A tocchi a tocchi

risuona dentro
la paura
a volte giovane
dorata di scintille
perse nel tempo
altre
albero di notte
senza nidi
ora
oggi
fruscio
di rotaie che
trapassano
e poi
si perdono
tra le vene
e il cuore
e allora
divampa.
 
La carezza del
giorno
un poco sfredda
quel bubbone
e la mia
di mano grande
e amica
strappa  lenta
radici.

Tinti Baldini

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:17  Comments (18)  
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Tonight

MARIA:
Only you, you’re the only thing I’ll see forever.
1n my eyes, in my words and in ev’rything I do,
Nothing else but you.
Ever!

TONY:
And there’s nothing for me but Maria,
Ev’ry sight that I see is Maria.

MARIA:
Tony. Tony…

TONY:
Always you, ev’ry thought I’ll ever know,

MARIA:
Ev’rywhere I go, you’ll be, you and me! All the world is only you and me!

Tonight, tonight,
It all began tonight,
I saw you and the world went away.
Tonight, tonight,
There’s only you tonight,
What you are, what you do, what you say.

TONY:
Today, all day I had the feeling
A miracle would happen.
I know now I was right.

BOTH:
For here you are,
And what was just a world is a star
Tonight!
Tonight. tonight,
The world is full of light,
With suns and moons all over the place.
Tonight, tonight,
The world is wild and bright.
Going mad, shooting sparks into space.
Today the world was just an address.
A place for me to live in,
No better than all right,
But here you are
And what was just a world is a star
Tonight!

TONY:
Tonight! Tonight!
It all began tonight
I saw you and the world went away

BOTH:
Good night, good night,
Sleep well and when you dream,
Dream of me…
Tonight!

§

MARIA:
Solo tu, sei l’unica cosa che vedrò per sempre
Nei miei occhi, nelle mie parole e in tutto ciò che faccio,
Nient’altro, per sempre

TONY:
Non c’è nient’altro pe me se non Maria,
Tutto ciò che vedo è Maria

MARIA:
Tony Tony

TONY:
Sempre tu, ogni pensiero che avrò

MARIA:
Ed ovunque vado, saremo tu ed io! Tutto il mondo è solo tu e me!
Stanotte, stanotte,
Tutto è iniziato questa notte,
Ti ho visto e il mondo è scomparso
Stanotte, stanotte,
C’è solo questa sera,
Che cosa sei, cosa fai, quello che dici
Oggi, tutto il giorno avuto la sensazione
Che un miracolo sarebbe accaduto
Ora so che avevo ragione
Perché qui ci sei tu,
E quello che era solo un mondo ora è una stella
Stanotte!

ENTRAMBI:
Stanotte, stanotte,
Il mondo è pieno di luce,
Con soli e le lune dappertutto
Stanotte, stanotte,
Il mondo è selvaggio e luminoso
Impazzisco, divampano scintille nello spazio
Oggi per me il mondo era solo un indirizzo
Un posto in cui vivere,
Niente di più del meglio
Ma tu sei qui
E quello che era solo un mondo ora è una stella
Stanotte!

TONY:
Stanotte! Stanotte!
Tutto è iniziato questa notte
Ti ho visto e il mondo è scomparso

ENTRAMBI:

Buona notte! Buona notte!
Dormi bene, e quando sogni
Sogna di me…
Stanotte!

STEPHEN SONDHEIM      (musica di Leonard Bernstein)

Sarai madre anche tu

 
Sparita la pallida luna
è il sole che splende stanotte
mi avvolge, stupita, mi abbaglia
per quel suo potente brillare.
Attorno il buio è più buio
è me che vuole colpire
o sono i miei occhi lucenti
che vedono oltre il confine
quell’alba che dopo la notte
anticipata mio dono risorge.
La gioia che l’anima invade
lucore irradia e scintille.
È solo un pensiero d’amore
un augurio per te con il cuore.

