Vascello nella tempesta

Ho fatto di tutto per non affondare
imbarcando acqua di mare in tempesta,
spinto verso le aperte tombe di scogliere
grigie come sinistri manieri.
Pezzi di me ora galleggiano tra scogli
eretti come lapidi senza nomi e date.
Raccontano frammenti di storia e vita,
nel costante borbottio ripetono a cantilena
le stesse parole fino a quando improvvisa
un onda nuova quel frammento porterà
a largo e svanirà corroso.
Vascello sicuro e fiero di vele spiegate,
in ogni mare sospinto dai mutevoli venti
del destino ho navigato seguendo le stelle.
Ho solcato il mare dell’indifferenza umana
raccogliendo anime naufraghe lasciate
alla mercè dei vortici che la vita crea
In oceani del male ho fatto scalo in isole
di pace per prendere poi nuove rotte.
Nel mare del dolore che ogni nave solca
Ho chiuso i boccaporti del cuore perché
le immense onde sopra di me passassero
ricucite le vele strappate la rotta ho ripreso.
Solo al mare dell’amore mi sono arreso,
ho lasciato che questo vascello alla deriva
andasse, che i suoi venti le consumate vele
dell’anima tormentata stracciassero.
In quel mare dove gli altri mari si mischiano
e tutt’uno diventano, ho subito i flagellanti
flutti del male, del bene, dell’indifferenza
e della passione che più del sole acceca,
rendendo schiavi senza memoria e orgoglio
chi del dio amore agli acuminati scogli
nel naufragio mortale del cuore si consegna.

Claudio Pompi

Vi assolvo

 
Uomini degni
che alzerete la testa
dalle miserie del globo
voi disperati frutti della terra
che abbatterete le porte del sopruso
sollevandovi schiavi in armi
dal fango delle strade
dai campi sommersi di rifiuti
e dalle tavole marce dei barconi
gettando le odiose catene
in faccia al nemico di sempre
Io vi assolvo fin d’ora
per il vostro sacrilegio di sangue
e per ogni santo regicidio
Vi assolvo per quando
li rovescerete dai loro scranni
questi laidi e fetidi usurai
con le loro avide consorterie
che scommettono sulla nostra pelle
questi allibratori di morte
che avvelenano la Terra
e che giocano alle guerre
perché tanto il banco vince sempre
questi ladri di futuro
sanguisughe con nome e cognome
che si nascondono
sotto l’alibi del  mercato
e arricchiscono nell’ombra
vendendo anche ciò che non è loro
questi  imbonitori da circo
che inventano leggi scuse e monete
con tutti i loro politici lacchè
arroganti e impostori
maledetti per sempre
a marcire all’inferno
Io giustifico in pieno
la vostra vindice furia
e la sete di giustizia
che li spazzerà dalla storia
e plaudo a chi inciderà
la loro libbra di carne
perché paghino finalmente
il debito che hanno con l’umanità
Io vi assolvo fin d’ora
dalla colpa di non avere colpe
e dal peccato di sperare ancora
con mani pure di rabbia
in un mondo migliore di questo

Il Temporeggiatore

Morire di noi stessi

Senza reagire siamo entrati
nell’orrida fossa.
Privati di pensieri, di volontà
indossiamo i panni del vizio
che loro per noi hanno tessuto.
Calde e comode vesti nelle
quali viviamo pieni di noi.
Tepore che porta all’oblio
e ci chiude gli occhi sul male
che più non ci riguarda.
Abbiamo lasciato la dignità
a marcire e a saziare gli sciacalli
che di noi ormai sono padroni.
Troppo tardi giunge la certezza
che di noi stessi stiamo morendo.
Trasformati in schiavi da mercato
del consumismo ad ogni costo,
respiriamo l’aria fetida che noi
abbiamo creato e che lenta
ci uccide.
Gli occhi aprire vorremmo,
del prossimo la mano cerchiamo,
l’ultimo grido in gola s’arresta
soffocato dall’indifferenza
nella quale abbiamo bollito
le nostre coscienze.

