Indignados

Nelle mani del tempo,
nel vuoto d’idee,
s’affaccia alla luce
una nuova speranza.

E’ fede di noi, novelli profeti
che stiamo gridando
in tutte le piazze
che siamo cresciuti
che non c’ingannate.

Finiti gli orpelli,
i fronzoli belli,
le frasi ad effetto
per chi se la beve
orbato di tutto.

Non c’è più danza
intorno ai totem,
né schiene prostrate
per i potenti di turno.

E’ finita le legna per i falò,
falsi traguardi senza futuro,
stupidi led raschianti il cervello.

Avete commesso un tragico errore:
ci siamo messi a capire da soli
intrecciando parole e pensieri,
costruendo la rete
che vi ha denudato.

Lorenzo Poggi

Tempesta

Mette terra in tempesta
e taglia Genova il serpente
Bisagno & company
C’è allerta da sempre
ha il cento per cento in fibrillazione con
la pelle dell’acqua che colpisce
nel suo conto dannato…
Si raccoglie il mare di fango
ingurgitato dai rami che troncano dita nude
Le respirazioni nel buio dell’emergenza
cadono sui carichi delle schiene.
C’è chi si stacca dalla vita
mentre la morte si srotola alimentando le frane
C’è chi non ha altro da raccontare
sulle insidie dell’uomo.

Aurelia Tieghi

Railroad

Le mani azzurre della corrente in aria
suonavano una cetra di fili tra i paesi.
Un attimo soltanto
e spariva anche la vita,
in bocca la saliva veniva come sale
le schiene dei compagni di lato
bisce nude.
E poi l’impercettibile tremare delle pietre
i grilli che tacevano
la voglia di scappare;
ma più feroce quella di caricare il petto
come una sveglia, o un gioco meccanico.
E partire
due tori con la fronte decisa
ad ogni cosa.

Massimo Botturi

La veste calda dell’estate

La veste calda dell’estate è l’afa
che riverbera nelle allucinate
strade. Polvere, tosse di cicale,
nel tempo intervallato che non cade.
Tutto è silenzio intorno se non fosse
il sibilo d’un treno che rincorre
cieli più azzurri e campagne rosse
di papaveri e di schiene immote che
astergono col braccio nella fronte
mentre lo sguardo più del treno corre
e convergono gli occhi verso ignote
destinazioni. E le cancella il sole.

Silvano Conti

Lei non venne in pace

il suo passo parlava
di buoni raccolti
e pesche succose
ma lei non stava venendo in pace

I cani neri si ammalarono
le loro schiene si spezzarono
e non fui capace
di guardarli negli occhi
mentre morivano

Nicole Marchesin

Published in: on febbraio 4, 2011 at 07:16  Comments (2)  
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Paure

Paure, dalle schiene inclinate
spezzano le ossa
iene ridens che azzannano
resistono nella savana notturna
senza faticare velocizzano il passo
galleggiano poi
nuotano in fondo allo stagno trattenendo il respiro
giocano con le frattaglie
cibandosi del moto…

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 19, 2010 at 07:21  Comments (10)  
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Stagionali

Non parlerò d’amore
né di manti stellati
né di luccichio del mare
né di tramonti infuocati
né di aurore rosate.

Parlerò di fame, sudore e fatica.

Parlerò delle schiene spezzate
dall’alba al tramonto
per un pezzo di pane.

Parlerò della schiavitù ritrovata.

Adesso non c’è più bisogno
di pagare uomini
per razziare i villaggi.
Non c’è più bisogno
di spendere soldi
per le navi negriere.

I nuovi schiavi
ora vengono da soli
e si pagano il viaggio.

Miracoli del libero mercato!

L’antico contratto è superato.
Non più vitto e alloggio
in cambio di permanente schiavitù,
ma salario di fame
solo nei giorni più fortunati
e in ruderi di case e fabbriche
ospitati.

Lorenzo Poggi

Isola

Spediscimi al paese di zagare,
prometti,
che pieni d’altri posti e colori
avrò i miei giorni.
Promettimi la terra dei matti
lo stupore, d’avere schiene d’onde
e monete sparse:
il sole
sui nomi delle barche scrostate.
Fammi bello
che sembri un dono il passo dall’unico barbiere
nell’unica piazzetta, di calce
e ulivi nani.
E sandali di cuoio regalami a Natale
perché mi rechi in grotte di uova
e vento caldo;
in piccoli pertugi di mondo senza neve.
Dove nascoste sabbie più rosse son cadute
senza rumore
come aeroplani senza nafta
senz’aviatore
e senza le insegne di una guerra.

Massimo Botturi