Auschwitz

Dietro vetri appannati
di fiato dolente
immense montagne
di carrozzine
scarpe e scarponi
e piccole pantofoline
borse e stivali
alla rinfusa
e trecce bionde
a migliaia
e sguardi di spettro
in angoli remoti.

Allora ti trascini
rigido figurante
verso l’uscita
per fuggire
da febbri lontane
ma ritorni
risucchiato
da mucchi di valigie
rotaie di ghiaccio
verso il nulla
in fumo
fosse e bambini
senz’occhi per capire
e pianti senza suono
e case quasi normali
rosse tra reticolati
e cancelli immutabili
nel tempo
su cui è posata una rosa
e tra corpi ed indumenti e capelli
voli in alto tra spirali nere.

Ti trovi poi
inerte
seduto sulla panchina
dinnanzi l’entrata
prendi il panino
nella borsa schiacciato
pestato e senza forma
e lo butti dentro il bidone.

Tinti Baldini