Gennaio

sotterra l’anno morto,
spegne le luci di Natale
solleva in fretta il sole
dal fondo del solstizio…
Cade la neve
a fiocchi di speranza
copre gli aridi spogli
e poi conduce
progetti,
speranze,
promesse
di un anno migliore…
Prendi lo spunto
di questo primo passo
per seguire
un indirizzo buono,
conta una strada irta di scalini
per abbracciare il quadro
dove pullula il coro
di lacrime e soprusi,
grida una parola
contro il male …
forse tutti insieme
potremo riuscire
a spaventarlo.

Giuseppe Stracuzzi

Una canzone araba

vibrava sulle corde
della cesura intrisa
di silenzio affollato
di calpestio di passi,
presi il filo sottile
nelle mani
e mi lasciai condurre
verso la scaturigine
seduta
sugli scalini
a fondo dell’U-Bahn
dove sostano gocce di vapore
e gli odori pressanti
del ritrovo
che non conosce il sole…
era come una sorta di profumo
che penetrava il cuore
quella voce,
scandiva sulla pelle
nello scontro
di ombre e luci
un sobbalzo di brividi,
luminose fonti
incastonate
da una folta chioma
a mala pena ardivano
il tesoro
che si celava
dietro un velo di stracci,
e frettolosi accenti
senza occhi
le passavano accanto
indisturbati.

Giuseppe Stracuzzi

Diamoci del tu

Sorpassiamo
disagi della lingua
invasata di classismo,
livelli arroga il germe
versi giovani aliena
l’uso
impone
arretra
riverenze
imbarazzi…
rimasugli di senso
che declina
degli avanzati oscuri
medievali
cancelliamo, l’uso degli accenti
esalta gli scalini
confonde i pianerottoli
allontana
il senso dolce
della confidenza.

Giuseppe Stracuzzi

Non c’è mai tempo

Se ci fosse almeno il tempo
di fermarsi a pensare.
Potremmo scegliere
quale barattolo scalciare
oppure sgangherare un sorriso
ad uno spot ammaliante
oppure sederci sul prato
a natiche nude
o mancare d’un soffio
il fruscio delle ali in partenza
verso porti lontani.

Potremmo sederci un momento
sugli scalini d’una chiesa
e chiedere l’elemosina
in cambio del paradiso.
Oppure arrampicarci
sui cocci di vetro
del muro di fronte
e prendere a sberleffi
il Signor Proprietà.
O cambiare in corsa
le regole del gioco.

Potremmo andare a scolpire pietre
sul fianco della montagna
e attrezzarci senza bere sudore.
Oppure coprire d’asfalto
le onde del mare.
O affacciarci sul bordo
d’una fossa comune.
O nasconderci in cielo
dentro le pieghe dell’arcobaleno.
O … ricordarci, ogni tanto,
di essere uomini.

Lorenzo Poggi

Quasi quarantacinque scalini

Qui, sul principio alle cose
notte oliva.
Rumore di una carta di pane arrotolata
di due stoviglie in cura alla borsa
lui che prende, quasi quarantacinque scalini
alla corriera.

Non sa del mio silenzio alla tenda americana
del lume al cucinino
sopra la tazza sporca,
fiammiferi che il freddo ha chiamato come i morti.
Lui sa del campanile sul polso a ogni operaio
che far l’amore stanca
e bisogna pur mangiare.

Massimo Botturi

La domenica delle palme

E quale grazia riempiva i viali al sole
nelle domeniche venute
delle palme:
ragazze praticate da spose
tutte risa, e ammicchi tiepidi
alle scorze d’uomo in fila
giù per i bar, e gli scalini sciatti.

Ragazze con la fisima dei fazzoletti a fiori
delle giacchette di seta, ultima moda
allieve di quel grande oratorio della vita,
prone a saponi Marsiglia
ai lavatoi;
uscite dalle fabbriche del riso, poco fa
o studentesse invaghite di Gauguin
di Sbarbaro, Verlaine.

E quali vicinanze sentivo, suscitate
sia pure da lontano
il sorriso d’una d’esse
incontrava il mio pensiero felice
là per là;
pulito e pettinato, com’uno da soldato
eran le prime dei lunghi pantaloni

smesso che avevo l’infanzia
e voce acuta:
mi proponevo all’amore,
ai balli in piazza
le sere di cicale impazzite
e vino sfuso,
le sere prima di tardi
tutti a casa

Massimo Botturi