Invento

Quando sento il comprimersi
delle pareti addosso
morse che m’imprigionano
e non lasciano scampo
allora in un sogno io evado.
Invento cieli da sorvolare
raccolgo mari e prati in fiore
di presunte sagome il battere
di un cuore,
e mani per una carezza
braccia intorno a riscaldare.
E di questa parvenza
illusoria
il mio fabbi -sogno a nutrire.

Beatrice Zanini

Published in: on maggio 20, 2012 at 07:38  Comments (2)  
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Come il mare che tutto nasconde

Come il mare che tutto nasconde
su sabbie profonde, tra anfratti,
sotto il crespo spumoso dell’onde
sotto i cavalloni disfatti,

sotto la calma quando è bonaccia
e pare uno specchio di pace,
dietro falsi sorrisi di faccia
il rostro d’un becco rapace

resta allertato e pronto a beccare
l’anima mia ch’è imprigionata
e scampo non ha e deve restare
come nave al fondo incagliata,

che all’alta marea la speme affida.
Dall’amore, io, la salvezza
aspetto, e vincerò la disfida:
questa è la sola mia certezza.

Armando Bettozzi

A Lucio (4 marzo 2012)

Salgo sull’autobus affollato di domenica
gli occhi di tutti dicono la stessa cosa
la mia mano ha una rosa
rossa nel pugno per allontanare il dolore
per il rosso di vita che scorre
le strade del centro
semideserte al solito la domenica
sono oggi piene di gente
uno sciamare verso una direzione
qua in piazza il tuo volto sull’arenaria del palazzo
in atteggiamento pensoso eppur scanzonato
ci guarda tutti
noi qua a saperci senza di te
ci vien da piangere: non ci sei più
ci vien da ridere: ci sono le tue canzoni
fregata la morte
le tue canzoni di cuore e di rondini
ora sei un volo
anche i carabinieri stanno a volti mesti
sul filo del pianto
arriva una ragazza occhiali scuri
volto gonfio di chi ha versato
molte lacrime labbra rosa rossetto
vorrei chiamarla con noi non piangere sola
ci abbracciano idealmente tutti
ci abbracciamo negli occhi
è il miracolo di questa città
di Lucio che è là chissà dove
eppure è qua in mezzo a noi
c’è chi dice che è crollata una torre
non ci si pensava che un mito pare
immortale ma come tutti poi muore
com’è morto Gesù non c’è scampo
saliremo tutti su quel treno
senza tirare il freno prenderemo
il largo

un ricordo per Lucio che ci ha uniti con le sue canzoni
a tutti voi

Alessandra Generali

La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

WISŁAWA SZYMBORSKA

La vita

il fatto smarrito
nel nulla; ed è questo l’ uomo:
bambino piangente, una culla,
l’ òbito inizia….

Chi ha fortuna gode , pena
chi langue ed in mestizia soffre
(a volte) odiando, perché senza scampo
oppresso è dal più forte:

mastro di cattiverie ed egoismi
atàviche ingiustizie, del creato
a séguito progènie tramandato.

E solo un giusto – buononesto
timorato d’Iddio – retto, probo:
benedetto; se quel giusto esiste,
nel morir può godere della vita –
non solo quella eterna – anche mortale:
scoppio d’ azzurro e strepito di mare.

Ma questo prima d’autodistruzione,
ingorda per qualcuno che s’accresce
in rapporto d’egoismo inquinante,
umana creazione delinquente
e, peggiore realtà, che sempre mente.

Paolo Santangelo

Chiaroscuri


Pur anelando il fulgore
del bianco colore
spesso il netto confine
sfugge alla mente
si sfrangia in rivoli
incontrollabili di sfumature
e ti ritrovi a fissare
uno specchio deforme
e insoddisfatto
l’anima rifugge dal nero seppia
ma ne è attratta inconsapevolmente
e precipita…precipita…senza scampo
nessun provvidenziale paracadute
a sostenere la caduta
se non una lenta e dolorosissima
risalita in chiara coscienza
che a volte costa la vita.

Roberta Bagnoli

Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

Il tedio del mare


Irrompe il tedio del mare,
stride, ride, rode, corrode
la vecchia barca lasciata
in disparte sul secco arenile.
E’ tutta la notte che odo
il mormorio lacero del vento.
Piange il gabbiano
nel volo solitario,
disperde lontano lamenti incessanti
come le sue piume tremanti, bianche
troppo fradice e stanche
per sostenere ali pesanti.
E’ troppo tempo che aspetto,
cattivo presagio il tuo cupo silenzio
ormai non hai del lupo vorace artiglio,
svelto e mesto sei scappato nel fitto cespuglio
hai ingoiato in un istante la luce rossa della torcia.
Di te rimane un’ombra,  misera ombra
dissolta nel ghigno di sinistro sorriso.
Resto sola col mio amore
appena nato e già morente
che versa lacrime mute alla luna
e che spera di guarire in fretta
prima che l’alba sottomessa
lo getti senza scampo fra le braccia
dell’illusa promessa.

Roberta Bagnoli

Se in ore di ansioso tormento

Wenn in bangen trüben Stunden

Unser Herz beinah verzagt,

Wenn von Krankheit überwunden

Angst in unserm Innern nagt;

Wir der Treugeliebten denken,

Wie sie Gram und Kummer drückt,

Wolken unsern Blick beschränken,

Die kein Hoffnungsstrahl durchblickt:

O! dann neigt sich Gott herüber,

Seine Liebe kommt uns nah,

Sehnen wir uns dann hinüber

Steht sein Engel vor uns da,

Bringt den Kelch des frischen Lebens,

Lispelt Mut und Trost uns zu;

Und wir beten nicht vergebens

Auch für die Geliebten Ruh.

§

Se in ore di ansioso tormento
nel nostro cuore il vuoto dilaga,
se ci rode nell’intimo l’angoscia
e alla stretta del male non c’è scampo;
pensiamo ai nostri cari tanto amati
come il dolore e l’ansietà li opprime,
da nuvole è interrotto il nostro sguardo,
non vi penetra un raggio di speranza.

Oh, allora Dio benignamente inclina
verso di noi, ci penetra il suo amore;
all’altra sponda trepidi aneliamo,
l’angelo suo, che il calice ci porta
di nuova vita, viene accanto a noi,
ci conforta e ci mormora coraggio;
se noi chiediamo per i nostri cari
riposo, non è vana la preghiera.

NOVALIS