Tristezza

 
Ascolto
le note…
di un piano
in lontananza,
 
che
 mi danno
dolci emozioni,
pur
facendomi intristire
 
Gli occhi
lucidi,
e
mi strugge
la malinconia,
 
nel rivedere
quelle scene
avvolte
in un alone
di mistero
 
Quelle note…
arrivate
fino al cuore, 
minano
la mia baldanza,
e
la mia fierezza,
rendendo
vulnerabile,
 
ancor  di più…
la mia tristezza

Ciro Germano

Published in: on ottobre 9, 2011 at 07:07  Comments (4)  
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Lo specchio

 
Gli occhi del buio avanzano
coi sassi sulla lingua,
per saldare il presente all’orizzonte
azzardano concetti
percorrendo
guizzi del tramonto
che attraversano il mare.
Alzo il sipario
il tempo trovo muto,
accendo il sole, ascolto
i castelli di sabbia sulla sponda
quando lo specchio fertile di sogni
stampava sulle immagini promesse…
ora ritornando a questo uffizio
lo trovo arrugginito
trafitto dal grido di uccelli
tra ossuti che piangono foglie,
mi guarda non riflette
piange muto
lungo l’itinerario di parole
che tuonano dal palco
e spiegano le scene alla platea.

Giuseppe Stracuzzi

Infinito

Ombre gotiche lungo la parete
e fievoli lamenti affastellati sulle volte
a ricordarci il cielo.
Scorre pacifica la luna
su binari tracciati con calcoli infinitesimi
dal caso.
Volgono i volti all’infinito
a cercar tra sipari e scene nascoste,
il cancello del paradiso.
Ma troppo grande è l’immensità,
ci siamo persi tante volte dentro
che uscirne fuori non è più ragione,
ma solo un abbassar lo sguardo
ammutoliti.

Lorenzo Poggi

Il ponte

Il tuo ombelico
è un lungo cavalcavia, di sera
di gambe appese al vuoto incipiente
è come un bus
fuori servizio mezza sabbiera
è il mio comò
la mia credenza pane e salame.
E poi, più in là
è una col cagnetto che passa
e lascia me, dopo un sorriso
e un pezzo da cinque, come qui
fossi lo zingarello infelice per la via
costretto a un’elemosina estorta
una magia
di portafogli a sbafo sottratti.
Ecco, tu, sei scene della vita vigliacca
e niente più
ma è tutto ciò che amo,
non chiedermi perché.

Massimo Botturi