Ho sudato camicie

 
per mantenere il tuo amore
sollevato montagne
e lanciato catapulte
spillato otri e consumato stivali
mangiato cipolla e cenere
per darti pace d’amore
cucito brandelli e ricucito
stracci diventati
scialle di porpora
cavalcato e scavalcato
pianto a risata garganella
di vetri sulle rive
per vederti sorriso.
.
Secoli di fatica e ora
dove spando  muscoli d’amore?

Tinti Baldini

Non posso scordare dove vanno i gabbiani

C’è chi getta un pezzo d’infinito
in mezzo alla stanza per fare rumore.
C’è chi si pavoneggia con un manto di stelle
 o chi si rimira allo specchio
 con lo scialle d’argento della cometa.

C’è chi s’accontenta di ruscelli e papaveri
e chi ascolta, scrivendo, il canto di uccelli.
C’è poi il respiro del mare,
e lo scoglio avvolto da schiuma
circondato da ancelle con ali bianche 
e la voce sgraziata.

Io no. Non mi accontento.
Non posso scordare dove vanno i gabbiani.
Né ritagliare un po’ di cemento
per asciugare le lacrime.

Lorenzo Poggi

La maliziosa

LA MALINE

Dans la salle à manger brune, que parfumait
Une odeur de vernis et de fruits, à mon aise
Je ramassais un plat de je ne sais quel mets
Belge, et je m’épatais dans mon immense chaise.

En mangeant, j’écoutais l’horloge, – heureux et coi.
La cuisine s’ouvrit avec une bouffée,
Et la servante vint, je ne sais pas pourquoi,
Fichu moitié défait, malinement coiffée

Et, tout en promenant son petit doigt tremblant
Sur sa joue, un velours de pêche rose et blanc,
En faisant, de sa lèvre enfantine, une moue,

Elle arrangeait les plats, près de moi, pour m’aiser ;
– Puis, comme ça, – bien sûr pour avoir un baiser, –
Tout bas : “Sens donc, j’ai pris une froid sur la joue…”

§

Nella sala da pranzo bruna, profumata
D’un sentore di frutta e di vernice, prendo
Comodamente un piatto di non so qual pietanza
Belga, e mi lascio andare dentro alla sedia immensa.

Mangiando, lieto e calmo, ascolto l’orologio.
Si apre con un colpo di vento la cucina,
– Ed ecco venire, chissà perché, la serva,
Spettinata con arte, scialle sfatto,

E con ditino incerto sfiorandosi una guancia,
Velluto biancorosa di pesca, e atteggiando
A smorfia quella sua bocca infantile,

Per meglio accomodarmi dispone intorno i piatti;
– E poi, così, – ma si, voleva un bacio,-
Pian piano: “Senti, dice, ho una freddo alla guancia…”

ARTHUR RIMBAUD

Lo scialle

Vorrei lo scialle delle tue braccia
alla sera
quando l’umidità mi penetra.
Vorrei il velo delle tue carezze
per proteggermi da insetti.
Vorrei il segno delle tue labbra
per render rosate le mie guance.
Vorrei il tuo corpo su di me
abito per coprire nudità.

E su tutta me stessa
una cascata d’amore
con lo scroscio
della tua voce.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 21, 2011 at 07:25  Comments (12)  
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Mediterraneo

Toccati da uno scialle di terra,
qui viviamo;
cercando dei pertugi nel cielo
amando il mare.
Come si amano, a volte, per bisogno
le cose sconosciute e lontane.
Per bisogno
per poi gettare insieme alle viole
un po’ del triste
che ci ha corrotto il corpo e il pensiero.
O per lasciarci
con battiti di coda e di bocca,
come i pesci.
Tenendo gli occhi aperti per monito e splendore.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 6, 2010 at 07:36  Comments (4)  
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Questa notte

Questa notte
nulla mi potrà distogliere
neppure terremoto o tempesta
nè campanello cupo senza posa
nè picchiettio vorace di pioggia
o grandine sul mio velux
nè schianto di una porta
o schiamazzi sotto le finestre
neppure la chitarra del vicino
che suona melodie d’altri tempi.
Questa notte non voglio fare altro
che attendere l’alba avvolta in
scialle di lana fina color del tempo
in attesa del tuo risveglio
mentre ti guardo dormire
mentre copro il tuo corpo stanco
e lo medico da ferite dolorose
e m’arresto dinnanzi a frasi mozze
ogni volta che il male t’attraversa e
t’azzanna all’improvviso e tu
vorresti lenirlo con sonno eterno.
Ti parlo piano ma non senti e
mormoro parole quasi in canto
come nenia a piccolo cullato
per farti sentire anche solo
un attimo il calore di donna
che ti nutre di nuova vita.
Questa notte sta diventando alba
di suoni e colori ma io aspetto
un battito che mi dica che sei ancora
ancora per un poco qui con me.

Tinti Baldini