Vascello nella tempesta

Ho fatto di tutto per non affondare
imbarcando acqua di mare in tempesta,
spinto verso le aperte tombe di scogliere
grigie come sinistri manieri.
Pezzi di me ora galleggiano tra scogli
eretti come lapidi senza nomi e date.
Raccontano frammenti di storia e vita,
nel costante borbottio ripetono a cantilena
le stesse parole fino a quando improvvisa
un onda nuova quel frammento porterà
a largo e svanirà corroso.
Vascello sicuro e fiero di vele spiegate,
in ogni mare sospinto dai mutevoli venti
del destino ho navigato seguendo le stelle.
Ho solcato il mare dell’indifferenza umana
raccogliendo anime naufraghe lasciate
alla mercè dei vortici che la vita crea
In oceani del male ho fatto scalo in isole
di pace per prendere poi nuove rotte.
Nel mare del dolore che ogni nave solca
Ho chiuso i boccaporti del cuore perché
le immense onde sopra di me passassero
ricucite le vele strappate la rotta ho ripreso.
Solo al mare dell’amore mi sono arreso,
ho lasciato che questo vascello alla deriva
andasse, che i suoi venti le consumate vele
dell’anima tormentata stracciassero.
In quel mare dove gli altri mari si mischiano
e tutt’uno diventano, ho subito i flagellanti
flutti del male, del bene, dell’indifferenza
e della passione che più del sole acceca,
rendendo schiavi senza memoria e orgoglio
chi del dio amore agli acuminati scogli
nel naufragio mortale del cuore si consegna.

Claudio Pompi

Vorrei trasmettere

Vorrei trasmettere con le parole
ciò che i miei occhi vedono
Con un soffio mandarti il vento
che accarezza la mia pelle
Farti sentire il rumore delle onde
che si infrangono
sulle scogliere della Bretagna
Oltre il mio sguardo il nulla dell’orizzonte
sotto il nero degli abissi
attorno a me il silenzio

Gianna Faraon

Published in: on settembre 29, 2011 at 07:05  Comments (5)  
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Sonetto LIII

SONETO 53

Aquí está el pan, el vino, la mesa, la morada:
el menester del hombre, la mujer y la vida:
a este sitio corría la paz vertiginosa,
por esta luz ardió la común quemadura.

Honor a tus dos manos que vuelan preparando
los blancos resultados del canto y la cocina,
salve! la integridad de tus pies corredores,
viva! la bailarina que baila con la escoba.

Aquellos bruscos ríos con aguas y amenazas,
aquel atormentado pabellón de la espuma,
aquellos incendiarios panales y arrecifes

son hoy este reposo de tu sangre en la mía,
este cauce estrellado y azul como la noche,
esta simplicidad sin fin de la ternura.

§

Qui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimora:
il bisogno dell’uomo, la donna e la vita:
a questo luogo correva la pace vertiginosa,
per questa luce arse la comune bruciatura.

Onore alle tue mani che volan preparando
i bianchì risultati del canto e della cucina,
salve! L’integrità dei tuoi piedi corridori
viva! Ballerina che balli con la scopa.

Quei bruschi fiumi con acque e minacce,
quel tormentato stendardo della spuma,
quegl’incendiari favi e scogliere

son oggi questo riposo del tuo sangue nel mio,
quest’alveo stellato e azzurro come la notte,
questa semplicità senza fine della tenerezza.

PABLO NERUDA