Bianco e nero

Sapessimo cercare
negli anfratti spugnosi
delle mezze verità,
nei mezzi toni dubbiosi
delle note in purezza
e chiudere nel marmo
segreti col saio,
potremmo alzare le mani
già piene di terra,
ascoltare disaccordi stonati
senza moti di rabbia,
accettare la pioggia e la neve,
deserti invivibili e ghiacci taglienti.  

Potremmo sederci
sul ciglio del fosso
e rovistare con mani
probabili vermi in libera uscita
senza punirci addosso
di colpe macchiate
da paure ancestrali.

Oppure alzare i veli
del nostro sconforto
accennando un sorriso
che contamini il mondo,
gettando al cestino
il bianco ed il nero
di false certezze.

Lorenzo Poggi

Delitto di paese

L’ASSASSINAT

C’est pas seulement à Paris
Que le crime fleurit
Nous, au village, aussi, l’on a
De beaux assassinats

Il avait la tête chenue
Et le cœur ingénu
Il eut un retour de printemps
Pour une de vingt ans

Mais la chair fraîch’, la tendre chair
Mon vieux, ça coûte cher
Au bout de cinq à six baisers
Son or fut épuisé

Quand sa menotte elle a tendue
Triste, il a répondu
Qu’il était pauvre comme Job
Elle a remis sa rob’

Elle alla quérir son coquin
Qu’avait l’appât du gain
Sont revenus chez le grigou
Faire un bien mauvais coup

Et pendant qu’il le lui tenait
Elle l’assassinait
On dit que, quand il expira
La langue ell’ lui montra

Mirent tout sens dessus dessous
Trouvèrent pas un sou
Mais des lettres de créanciers
Mais des saisies d’huissiers

Alors, prise d’un vrai remords
Elle eut chagrin du mort
Et, sur lui, tombant à genoux,
Ell’ dit : ” Pardonne-nous ! ”

Quand les gendarm’s sont arrivés
En pleurs ils l’ont trouvée
C’est une larme au fond des yeux
Qui lui valut les cieux

Et le matin qu’on la pendit
Ell’ fut en paradis
Certains dévots, depuis ce temps
Sont un peu mécontents

C’est pas seulement à Paris
Que le crime fleurit
Nous, au village, aussi, l’on

GEORGES BRASSENS

§

Non tutti nella capitale

sbocciano i fiori del male,

qualche assassinio senza pretese

lo abbiamo anche noi in paese.

Qualche assassinio senza pretese

lo abbiamo anche noi qui in paese.

Aveva il capo tutto bianco

ma il cuore non ancor stanco

gli ritornò a battere in fretta

per una giovinetta.

Gli ritornò a battere in fretta

per una giovinetta.

Ma la sua voglia troppo viva

subito gli esauriva,

in quattro baci e una carezza

l’ultima giovinezza.

In quattro baci e una carezza

l’ultima giovinezza.

Quando la mano lei gli tese

triste lui le rispose,

d’essere povero in bolletta

lei si rivestì in fretta.

D’essere povero in bolletta

lei si rivestì in fretta.

E andò a cercare il suo compagno

partecipe del guadagno

e ritornò col protettore

dal vecchio truffatore.

E ritornò col protettore

dal vecchio truffatore.

Mentre lui fermo lo teneva

sei volte lo accoltellava

dicon che quando lui spirò

la lingua lei gli mostrò.

Dicon che quando lui spirò

la lingua lei gli mostrò.

Misero tutto sotto sopra

senza trovare un soldo

ma solo un mucchio di cambiali

e di atti giudiziari.

Ma solo un mucchio di cambiali

e di atti giudiziari.

Allora presi dallo sconforto

e dal rimpianto del morto,

si inginocchiaron sul poveruomo

chiedendogli perdono.

Si inginocchiaron sul poveruomo

chiedendogli perdono.

Quando i gendarmi sono entrati

piangenti li han trovati

fu qualche lacrima sul viso

a dargli il paradiso.

Fu qualche lacrima sul viso

a dargli il paradiso.

E quando furono impiccati

volarono fra i beati

qualche beghino di questo fatto

fu poco soddisfatto.

Qualche beghino di questo fatto

fu poco soddisfatto.

Non tutti nella capitale

sbocciano i fiori del male,

qualche assassinio senza pretese

lo abbiamo anche noi in paese.

Qualche assassinio senza pretese

lo abbiamo anche noi qui in paese.

FABRIZIO DE ANDRÉ

 

Medesima conclusione

Signore!

