Il capestro

–  Corda che pendi dall’albero muto,
vorrei conoscere dove ho sbagliato;
in questa notte che ho appena vissuto
dimmi se il canto d’amore è peccato.
Dammi un motivo per questa condanna,
che male ho fatto al cospetto del cielo?
Amai soltanto, ma il cuore mi inganna,
nulla ebbi in cambio se non il suo gelo.
–  Non disperare finchè si fa giorno,
sei ancora in tempo per l’ultima scena:
anni e illusioni non fanno ritorno,
ma ci son io a lenirti ogni pena.
Io sono tua, sono vera, non fingo,
nel mio legame puoi ben confidare;
vieni da me, con amore ti stringo,
neanche da morto ti lascerò andare.

Fabio Sangiorgio

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Metaforizzando…a far la vita meno amara

Quanti scivoloni
ancora
prima di risalire
il gesto benedetto?

Il segno della croce
per tenersi a galla
stroppia il canoro
all’eco
che mi ritorna sordo.

Saggio colui che non pesa
l’occhio di una triglia
in ruota posticcia ruba
la scena madre
al pavone su di turno.

Allora meglio pesce
un pesce nel barile
addizionando cane
per non essere sardina

e prendere la vita
di cicala
che se riesce giuro
f(r)inisco che mi sdoppio.

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:33  Comments (5)  
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Anima?

 
E’ quel respiro
di gioia squillo
dinnanzi a Cezanne
o nodo alla gola
stretto come
papillon
quando vedi
dolore
o lo senti
sgranellare semi
dentro le vene
oppure
sparisce
quando la noia
ti prende soporosa
e smantella progetti
è sipario d’altro
che nascondi
in frenetica scena
oppure t’accompagna
quatta quatta
e ti spia?

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 18, 2012 at 07:42  Comments (23)  
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Personaggi

“Il mondo è governato da personaggi molto diversi da quelli che immaginano coloro che non si trovano dietro le scene”

BENJAMIN DISRAELI

Published in: on dicembre 2, 2011 at 06:51  Comments (2)  
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Attender deve, il Paradiso

Al confine con l’altra dimensione,
là dove nuova è d’alba la luce,
mi soffermai a pregustar la scena
volgendo gli occhi all’eterea via.

Immensa, di persone pullulava
e di germogli, a divenire fiori
al primo tocco della fantasia
quando li vuole contemplare schiusi.

Ed altro catturò la mia attenzione
in special modo uomini smarriti
e donne, anch’esse un po’ disorientate,
alla ricerca d’un arduo ritorno.

Possibile, mi domandai sorpreso,
che dopo averlo anelato a lungo,
quasi al cospetto del mistero bello
vi sia la ritrosia ad accettarlo?

In mano a quella gente vidi zolle,
di mare gocce dentro delle ampolle,
la neve scivolare sui mantelli
e di sei petali su ogni petto un fiore.

Nel cuor di quella gente vidi infanti,
adolescenti in cerca di futuro,
adulti a caccia del miglior presente
e vecchi, di nostalgia ammalati.

Ed un sussulto ebbi alla conferma
d’esser non solo ad amar la vita,
d’appartenere a quella folta schiera
per cui attender deve, il Paradiso.

Aurelio Zucchi

Teatro

Ho d’attendere
attenta, paziente,
che s’alzi il sipario.
Entro in scena focosa
applaudita, fischiata,
non importa che starci.
O di far la mia parte
a prescindere, prima,
che tutto si compia
nel mio silenzio.

Daniela Procida

Published in: on novembre 7, 2011 at 06:45  Comments (4)  
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Parto di luce


Parto di luce
occhi che all’inizio
non vedono che ombre
e guizzi informi
soffi innocenti
spruzzi di cielo
sabbia incolore
abbracci scomposti
orli difformi
bianche nuvole
raggruppate in truppe
di sogni purissimi
cambia la scena
nuovi itinerari
fascino dell’altrove
mentre la vita gira
film in bianco e nero
quando il vento sfuma i colori
rimane sospeso l’approdo
danza la pupilla del sole
torna nell’eco dei ricordi
il dolore della notte
a tenere desto il faro lontano
rosseggia il tramonto
ha il sorriso dell’ignoto
mentre il fato spoglia
la corolla a tempo
di minuetto accelerato.

