Roseto Capo Spulico

 
Roseto,  m’affiora appena un roseo ricordo
ma sei dei miei il più bello pensiero
come da pulpito ergi il castello
su in vetta a dominare cielo e mare
sotto di te a strapiombo tra l’acque trasparenti
il muschio tra le pietre cangianti riflette
dal verde a l’azzurro e dolci parole
mentre ombreggia alla riva uno scoglio
i massi sostengono le onde, e
 il rosso s’inebria all’orizzonte
è tutto quel che ricordo.

Rosy Giglio

Che fantastica storia è la vita

Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore,
e mio padre e mia madre mi volevano dottore,
ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l’amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.

Mi chiamo Laura e sono laureata,
dopo mille concorsi faccio l’impiegata,
e mio padre e mia madre, una sola pensione,
fanno crescere Luca, il mio unico amore.
A volte penso che sia finita,
ma è proprio allora che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita.
E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.

Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore,
e del mare e del pesce sento ancora l’odore,
di mio Padre e mia Madre, su questa Croce,
nelle notti d’estate, sento ancora la voce.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita.

Mi chiamo Aicha, come una canzone,
sono la quarta di tremila persone,
su questo scoglio di buona speranza,
scelgo la vita, l’unica salva.
E quando penso che sia finita,
è proprio adesso che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita

ANTONELLO VENDITTI

Un amore

Un nastro di luna
adagiato sul mare,
un foulard
incastonato dal vento,
una scia di cipria
sospirante nell’aria.
*
Assaporando la notte
su gorgogliante spuma di scoglio
si scioglie inebriante
il ricordo di te.
*
Eravamo ragazzi
sulla riva dei sogni
guardavamo le stelle,
salivamo sui carri
a conquistare le orse.
*
Poi c’era l’amore,
un plaid sulla sabbia,
una siepe nascosta,
la gran voglia di te.
*
Ripensando quei giorni
mi giro di fianco
a cercare di nuovo
le labbra d’un tempo.

Lorenzo Poggi

Le ali della sera

Ho sentito arrivare la sera
eppure era ancora l’alba
avevan appena slacciato
il loro bottone le margherite.

Ho visto la sua ombra
di fianco al mio corpo.

Ho avvertito il suo respiro
soffiare dentro gli abiti
palpabile sulla mia pelle.

Ho sentito arrivare la sera
mani larghe come ali.

Catturò il mio cuore
per darlo all’ultimo gabbiano
fermo sullo scoglio
attendendo la notte.

Sandra Greggio

Published in: on marzo 13, 2012 at 07:01  Comments (13)  
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Sicura che per tutta la vita sarò

Sul punto di soffocare – le pareti
Della mia gola franano ad ogni colpo
Di vento – bloccando la strada
A merci che non arriveranno mai

A farsi odorare – ne’ gustare
Perché ogni profumo ed ogni essenza
Che sfiori la mia lingua sono più invadenti
Di un’intera montagna che crolla nel Mare.
Ma non possono dissolversi

Consapevoli come sono del loro peso
Insostenibile cercano di nascondersi – di non
Farsi trovare – e forse non le vedo
Ma il loro peso non possono
Farlo portare via dai gabbiani affamati.

Così la montagna affoga nell’acqua salata:
Le mie lacrime non sono che gli schizzi
Di quell’enorme infrangibile aguzzo scoglio
Di pietra – che quando non riesce ad essere

Dolcemente lambito dalla brezza della spiaggia
Non sopporta il calore e la luce accecante
Che mi permetterebbe di riconoscerlo
E sprofonda nel mio Mare rosso sangue

Nicole Marchesin

Tra le magie della prima fiaba

Davvero, non m’importa di sapere
dove ha inizio o finisce il mare.

Lo voglio immaginare senza età
nell’unico colore che può avere,
nato per caso o per un’alchimia
tra le magie della prima fiaba.

Con quel respiro che mi sembra il mio
quando le ansie rimuovono le onde
o un sorriso le ripiega al sole,
come il più giusto degli amori giusti
lui mi accompagna ad ogni nuovo passo.

La pelle bagna se la vede secca
e, poi, a scoglio tiepido la presta.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 7, 2011 at 07:34  Comments (3)  
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Se

 
Se riuscissi ad afferrare la luna
o almeno a sfiorare il suo volto
così da sentire più da vicino
il mite respiro che slaccia la notte,
l’antico segreto che arma i poeti,
la vibrazione d’eterno e infinito,
quel freddo da mille stelle falsato
prima che viri al caldo del cuore;
.
se fossi per una volta capace
di farmi vago in abisso incolore,
fluttuare tra il plancton di un mare
poco azzurrato dai miei sorrisi,
rifugio caro nell’ora a declino
com’è la pretesa dell’uomo perso
che nell’amore il porto non trova
ed acqua e sale in zucchero muta;
.
se credibile ciò fosse appena,
darei inizio al ripristino nuovo,
all’essere in corsa per un riscatto
d’eroe illuso nel tempo che vola.
Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
e forse ridono di me, del sogno
che come nuvola al sole si sfila
o come onda sullo scoglio s’infrange.

Aurelio Zucchi

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 2° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

Non posso scordare dove vanno i gabbiani

C’è chi getta un pezzo d’infinito
in mezzo alla stanza per fare rumore.
C’è chi si pavoneggia con un manto di stelle
 o chi si rimira allo specchio
 con lo scialle d’argento della cometa.

C’è chi s’accontenta di ruscelli e papaveri
e chi ascolta, scrivendo, il canto di uccelli.
C’è poi il respiro del mare,
e lo scoglio avvolto da schiuma
circondato da ancelle con ali bianche 
e la voce sgraziata.

Io no. Non mi accontento.
Non posso scordare dove vanno i gabbiani.
Né ritagliare un po’ di cemento
per asciugare le lacrime.

Lorenzo Poggi

Nun pò murì quadrato

Scatto di rimando alla stupida domanda
della richiesta… continua ed assurda.

Dei miei tanti difetti, è il solo imperdonato,
nel corso della vita s’è anche accentuato:
questa è la reazione …alla provocazione,
quando la miccia è accesa …c’è la detonazione

Contrariamente al salice…
che della neve esso si scrolla
io son come la quercia,
che della stessa il ramo spezza
o inversamente alla sabbia…
che assorbe il moto continuo dell’onda;
io son come lo scoglio…
che della corazza granitica infin lo spoglia.

Lo so, sono perdente e non mi pento …
e, analogamente a ciò che si dice dalle mie parti:
chillo ca nasce tunn’ …nun pò murì quadrato

Ciro Germano

Dove mi porta il cuore

Nei dormiveglia tornano momenti
dove il sonno si lascia carezzare
ed io lo cullo dolcemente, il cuore
si accosta alla piazzola
che mi conosce da lontani tempi
dove una Niki abbraccia con la vista
la scala delle note musicali,
paesini accesi sulla costa incontro,
si perde l’occhio nell’inseguimento…
dirimpetto sul mare la Calabria
appare, l’orizzonte, il faro
confuso fra stelle e le lampare…
Calliope porta gli occhi
alle poesie esposte
che si adagiano dolci su pendio
coricato su mare,
mentre leggo l’urlo che scorrazza
sullo scoglio
che gioca con la schiuma
qualche spruzzo
mi conduce sul viso
l’onda di ricordi
apro gli occhi
con la lacrima vera accanto ai sogni.

Giuseppe Stracuzzi