Sono stanco e sconfortato
della vita che mi hai dato,
i problemi sono tanti,
e le ingiustizie altrettante

Da buon capofamiglia
faccio tutto per i figli,
impegnato a lavorare
per poterli soddisfare,
ma la crisi generale
ha buttato tutto all’aria

La domanda che ora pongo
nel sistema che è quello attuale:
le bollette della luce, del metano
e delle varie erogazioni
potrebbe esser possibile estinguerle
…profferendo le orazioni ?

E, laddove questa richiesta
non potesse esser accolta …
qual è allora l’alternativa allo sconforto
in mancanza di stipendio…
o dell’introito previsto ?

Credo d’aver capito …
in assenza di risposta
le possibili soluzioni :

quella di mettersi una corda al collo,
e darsi uno strattone,
oppur uscir di senno…
che è la medesima conclusione

Ciro Germano

Innamòrati

 
Innamòrati  di un sorriso
di un somaro che non sappia contare i baci,
innamòrati di un’idea
e fa che non sia solo tua,
innamòrati del mare
quando dentro si tuffa il sole,
innamòrati di un uomo
che sappia chiedere perdono,
che abbia sempre monetine in tasca
e milioni di sogni in testa.
Innamòrati di un dolore ed accoppialo col tuo,
non nascerà un grande amore
ma qualcosa di più che è la compassione,
e con passione vivi i giorni
e riposa l’anima nelle notti fredde,
pòrtati a letto milioni di parole sotto le coperte
saranno cenere o sconforto.
Innamòrati di quello che hai da dire
ma non trovi mai il tempo,
impara a memoria il nome delle tue paure,
pàssatele tra le dita come grani di un rosario,
questo è il conto da pagare
per ogni risata, per ogni pazzia,
anche la poesia ha un prezzo
ma nessuno sa quale sia.

Maria Attanasio

Autodafé

 
Mi espongo ad un declino insolito
anche per un vivente incallito,
ieri sera ci siam mangiati tutte le virgole
ci credo poi che non riesco a dormire
ed io maledico l’insonnia che mi priva dei sogni
dei vivi e dei morti
che in un empireo mio soltanto
mi aggiornanano sul mondo.
Brucio di solitudine
perchè ogni amico è mio soltanto,
invece alla gente piace vivere circondata
da altra gente che quando parla sputa.
Almeno dicessero cose sensate
senza sbagliare i verbi
perchè i concetti chi glieli tocca
a questa massa di balordi
pieni di fede nell’amore per il prossimo,
anch’io lo amo,
ma che non mi stia troppo addosso.
In questa valle oscura mi espongo ad un declino insolito
che vuoi che sia se dopo ci sarà Luce
e sarà per tutti, altrimenti senza perdono
c’è un altro disoccupato in giro, Dio.
Per ora amici perdenti quanto me
o vincenti come non sarò mai,
toglietemi il fumo dagli occhi
chè possa vedere almeno su qualche volto
lo sconforto.

Maria Attanasio

Mal di malumore

(Un’iperbole)


Non v’è a coprire il capo
l’indefinito indaco,
la sua mano turchina
ingenerosa di spazio così
che rigirarsi in un sepolcro
varrebbe ludico nuotare.
Nè un sole rinsecchito
a sghiacciare mai un livore
uno spiccio appagamento
quando fa da palandrana il niente:
porzione di cielo
che infeltrisce indosso la pelle
la flessibilità d’un canto
ogni folata di parola
che sproni l’Io ad ignorarsi a fondo.

Non v’è per l’uomo insoddisfatto
lenimento alcuno
che sia pur striminzito
lembo celeste d’accoglienza
una parvenza appena
di divina compassione
al più, trascurabile brezza
che almeno un po’ rinnovi.
Braccato da sconforto
tenta la fuga e parte
di norma col pensiero
per escursioni oniriche
o fantastico esplorare.

Giusto manca
l’evenienza vera di viaggiare
e nella testa forma prende
l’unica visione di speranza:
una mongolfiera immensa
da cui lanciare perle rosse di pianto
e come zavorra
il cuore in sovrappeso.

Daniela Procida

Ha il tuo volto

Ha il tuo volto il pensiero
ma non mi riconosce
non sa di me l’ora in cui divengo
fiume
e di nostalgia m’è il mare,
in cui affondo
L’ala del Sud stesa oltre
l’orizzonte.

Ti porterei
catturandoti nella pupilla
d’ogni mio credo
che sia pur luce flebile nella mente
bensì spicchio di mela acerba,
residuo di sangue nell’ora
delle sue doglie

se poi, in questo cielo concavo
che mi risuona dentro
non sapessi più affondare le mani

per saperti esistere
in un attimo che mi divora
lo sconforto
e l’addio attorno si espande.

ma vane parole son le mie
se sol immaginarti
accanto non m’uccide

quanto – l’averci mai, il non viverci affatto.

Anileda Xeka