Sonetto LIII

SONETO 53

Aquí está el pan, el vino, la mesa, la morada:
el menester del hombre, la mujer y la vida:
a este sitio corría la paz vertiginosa,
por esta luz ardió la común quemadura.

Honor a tus dos manos que vuelan preparando
los blancos resultados del canto y la cocina,
salve! la integridad de tus pies corredores,
viva! la bailarina que baila con la escoba.

Aquellos bruscos ríos con aguas y amenazas,
aquel atormentado pabellón de la espuma,
aquellos incendiarios panales y arrecifes

son hoy este reposo de tu sangre en la mía,
este cauce estrellado y azul como la noche,
esta simplicidad sin fin de la ternura.

§

Qui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimora:
il bisogno dell’uomo, la donna e la vita:
a questo luogo correva la pace vertiginosa,
per questa luce arse la comune bruciatura.

Onore alle tue mani che volan preparando
i bianchì risultati del canto e della cucina,
salve! L’integrità dei tuoi piedi corridori
viva! Ballerina che balli con la scopa.

Quei bruschi fiumi con acque e minacce,
quel tormentato stendardo della spuma,
quegl’incendiari favi e scogliere

son oggi questo riposo del tuo sangue nel mio,
quest’alveo stellato e azzurro come la notte,
questa semplicità senza fine della tenerezza.

PABLO NERUDA

Il silenzio dell’allodola

Non importa che giorno è oggi.
La sveglia suona anche nei giorni di festa
come oggi, che non è necessariamente domenica.
Giorni uguali a quotidianità rattoppate da doveri
e inseguimento di soldo sporco, letale
d’ogni libertà ormai usurata
dagli incravattati perbene.

Tu dormi ancora nel tuo letto
e mai vorrei farti vedere il vuoto
dei miei occhi che non sanno uscire
da una prigione d’amore
consumata in violenza d’un vizio
che ho lasciato perdere
da quando hai deciso di venire al mondo.

Mi ascolti sovrano nei miei sensi di colpa;
lo trasmetto col mio portarti un pezzo di pane
con una nutella che non potrei permettermi,
ma tutto accetto, tranne quel po’ di buono
che mai oserei togliere ad un palato
che fino all’altro ieri mi rigavi d’emozione il viso
e non riuscivo a trattenermi dal pianto.

I giorni di sole come giorni di pioggia.
Non sanno fare la differenza.
E’ tutto annebbiato da tristezza di solitudine
non condivisa.

Parlano di luoghi lontani tutte queste voci
ammassate nella ricerca di scoop inventati
oltre le semplici verità di immense sofferenze.

E di me si parla poco.
Solo perché sono italiana generosa di vita
alla cui vita non so dare altro che assenza.
Il sostegno è una sabbia mobile che mi sta facendo affogare.
L’italianità e la mia unione con te
è spenta da bombe lacrimogene
che mi sento sullo sguardo anche se buttate a distanza.

Gioia come tristezza.
Non c’è nessuna differenza.

Almeno oggi sto afferrando la mia apatia
incarnata da una scopa che spolvera tutte le sporcizie
d’una ricchezza falsamente raccomandata
in uffici di Gran Ricchezza:
simboleggiano il potere
e la mia schiavitù venduta al miglior offerente.

Glò

L’Italia

E’ un paese l’Italia dove tutto va male
lo diceva mio nonno che era meridionale
lo pensavano in tanti comunisti presunti
e no…

E’ un paese l’Italia che governano loro
lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro
e credeva nei preti che chiedevano i voti
anche a Dio…

E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà
la ricchezza più assurda dalla solita merda
coppie gay dalle coppie normali
è un paese l’Italia che rimane fra i pali
come Zoff…

E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate
dalle carezze di un branco cresciuto
dentro gabbie dorate
perchè è un paese l’Italia dove tutto finisce così
nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno
per le mani bucate dei partiti del giorno
che hanno dato all’Italia
per volare nel cielo d’Europa
una misera scopa.

E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà
nelle notti estasiate, nelle vite svuotate
dalla fame dei nuovi padroni
è un paese l’Italia che c’ha rotto i coglioni!

Ma è un paese l’Italia che si tuffa nel mare
è una vecchia canzone che vogliamo tornare a cantare
perchè se l’ignoranza non è madre di niente
e ogni cosa rimane com’è
nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore
di un’Italia che aspetta la sua storia d’amore.

MARCO MASINI

Halloween

Nella notte scura la luna
risplende e ci osserva
Una scopa veloce l’attraversa
è quella della strega
che ci incontra nel
ricordo dei morti.
Nella stanza la luce tremolante
si adagia sul muro
Gareggiando nel vento
altre streghe volano
sfiorando le nuvole.
Invano cerco di dormire
pensieri di persone morte
si affollano nella mia mente
mi sotterro sotto le coperte
cercando di lasciare fuori
quelle visioni
che permangono finché
giunge l’alba

Marcello Plavier

Published in: on ottobre 31, 2010 at 07:19  Comments (9)  
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Ballata con tressette



dove trionfa l’umana voglia di libertà e, spezzati/bruciati
veleno e vecchiume, si parte per l’etere intinti di vino e mare.

Se tenero è il mattino e spira un po’ di vento
durante la giornata potrò esser contento!
Al color dell’inganno non parlerò da solo
ma giocherò a scopa seduto sopra un molo
spezzando sigarette: poi metterò in paiolo
un rancido fantasma ed un ripensamento!
E sprizzerò di vino capelli sei d’argento
celati sotto il lobo: così le stelle rare
di Acquario che vedremo rollare dentro il mare
riluceranno ghiacce nel magico momento!
Quiritta arriva svelto un vecchio campagnolo
con alluce dolente e in braccio un riccio matto
amante del dolcetto: è un fatuo ammazzasette
il povero fellone ed urla come un gatto
che ai dadi vuol giocarsi oppure anche a tressette
i peli del suo mento. Infine un rosignolo
in viaggio su una radio rivolto ad un lenzuolo
gli narra la speranza di vendere a Milano
risate e zafferano: mi afferro alla sua mano
e son così contento che vo con lui nel vento!

Sandro Sermenghi