Aquiloni senza vento

Ho smesso di costruire aquiloni.
Non c’è più vento
per farli volare.

E’ tempo di sedersi
a sfogliare album
su sedie paglia di Vienna.

Il pendolo invita
a chiudere gli occhi
su un bouquet di fiori
stesi ad abbellire
una scatola di cartapesta
piena di ricordi.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 19, 2012 at 07:07  Comments (8)  
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Promessa e speranza

Un giorno promisi al vento
che non mi sarei più lasciato
portar via con le foglie d’autunno.
Scesi a patti col tempo
che mi lasciasse assaporare finalmente
il gusto di una vita senza pianto.
La regina della notte
splendeva di luce bianca nel cielo
mentre riponevo i miei ricordi
in una scatola di nebbia chiusa a chiave.
Alla fine salii in groppa ad un cavallo di nome futuro
e galoppai verso i confini della fantasia.
Ora vorrei chiedere a mamma Natura
di non avere più pelle nè occhi,
né mani nè bocca,
né testa nè gambe,
ma solo anima,
e un cuore da riempire con il tuo amore
e con la tua essenza.
Ti avrò così anche quando non ti tocco,
ti amerò anche quando non ti sfioro,
potrò baciarti anche quando non ci sei,
abbracciarti col pensiero,
e tenerti sempre stretta a me.
Ti percepirò anche e soprattutto
nel silenzio sospeso della tua assenza,
sprofondando in te,
nella certezza e nel calore
della tua esistenza.

Sandro Orlandi

…Perugia

Di te dirò
sole e concrete trasparenze
: archi austeri
su scale infinite.

Di te dirò
con le fatiche
il solo canto del cuore
fra i vicoli angusti
e le smancerie.
E gli autobus stracolmi
di carne in scatola
le luci i lustrini
bocche piene di patate
convenevoli
sorrisi di routine
desideri esposti
su vetrine colorate.

Biscotti di miele
         apparenze salvate.

Di te dirò il fiele
Il look lo stile
le vuote sparse antiche memorie

Perugia
i piccioni
l’effimero
Il gel

Silvano Conti

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Oggi è il settantesimo giorno

 
Oggi è il settantesimo giorno
per cento giorni cercherò per te
le tue cose sepolte
nel nero del fango secco
frugherò piano
ogni paletta di terra smossa
un pensiero che mi avvicina
ogni lacrima un ricordo
per te la mia bambina
ecco la scatola con i tuoi colori
gli oggetti di creta
e le scarpine
per te la mia bambina
trenta giorni ancora scaverò
per trovare le tue cose
per sentirti ancora vicina

azzurrabianca

Published in: on luglio 16, 2011 at 07:13  Comments (18)  
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Un sorriso in un abbraccio

Nelle strade assolate della città,
in questa estate insperata e tanto diversa
la fantasia va a braccetto con la realtà
risvegliando un’anima creduta persa,

laddove il giorno confina con la notte,
leggo sorpreso un messaggio di vita:
lascia i rimpianti, le illusioni passate,
scegli di contare i tuoi giorni sulle dita

e la mia mente incredula e impreparata
a confidare di nuovo in un futuro
vacilla  indifesa e un po’ impaurita
sospinta dal tuo amore così puro

sotto questo sole di agosto
nelle strade deserte e desolate
cerco quindi di ritrovare ad ogni costo
il senso di antiche speranze abbandonate

forse potrò  finalmente  realizzare
in un tratto di strada ormai limitato
i sogni sepolti in una scatola e ad apprezzare
ciò che rimane di un’esistenza da commiato

è a te che devo tutto questo e lo so bene
come so che questa è la vera vita
una serena semplicità senza più pene
un sorriso in un abbraccio e la tua gioia infinita.

Sandro Orlandi

Cellule


Invisibili cellule
Composte come eserciti
In lotta, allo sbando
Tra simili in guerra
Componenti dello stesso corpo
Senza guida, ammassi informi
Di muscoli inoperosi
Di organi non più vivi
Di menti non più pensanti
Che formano arti inermi
Sorrisi spenti
Sguardi nel vuoto
Il nulla per il domani
Solo buio
Solo materia
Chiusa in una scatola
Fatta di cellule spugnose
E forti create per sorreggere
Le lunghe fibre alimentate a sangue
Per poco ancora poi
solo un ammasso di cellule morte

Gianna Faraon

Amico fragile

Evaporato in una nuvola rossa

in una delle molte feritoie della notte

con un bisogno d’attenzione e d’amore

troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”

per essere corrisposti,

valeva la pena divertirvi le serate estive

con un semplicissimo “Mi ricordo”:

per osservarvi affittare un chilo d’erbba

ai contadini in pensione e alle loro donne

e regalare a piene mani oceani

ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,

fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli

senza rimpiangere la mia credulità:

perché già dalla prima trincea

ero più curioso di voi,

ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri “Come sta”

meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,

tipo “Come ti senti amico, amico fragile,

se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”

“Lo sa che io ho perduto due figli”

“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

E ancora ucciso dalla vostra cortesia

nell’ora in cui un mio sogno

ballerina di seconda fila,

agitava per chissà quale avvenire

il suo presente di seni enormi

e il suo cesareo fresco,

pensavo è bello che dove finiscono le mie dita

debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,

mi sentivo meno stanco di voi

ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta

fino a farle spalancarsi la bocca.

Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli

di parlare ancora male e ad alta voce di me.

Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo

con una scatola di legno che dicesse perderemo.

Potevo chiedere come si chiama il vostro cane

Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.

Potevo assumere un cannibale al giorno

per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.

Potevo attraversare litri e litri di corallo

per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,

di essere più ubriaco di voi

di essere molto più ubriaco di voi.

FABRIZIO DE ANDRÉ


E’ difficile parlarvi

La mia poesia
è fatta di fumo,
una nube di colori,
ma di per sé
trasparente
e profuma di
tutte le cose
delle quali
ho sentito l’odore
e tutto ciò
che posso
è affondarci le mani
che ne restano pregne
e non riesco a
imbottigliarla
o chiuderla in scatola
perché per quanto
il tappo sia prezioso
o il fiocco elegante,
solo in pochi
non vedrebbero
che una bottiglia
ed un pacco
vuoti.

Gian Luca Sechi

Published in: on ottobre 28, 2010 at 06:54  Comments (3)  
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Apro

Apro questa scatola del giorno
sperando di trovarti in offerta
forse non è il prezzo che mi spaventa
ma la data di scadenza

Anna Maria Guerrieri

Published in: on ottobre 12, 2010 at 07:32  Comments (5)  
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