Elide Colombo

Published in: on dicembre 15, 2011 at 07:43  Comments (5)  
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Fin dove

Sono qui
in questa carezza che fa sera
nel fascio di luce dei tuoi occhi
vestita solo di brividi
ad ascoltare la musica
dei tuoi sguardi
e, dentro,
la voce che sussurra
increspando l’anima.
Vivo d’attesa
le tue dita sul collo
dove la pelle freme
gli occhi chiusi
per vedere nel buio
accendersi scintille.
Le braccia sui fianchi
non mi muovo
solo le tue mani
tracciano mappe immaginarie
scendono sul dorso
– rabbrividisco-
sento la tua pelle
forse è la mia
non siamo più due corpi
siamo un abbraccio
mi tieni stretta contro il petto
m’inarchi
ti sento …
fin dove non conduce il pensiero.

astrofelia franca donà

Religioni

 
In principio era il verbo
e nel principio il fine
poi trasformato in mezzo
occasione bandiera
pretesto all’odio
Dal primitivo fuoco
saettano verso il cielo
d’orgoglio accese
scintille diverse, illuse
ognuna più dell’altra
di dissolvere le tenebre
dimentiche di Amore
unica verità che le accomuna.
Verità relegata tra le mura
di una moschea o di un tempio;
ecco i confini effimeri ove l’uomo
impotente a comprendere,
l’antica fiamma soffoca in un rito
un omaggio al ricordo, una finzione
per poi sfogare gli istinti più biechi
su questa terra che gli fu donata
e che s’intride del sangue del fratello
lui, cui sei giorni non sarebbero bastati
a fare tutto ciò;  lui creato a sua immagine
da Kabul a New York ovunque lui
che in ogni altro potrebbe specchiarsi
per quell’Amore eguale eppur diverso
lui,  perso sotto questo cielo
ove i bengala oscurano le stelle
risucchiato nel buio potrà un giorno
riconciliare le fedi nel ritorno?

Viviana Santandrea

Forza ragazzi, accendiamo un falò!

Brucia il deserto che io immaginai
con una palma e con un disco blu.

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Rispetto ad allora è più facile adesso:
pur non richieste, scintille di fuoco
vengono offerte su piatti di sangue.

Brucia il tappeto sul quale volai
verso la reggia del despota sogno.

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Buttiamo là dentro il peggio di noi
e la cupidigia che droga il tempo
fino a comprimere albe e tramonti.

Brucia quel mare dove nuotai
verso una nave armata di pace.

Aurelio Zucchi

Omaggio a Bei Dao

Vedono le forbici nascoste nella tempesta

Bei Dao

Un’estate precoce presta il fianco al ricordo

che marcia lungo una strada vuota.

distanza separazione silenzio

la mano immobile si appoggia su una pagina bianca

le forbici nascoste nei giorni hanno lasciato

solo numeri dispari

i colombi dichiarano la loro cittadinanza

nidificando sul davanzale della stanza

ma voli frenetici di rondini accendono scintille

ma non muovono la mano sulla carta.

Rosalba Casetti

Luci di Natale

Quando, per ospitare la colomba,
la briciola di un fragrante panettone
si poserà sul mio freddo terrazzo,
di colpo si accenderà la grotta.
*
Quando a posarla sarà uno di noi,
premeditata nel flusso della festa
o fosse anche per una distrazione,
la stella brillerà anche per gli altri.
*
Buon Natale – diceva mia madre
già dalle prime luci del mattino
tra dolci frette e succulenti fritti
mentre incartavo scintille per la notte.
*
Buon Natale – io le rispondevo –
ma… non si dice quando è proprio l’ora?
L’attesa é attesa – lei mi replicava –
più é lunga e più sarà il Messia.

