fulmine e saetta
a scavare in un giorno apocalittico
la ragione del mondo

ora mi fa solletico il passaggio
della bufera piccola da tasca
io impavida
sfido me stessa ed ogni mio pensiero
e quanto
di mia bellezza fosse malachite
anche il pudore
di non offrirmi grumo infinitesimo
a chi mi ha regalato l’universo

Cristina Bove

La china

DIE HALDE

Neben mir lebst du, gleich mir:
als ein Stein
in der eingesunkenen Wange der Nacht.

O diese Halde, Geliebte,
wo wir pausenlos rollen,
wir Steine, von Rinnsal zu Rinnsal.
Runder von Mal zu Mal.
Ähnlicher. Fremder.

O dieses trunkene Aug,
das hier umherirrt wie wir
und uns zuweilen
staunend in eins anschaut.

§

Tu vivi presso di me, uguale a me:
come un sasso
nella guancia scavata della notte.

Oh questa china, amore,
dove senza posa, pei rigagnoli,
come sassi,
rotoliamo.
Più e più rotondi.
Più simili. Più estranei.

Oh quest’occhio ebbro,
che in questi stessi luoghi va errando
e su di noi insieme posa
talvolta lo sguardo
e si stupisce.

PAUL CELAN

Published in: on marzo 27, 2012 at 07:33  Comments (4)  
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Disonesto con me – e crudele

Come lo è il bambino che tortura la lucertola
Una risposta così maleducata
A me – che non ti avevo chiesto niente

In quel verde sporco non ho visto altro
Che la spensieratezza di quella cascata
Che tempo fa si riversava su di me…
Questa volta la sua spuma
Non si calmava nel solito specchio d’acqua

Ma spariva in una voragine così nera
Che l’avrei detta un tappeto di formiche
Per la sensazione che avevo sulla pelle –
Ora vedo che nulla si muove – perchè era il Vuoto:

Ero piena di aria nera – stagnante
Forse un po’ umida – e di un silenzio
Così profondo che le mie orecchie caotiche
Hanno preso a fischiare

Sei stato Disonesto con me – ed io
Non ti avevo chiesto niente
Volevo solo passare un altro po’ di tempo
In quel luogo scrosciante
Soltanto ascoltarlo – non volevo berne

Quando sedevo sul grande sasso
In riva a quel fresco lago
Ne sentivo il calore ed il Movimento nel profondo
E mi nutrivo di quella leggerezza…

Ma era solo uno splendido quadro
L’acqua fresca solo olio secco
Come anche la profondità di quel lago
Un quadro firmato «Disonestà»

Nicole Marchesin

Il tuo nome

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Quanto tempo umano son già vissuto, quanto ne vivrò

(Ovvero tiritèra in litanico elenco)

AMO.
 

Del puntino azzurro

La Terra

la   verde  erba,                                                                      

la flora con le rose

il  sasso

l’ acqua

I  libri  scritti

dagli  Altri,  

la fauna: gli animali.

Il   tramvai

con  chi  lo guida,            

il   viver  nuovo                                     

con   vetture                        

catalitiche,                       

il   supersonico,                   

l’ acceleratore                      

di   particelle

atomiche: progresso

non . . . autodistruggente 

 

Le   umane,                                

tradizioni:                                     

le   feste,                                                  

fiere   di   paese.

il   Natale,

con   il   suo

presepe,

alternarsi

assoggetto

di   stagioni,

l’ utopìa . . .

di   contraddizìoni.

                                                               

La   medicina,  nuova:

i  trapianti del  cuore,

e   d’ altro

de l’anatomìa,

per   vicinarsi

colui

che  non vuole

morire.

 

L’ affetto

la   speranza,

la letizia

d’ esser stato                               

creato,                               

la   vita

l’ illusione                             

ed   il   sogno,                      

le   passioni,                        

l’ amore

per   l’ amor.

LA   LUCE.

 

ODIO.
                                                     

Prima   della   Fine                                                                                                                                                                                          

e   combatto.

E  il  fuòco                                            

il   Male.

Il terrorismo.

Le   guerre,

e   tutti                                                                      

gli  altri                                       

elementi

per combattere.

 

Soprusi fatti

dagli  umani . . .                                 

in   ogniovunque

corrotti:

contro il male,

di  tutti  i  tempi,

donaci la Forza delle Forze,

Primo Creatore

e con il Bene

aiutaci a vincere

per la nostra Eternità

assorbiti da Te. In simbiòsi.

Paolo Santangelo

Tagli e dignità

Lei senza mani
corpo immobile
di sasso
pelle diafana
e occhi grandi
da cerbiatto
mani volanti e
e voce stanca ma
forte
usa la testa sempre
la strizza come un limone
assorbe come spugna
tutto e tutti
e sa
comprende
legge
vive
dell’altro
studia
senza posa
per la sua rivincita
e le rotelle le fanno
da arti amici
e al mattino
tra le compagne
di classe
aspetta
ma
l’elevatore
in bagno è rotto
il bidello adibito a lei
e assente
l’altra si rifiuta
compagne minorenni
non possono
l’insegnante
di sostegno
ha poche ore
e allora
lei
lascia libero
il corpo
e l’anima
………….
…………
poi sente
calda
la vergogna
dentro.

Tinti Baldini

Non ci sono più scuse

La strada è ferrata di suo,
non si gira mai indietro,
non mette le mani avanti,
procede spedita con valigie
di cartone fermo posta
nel giardino dei rimorsi.

Si sparge il sasso nello stagno
in cerchi sempre più sbiaditi
come ribelli all’intrusione,
come a ribadire il senso delle cose
ormai perso in algidi fiati di morte.

è il momento di tirar le somme
con l’inchiostro simpatico
marchiato a scomparsa
per non lasciare tracce
del nostro passaggio.

è anche il momento di stupirsi
di noi, di non credere possibile
rifugiarsi nella tana della volpe
senza pagare lo scotto.

E quindi inginocchiarsi
a piangere gli avvenimenti sperati
e luci di fondo a riscaldar l’ambiente.

Ci accompagniamo trascinando
lingue ad assaggiar torrenti.

Ma scrivere di lacrime non serve.

Lorenzo Poggi

Giardino di novembre

Conto i miei passi fin qui percorsi,
allo specchio conto le mie rughe
ancor leggere per mia sorte lieta.
Conto i miei pensieri che fuggono
per sottrarsi all’appello di una mente lenta.
Conto i nomi di chi a questa mente
Ha bussato oppure senza assenso
è entrato, di chi per sempre è fuggito.
Conto le foglie morte del mio albero dei sogni.
Ha rami scuri che braccia al cielo sembrano protese.
Verranno nuove foglie che forse non vedrò,
non le vedrò cadere ad una ad una.
Cammino nel giardino delle illusioni,
fiori che irroro di speranza anche se so
che vita breve avranno.
È grigio il cielo di malinconia velato,
capita in questi giorni di novembre
che sanno di rimembranze lontane,
uguali nel peso sulla memoria,
in questo giardino di vita e di morte si veste
per ricordarmi che il giorno,
le stagioni, gli anni anelli concentrici sono
nel lago della vita dove mano divina
gettò un sasso perché nascessero.

Claudio Pompi