Claudio Pompi

Per te amore mio

POUR TOI MON AMOUR

Je suis allé au marché aux oiseaux
Et j’ai acheté des oiseaux
Pour toi
Mon amour
Je suis allé au marché aux fleurs
Et j’ai acheté des fleurs
Pour toi
Mon amour
Je suis allé au marché à la ferraille
Et j’ai acheté des chaînes
De lourdes chaînes
Pour toi
Mon amour
Et je suis allé au marché aux esclaves
Et je t’ai cherchée
Mais je ne t’ai pas trouvée
Mon amour

 §

Sono andato al mercato degli uccelli

E ho comprato degli uccelli

Per te amore mio.

Sono andato al mercato dei fiori

E ho comprato dei fiori

Per te amore mio.

Sono andato al mercato dei rottami

E ho comprato catene

Pesanti catene

Per te amore mio.

Poi sono andato al mercato degli schiavi

E ti ho cercata

Ma senza trovarti amore mio.

JACQUES PRÉVERT

Published in: on settembre 17, 2011 at 06:56  Comments (4)  
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Logiche di mercato

Ininterrotta
la sigillatrice di ritornelli espone
orchestrazioni remake
di palissandro e rovere le botti
di vino doc
gli amici qui si danno pacche sulle spalle
non respirano nafta
non lasciano la sabbia per il mare
e i figli nelle onde
le donne su giacigli da discariche.

Le barche moriture
che paghino la fine
prima d’inabissare

navi negriere il ventre ingravidato
partoriscono schiavi in asfissia
figli di un altro dio
vestito a lutto.

Il dio delle Seychelles
accoglie nei resort pallide carni
amici degli amici carte visa
credito illimitato

chi pesca le aragoste ed i coralli
muore sognando vita
chi ne mangia e l’indossa
vive di morte differita.

Cristina Bove

L’anima dell’acqua

Forse troverai ancora la quaglia

acquattata nel ciuffo di stoppie

secche sull’argine del greto

a difendere l’ultimo nido.

Ma non avranno i nidiacei

che spighe abortite, pozze

crettate alla canicola del sole.

Un tempo sterminate messi

ondeggiavano al favonio estivo,

quando i dauni capanne rotonde

alzarono lungo i fiumi barattando

anfore colme di grano coi vicini.

Qui dove per tratturi di fango

torme di schiavi passarono trascinandosi

donne e bimbi magri come greggi,

fra giunchi marci bufali villosi

muggono immersi fino alle corna.

E l’acqua ha l’odore delle cose

morte attorno al fico contorto

solitario tronco sull’immobile

ristagno d’erbe putrescenti.

Un giorno forse dallo spirito del cielo

l’anima dell’acqua scenderà sulla terra.

CRISTANZIANO SERRICCHIO

Panem et circenses


Pioggia

stillicidio di idee di nubi

grigio per tutti, il mondo,

io

studio i démoni comprando ciondoli,

denari e spiccioli

recanti immagine dei dittatori

di turno  pluri-assassini:

milioni in croce di prigionieri

ridotti in schiavi

e combattenti nel Circo Grande

rosse le arene del loro sangue;

“il vulgo langue di povertà:

panem et circenses”.


Greve

la pioggia

per tutti, il mondo,

lordo di Capi che sono

immondi,

nero di più

diventa un bòlide

e cade

piombo.

Paolo Santangelo

Viola

Ti vorrei regalare un vestito,
un vestito viola leggero, aderente
sbracciato e scollato,  così
che  si possa immaginare tutto.
Vorrei portarti in giro,
come se tu fossi la mia preda,
tu dentro quel vestito viola
per rotolarti dentro il miele
per sciropparmi poi
ogni dolcissimo pezzo di te
amarti sino a che le labbra
mi faranno male.
Afferrare i tuoi fianchi
magici fianchi
capaci di fare un incantesimo
a un uomo, senza mai
essere schiavi.
Penetrare nel tuo mistero
con la mia spada lucente
e udire parole mai udite
E mentre ti sciogli languidamente
mi sproni  all’agone amoroso,
moltiplicando il nostro
eccelso piacere.