Aurelio Zucchi

Scheletro con la falce

Quasi tutti gli umani hanno
paura della Morte, ma io ho visto
un’immagine di Vita: era una forma
giovane di donna, come quella
che al Piacere invita, teneva un po’
rialzata la sua gonna. Era la Morte:
bruna fanciulla che mi si mostrava.
Quali luoghi comuni della falce
e lo scheletro curvo? Ella era bella
e aveva gli occhi d’un marrone opàle.
In questa vita in cui l’uomo è nemico
anche del fratello, passa nei sogni
dell’età fiorita. Ci sorridiamo estatici.

Dopo tant’anni, quando ride bruta
la vita, con quell’invito perfido
bugiardo, tutta tossico e cicuta,
ora senti arido battere il cuore
una volta gagliardo: diventan bianchi
i tuoi capelli neri e di veleno
s’imbevono i pensieri; amaro piangi,
o sempre ridi: dinanzi al mondo
curvi la tua fronte, e all’anima
comandi: ridi, ridi anche se muore
chi ti vuol più bene, ma dentro
il petto sanguina il tuo cuore;
ed il tuo riso è un riso di dolore.

Disperando di te, della tua sorte
invocherai un angelo pietoso,
e sognerai l’oblio sol nella morte,
sol nella morte l’ultimo riposo.
E la morte verrà, bellissima
ridendo alla tua stolta preghiera.
Cinta di crisantemi e semprevivi
ti passerà daccanto lieve lieve
come sudario d’intangibil neve,
schernendoti dirà: stupido, vivi!
Danzavano una ridda senza fine
intorno a quella le Ore tempestose;
di sangue si tingevano le cose
della notte nell’ultimo confine.
Ai suoi piedi orchidee illanguidite,
eran di foglie gialle ed appassite,
ed era il Sogno, la Gloria e la Sorte:
Ella rivolse al ciel livido e nero
il supremo e terribile pensiero,
poi cadde in mezzo a quelle cose morte ….
Ella passava avvolta in bianchi veli,
muta il volto di cera e l’occhio nero,
per la strada che mena al cimitero,
ghirlandata di pallidi asfodeli.
Ella passava nei notturni geli .
con passo uguale, tacito e leggero,
il corpo eretto, rigido e severo,
mentre bagliori ardevano nei cieli.
Supplicando una grazia, ai suoi ginocchi
sfilava una funerea lunga schiera,
uomini e donne d’ogni età senza
lampi di lacrime negli occhi;
con lunghi sguardi di preghiera,
singhiozzi che gridavano: pietà.-
E una voce gentil, voce di pianto,
conosco – mormorava – ogni dolore,
sono stanco di vivere e soffrire …
E un’ altra: col mio bimbo al camposanto
ti prego lasciami dormire! – Col mio amore.
col mio povero amor fammi morire!…

E’ triste il cielo, oggi nereggia
una gran nube. Pioverà. Come
son tetri i monti senza sole. L’anima
è triste, l’anima non vuole andare
con dimessa fronte: vuole innalzare
sugli stolti come sopra un altare,
la mente e il cuore. Dall’alta vetta
che il sole bacia e indora in un saluto
all’abisso profondo e spaventoso,
lo stagno putrido s’imperla di vividi
riflessi e di scintille, se vi penetra il riso
di un’Aurora. La tua vita è la vita
un profumo dolcissimo inebriante
e la morte non vien gelidamente
a turbare il tuo sogno dall’oblio …

Paolo Santangelo

Attesa senza attesa

come un filo lento
tra le dita
sul cuscino
imbevuto di sonnolenza,
vedo i lumi teneri
cecati dal barbaglio,
il sol coi raggi
scorrazzar scintille
sulle stille di pianto,
l’onda che insiste
sulla battigia tormentata…
d’un tratto l’alba
col chiaror dei raggi
scioglie
le fantasie del buio,
mi richiama
a galla nello stagno
tra la moltitudine scolpita
e lo sguardo pietroso
della mummia.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 20, 2010 at 07:18  Comments (3)  
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