Porre un freno alla stoltezza

 
Non serve indossare
alcun salvagente
quando l’onda nera arriva
e spazza via ogni speranza
anche l’ora di sole mesta fugge
e dopo attimi che durano secoli di terrore
si torna a contare i morti
si torna nella trincea della vita
ad aspettare un segnale di ripresa
che sembra rimanere avvolto nel nulla
certo la natura è imponderabile
non si può prevedere l’entità di un terremoto
né la vastità di uno tsunami
ma porre freno alla stoltezza
alla corsa folle dell’energia nucleare
è necessario quanto l’aria che respiriamo
se non vogliamo davvero
scavarci col plutonio la fossa indistruttibile
per la somma di tutte le vite e i lustri futuri
fra 24.000 anni non oso immaginare
chi possa ancora disseppellire scorie fra le macerie
della nostra imbalsamata umanità.

Roberta Bagnoli

Residui

Residui…scorie…rimanenze…scarti…
di quello che vien fatto in tutto il mondo
che al mondo van coprendone la pelle
come una coltre insana, che è minaccia
che sempre s’avvicina, e i boschi e i prati
ghermiscono a quel troppo disattento
erede universale;
pesano su ognuno,
anche a chi ricorre a la finzione
di non saperne niente.

Scorie a nutrir carote e teste d’aglio,
e scarti di città, in periferia,
di gomme e di lamiere deformate,
di miserie – residui – e di opulenze,
e rimanenze, a crescere…montagne…
ed a mortificar chi le respira…
Profuman l’aria putridi miasmi
nell’orride sembianze d’un inferno.

Pure il latte materno è messo al bando,
e chi lo succhia, e la mammella, insieme,
se giudicati scarto…
E scarti, e scorie, e rimanenze…umane
lontan dai nostri spazi progettiamo,
nascosti in mezzo a truci indifferenze,
dietro le nebbie che spruzziamo apposta.
Popoli interi vengono scansati,
lasciati al caso, quando il caso è ostile,
quando una brioche può farsi in due,
ma più che pietra è dura da tagliare!

Armando Bettozzi

I_nazione

si può finire da un momento all’altro
siamo già stati bombardati siamo
tra i cumuli di morti e le discariche
di scorie radioattive

si può finire da un momento all’altro
perdonate l’anafora
si può finire e non sarà morire
nella pace di un letto

non sarà un baciamano a farci inermi
né ragioni di stato a trarci fuori
questo stivale armato in mezzo al mare
ultima thule
a guerra dichiarata e lunapiena
per interposta nazione

Cristina Bove

Published in: on aprile 6, 2011 at 07:15  Comments (6)  
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Gli occhi del pensiero

Il volo si ferisce le ali
fissando le impronte
che non copre
la tempesta di sabbia di silenzi,
il sole decurtato
nicchia
immerso nei viluppi ciechi…
dallo strato pellucido traspare
l’eco incontenibile dell’ombre:
di Auschwitz eccetera,
delle crudeli croci dei romani,
delle inquisizioni
della chiesa cattolica macchiata…
inviluppata dalla vacua veste
introrsa efferatezza si rivolta
il nappo delle scorie
sorseggiando…
rintoccano i riflessi accarezzati
nella bestia umana
che non cambia.

Giuseppe Stracuzzi