Marcello Plavier

Published in: on novembre 11, 2010 at 07:03  Comments (7)  
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Commissione

COMMISSION

Go, my songs, to the lonely and the unsatisfied,
Go also to the nerve wracked, go to the enslaved by convention,
Bear to them my contempt for their oppressors.
Go as a great wave of cool water,
Bear my contempt of oppressors.

Speak against unconscious oppression,
Speak against the tyranny of the unimaginative,
Speak against bonds.
Go to the bourgeoise who is dying of her ennuis,
Go to the women in suburbs.
Go to the hideously wedded,
Go to them whose failure is concealed,
Go to the unluckily mated,
Go to the bought wife,
Go to the woman entailed.

Go to those who have delicate lust,
Go to those whose delicate desires are thwarted,
Go like a blight upon the dullness of the world,
Go with your edge against this,
Strengthen the subtle cords,
Bring confidence upon the algae and the tentacles of the soul.

Go in a friendly manner,
Go with an open speech.
Be eager to find new evils and new good,
Be against all forms of oppression.
Go to those who are thickened with middle age,
To those who have lost their interest.
Go to the adolescent who are smothered in family___
Oh how hideous it is
To see three generations of one house gathered together!
It is like an old tree with shoots,
And with some branches rotted and falling.

Go out and defy opinion,
Go against this vegetable bondage of the blood.
Be against all sorts of mortmain.

§

Andate, mie canzoni, dai solitari e dagli insoddisfatti,
Andate anche da chi ha i nervi a pezzi, dagli schiavi delle convenzioni,
Portate loro il mio disprezzo per i loro oppressori.
Andate come un’onda d’acqua fresca,
portate il mio disprezzo per gli oppressori.

Parlate contro l’oppressione inconscia,
Parlate contro la tirannia di chi è privo di fantasia,
Parlate contro i vincoli.
Andate dalla borghesia che sta morendo della propria noia,
Andate dalle donne dei sobborghi.
Andate da quelle orrendamente maritate,
Andate da coloro il cui fallimento è celato,
Andate dai malaccompagnati,
Andate dalla moglie comprata,
Andate dalla donna ereditata.

Andate da coloro che hanno una concupiscenza delicata,
Andate da coloro i cui desideri delicati vengono frustrati,
Andate come peste sull’ottusità del mondo;
Andate contro di essa con il vostro taglio,
Rafforzate le corde sottili,
Recate fiducia alle alghe e ai tentacoli dell’anima.

Andate in maniera amichevole,
Andate con parlar aperto,
Siate tesi a scoprire nuovi mali, nuovi beni,
Siate contro ogni forma di oppressione.
Andate da coloro che sono ispessiti dalla mezza età,
Da coloro che hanno perso ogni tipo d’interesse.

Andate dagli adolescenti soffocati dalle famiglie-
Oh quanto è odioso
Vedere tre generazioni della stessa famiglia riunite!
E’ come un vecchio albero con dei germogli,
E con alcuni rami marci e cadenti.

Andate e sfidate l’opinione pubblica,
Andate contro questa schiavitù vegetale del sangue.
Siate contro ogni forma di manomorta.

EZRA POUND

Stagionali

Non parlerò d’amore
né di manti stellati
né di luccichio del mare
né di tramonti infuocati
né di aurore rosate.

Parlerò di fame, sudore e fatica.

Parlerò delle schiene spezzate
dall’alba al tramonto
per un pezzo di pane.

Parlerò della schiavitù ritrovata.

Adesso non c’è più bisogno
di pagare uomini
per razziare i villaggi.
Non c’è più bisogno
di spendere soldi
per le navi negriere.

I nuovi schiavi
ora vengono da soli
e si pagano il viaggio.

Miracoli del libero mercato!

L’antico contratto è superato.
Non più vitto e alloggio
in cambio di permanente schiavitù,
ma salario di fame
solo nei giorni più fortunati
e in ruderi di case e fabbriche
ospitati.

Lorenzo Poggi