Cielo perduto

ZÎL PÊRS

Un zîl,
un òmen,
un fiómm un gât
una vècia cà
e una dòna,
âcua che
adèsi s in và
con strai che 1
bizar-liber-amänt a scât geo-
mètric
I RINCÓRREN 2
chicôsaialsanMéAmDmandfôrsiséfôrsinåMéAmDmand, 3
misinén randèssurgnånflesuåus
persia-birma-soria-nubia/n
siamaislionèàngoraindurèeuropéozelèstalapòsta,
vèc’ casolèrimòbil,
la dpénnz sta véssta
una dòna
glievemänt,
al guèrda l insàmm
un òmen
traaa – seee- coooo- lèèèèè
PARCHÉ
al zîl dal zîl…
l é scunparé!!

1 strai, plurale di strajja, in italiano lasca, pesce dei fiumi dell’Italia settentrionale e centrale
2 e 3 – I RINCÓRREN e la sigla o acronimo che dir si voglia di
“Mé Am Dmand” è: MAD, parola inglese che in italiano significa
MATTO: anc nuèter uman a n fän èter che córrer, córrer, córrer…
Par dóvv? Vers la mòrt! E dåpp?

§

Un cielo,
un uomo,
un fiume un gatto
una vecchia casa
e una donna,
acqua che
lenta scorre
con lasche che 1
bizzarra-libera/mente a scatti geo-
metrici
RINCORRONO 2
CHIchecosalosannoforsesìforsenoiomichiEDO, 2
micio randagiosornioneflessuoso
persia-birma-soria-nubia/no
siamesefulvoangoradoratoeuropeoazzurroinagguato
vecchio casaleimmobile,
dipinge il tutto
una donna
lievemente,
l’insieme guata
un uomo
at – tòoooo – nii- too
PERCHÉ
il cielo in cielo…
ora più non c’è!

1 lasche, plur. di lasca, pesce di fiume color cenere/grigio; cfr. Purgatorio, XXXII – 54 di Dante “celeste lasca” valeva per costellazione dei Pesci
2 e 3 – RINCORRONO e CHI (omissis) EDO, cioè la corsa/domanda/ricerca perpetua della vita (quale vita?) fino alla morte?

Sandro Sermenghi

Published in: on maggio 25, 2012 at 07:10  Comments (3)  
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Pellegrini nel mondo

siamo
annusiamo l’oltre
ci ritiriamo
riprendiamo
viaggio a scatti
a scavare
poi le pause
ci legano
e la ripresa è lenta:

si riparte da soli
all’imbrunire.

Tinti Baldini

Published in: on novembre 18, 2011 at 07:46  Comments (19)  
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Rido

: sai quanto mi costa

Quante volte
ti ho chiamato
e quanti scatti
pagati
alla risposta

Silvano Conti

Published in: on maggio 30, 2011 at 07:06  Comments (3)  
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Dove sei…?


Dove sei
i miei occhi non riconoscono i tuoi colori
le mie mani un tempo prensili
ora sono di neve,
dove sei
sopra la mia vita c’è il sole
ma non riscalda non illumina
sembra la predica di un prete
la domenica,
buona per pochi minuti di devozione
e poi di nuovo fuori
nell’abisso dell’orrore,
insieme a gente che si mette in fila con me
regge sulle spalle la fatica
che rinnova la sua, gente che sale
e scende scale e sbaglia stazione
e mette le mani dove vuole
e non si commuove
e non mi commuove
e tu dove sei.
Io ho orecchie che sentono falsi suoni
mi invitano a feste ma non ho più compleanni,
se ti muovi a scatti è difficile che ti prenda,
se mi mandi fiori è possibile che non ne sappia i nomi,
dove sei.
Guardo sempre sulle fermate dei Bus
di auto tue non ne servono al traffico
al brusio delle api
davamo più ascolto
ma era altro tempo,
era altra vita, adesso mi scrivo i discorsi da farti
e sbaglio tutte le parole,
forse per quello che vorrei dirti nemmeno esistono
ma almeno chiederti, dove sei?

Maria Attanasio

Se son malato

Se son malato vago tra la folla
del sobborgo. Ma l’umido grigiore
invernale mi rende triste e solo.
A soffi sale sulla via un afrore
caldo da una palestra sotterranea
ove giovani e nude belve assalgono
nemici immaginari, in basso a scatti soffiando.
Un vecchio mendicante guarda,
con me, la scena senza nostalgie.

SANDRO PENNA

Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:18  Comments (2)  
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