Matematica…virtuale…ma non troppo

§[(Sottoposta a sequestro in espressione algebrica,
numero in celle di svolgimenti obbligati,
incontro / scontro segni aritmetici
sottraenti, divisori, mai sommanti
o moltiplicatori i risultati miei.
Stanca inciampo, prendo sviste,
cado in fallo ed altero i passaggi,
i computi, dunque l’esito finale sacrosanto
per l’evasione da tonde, quadre, parentesi graffe)]§ =

Daniela Procida

Sarà

Non ricadrà sugli omeri miei
il crine che ieri carezzasti,
s’ondulerà morbido ancora domani
come tregua finale sulla tua spalla,
compagna di chi t’ha dedicato speranze
i mille volti del tormento
i mille ed uno dell’esultanza.
Avrà il colore sciupato delle rughe,
piene, quelle della nostra vita,
la levità ed il peso dell’unione
o l’utile amarezza di certe strane fughe.
Colerà il benefico riposo con l’ennesimo scontro
e la resa compirà il talamo avviato
del sogno lungo che giurammo.
Fumigando d’incenso le ferite
ci planeremo liscio l’uno dentro l’altro,
si tergeranno le anime di pace
nel confortevole amplesso delle ultime sere.

Daniela Procida

Una canzone araba

vibrava sulle corde
della cesura intrisa
di silenzio affollato
di calpestio di passi,
presi il filo sottile
nelle mani
e mi lasciai condurre
verso la scaturigine
seduta
sugli scalini
a fondo dell’U-Bahn
dove sostano gocce di vapore
e gli odori pressanti
del ritrovo
che non conosce il sole…
era come una sorta di profumo
che penetrava il cuore
quella voce,
scandiva sulla pelle
nello scontro
di ombre e luci
un sobbalzo di brividi,
luminose fonti
incastonate
da una folta chioma
a mala pena ardivano
il tesoro
che si celava
dietro un velo di stracci,
e frettolosi accenti
senza occhi
le passavano accanto
indisturbati.

Giuseppe Stracuzzi

Tu eri l’uragano

TÚ ERAS EL HURACÁN

Tú eras el huracán y yo la alta

torre que desafía su poder:

¡tenías que estrellarte o que abatirme!…

¡No pudo ser!

Tú eras el océano y yo la enhiesta

roca que firme aguarda su vaivén:

¡tenías que romperte o que arrancarme!…

¡No pudo ser!

Hermosa tú, yo altivo: acostumbrados

uno a arrollar, el otro a no ceder;

la senda estrecha, inevitable el choque…

¡No pudo ser!

§

Tu eri l’uragano e io l’alta torre che sfida il suo potere:

dovevi schiantarti o abbattermi…

Non è potuto essere!

Tu eri l’Oceano e io la eretta roccia

che salda attende il suo ondeggiare:

dovevi rifrangerti o sradicarmi!

Non è potuto essere!

Bella tu, io altero;

abituati l’una a travolgere, l’altro a non cedere;

il sentiero stretto, inevitabile lo scontro…

Non è potuto essere!

GUSTAVO ADOLFO BÉCQUER

Casida della donna distesa

CASIDA DE LA MUJER TENDIDA

Verte desnuda es recordar la Tierra.

La Tierra lisa, limpia de caballos.

La Tierra sin un junco, forma pura

cerrada al porvenir: confín de plata.

Verte desnuda es comprender el ansia

de la lluvia que busca débil talle

o la fiebre del mar de inmenso rostro

sin encontrar la luz de su mejilla.

La sangre sonará por las alcobas

y vendrá con espada fulgurante,

pero tú no sabrás dónde se ocultan

el corazón de sapo o la violeta.

Tu vientre es una lucha de raíces,

tus labios son un alba sin contorno,

bajo las rosas tibias de la cama

los muertos gimen esperando turno.

§

Vederti nuda è rievocare la terra.
La terra piana e priva di cavalli.
La terra senza un giunco, forma pura
chiusa al futuro: confine d’argento.

Vederti nuda è comprendere l’ansia
della pioggia che cerca fragili fianchi,
o la febbre del mare dal volto immenso
che non trova la luce della sua guancia.

Il sangue risuonerà nelle alcove
e verrà con spada di folgore,
ma tu non saprai dove si celano
il cuore di rospo o la violetta.

Il tuo ventre è uno scontro di radici,
le tue labbra un’alba senza profilo,
e sotto le tiepide rose del letto gemono
i morti, in attesa del loro turno.

FEDERICO GARCIA LORCA