Roberta Bagnoli

Ciascuno è un frammento di cielo

 
ci siamo innamorati delle anime
avevano dei volti
ma sapevamo che in ogni sembianza
c’era una traccia che guidava il cuore
affinchè il giorno
della nostra presenza sulla scena
non fosse scorso invano
 
ci innamoriamo sempre della luce
che traspare dagli occhi
dalle mani
dalle voci vestite di penombra
e d’innocenza, manifesta
sostanza di cui son fatti i sogni
la tempesta
è l’inverso conoscere il sereno
 
in fondo lo sappiamo
d’aver solo dimenticato
che siamo stati sempre
e ancora siamo
a contatto degli angeli

Cristina Bove

Perimetrale

Spostano mobili in galleria
nella mia testa
piccionaia di pensieri
da scambiare di posto
mentre si accalcano gli astanti

qualcuno mi concede attenuanti
generiche
patrocinio gratuito

adatta a un certo pubblico
la scena si ripete nell’inchiesta

giudice di me stessa
in contumacia
m’irrogo stravaganti pene
come attingere fuochi dai vulcani
e conservarli in petto
mimetizzati da bracieri spenti
o stare tra due fiumi in sospensione
a far da ponte

Cristina Bove

Er carnevale de’ ‘r sor Ughetto

Quanno che ‘na matina sor Ughetto,
‘n po’ prima da ‘r lavoro t’aritorna,
vede ‘na scena da fa’ spunta’ le corna,
la moje co’ l’amante drento a ‘r letto.

Le scatole de corpo je girorno,
se ‘nturcinorno tutte le budella,
mollò tre sberle ‘n faccia a sora Lella,
e a ‘r boiaccia du’ carci j’arivorno.

Botte da orbi e pe’ li dolori,
‘sti due quasi più gonfi de ‘na palla.
cercanno d’aggrappasse e rest’a ggalla,
pijano a recita’ come l’attori.

So’ mejo de ‘na compagnia teatrale:,
“Ugo ch’hai fatto?, m’hai mezz’ammazzato…”,
“a sor’ Ughe’, ma che te sei scordato?,
oggi è ‘n giorno speciale, è carnevale…” .

“ …T’avemo preparato ‘sto scherzetto,
ce sei cascato drento come ‘n pollo… “,
“ …aò, ‘n antro poco po’ me stacchi er collo,
j’hai fatto sarta’ ‘n dente a ‘sto poretto… “.

“ Visto c’aritornossi così presto,
d’annassene a balla’ nun te vie’ voglia ?,
a divertisse ‘n po’ che qua è ‘na noia,
e ‘n fonno er carnevale serve a questo…” .

Er sor’Ughetto nun risponde ‘n’ acca,
penzò drento de se: “ …o m’aruvino,
o resta tutto a tarallucci e vino…,
…e poi che faccio?, er bove co’ la vacca ? “ .

“ Mo vedi che ce mette ‘sto gran fesso,
a organizza’ ‘na spece de missione,
pe’ vendicamme più a ripetizione,
vojo da cumincia’ subbito adesso “ .

Allora se n’annò ne’ ‘r monno ‘ntero,
a puni’ l’omo co’ la donna bbona,
de carnevale no, nun te perdona,
te fa spunta’ le corna pe’ ddavero.

S’aggira mascarato sor’Ughetto,
occhio a chi co’ tu’ moje fa ‘r monello,
basta ‘n corpo de mazza o manganello,
e t’aritrovi che già sei micchetto.

Gian Franco  D’Andrea

N.B.: Micco, in romanesco significa cornuto, per cui micchetto è piccolo cornuto