Le ortensie

Sembravano tuonare, le ortensie, nel giardino
quando nascosti bene per gioco là amavamo
fare come gli uccelli che s’alzano, improvvisi
per correre alla tana da tutti noi decisa:
la bocca di una vecchia fontana.
Era settembre
il fresco delle sei della sera ci incontrava
come le madri uscite dagli stabilimenti,
pronte a dettare burro e due cose per bottega.
Un’ora solamente e poi casa, era settembre
il rischio grande d’esser felici a poche cose:
i fuochi per il santo, le bancarelle e i dolci.
Il rivolo che s’era formato il nostro fiume
la meliga e le vecchie robinie un po’ Salgari.
E poi i saluti dalle ringhiere
giù in cortile, le bici incatenate, i gatti rossi usciti
a fare scorta d’ultime luci
e poi la notte.

Massimo Botturi

La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola “bosco”.

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

WISŁAWA SZYMBORSKA

Cattiva me

 
 
Cattiva me
Sempre un passo indietro
Sospesa ma non in volo
Cuore di burro di sole
Di riso e acqua di mare
Così simile al sapore delle lacrime
Dolore di una ferita aperta malamente ricucita.
.
Cattiva me
Così sola dimenticata
Dalla mia stessa storia
Piena di Nomi
In fila come croci
Cimitero di guerra
E nemmeno una battaglia persa in fondo.
.
Cattiva me
Cosa mi manca
Per essere meno stanca
E colorare anche il cielo più nero
Ed essere contenta
Di tutte le parole di scorta
Che ho ancora nell’anima
Rea confessa e assolta
Cattiva me.

Maria Attanasio

La canzone di Marinella

Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta

bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone

e c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi

furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle

dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta

questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno , come le rose

e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.

FABRIZIO DE ANDRÉ

Torture

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.

Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo ne risponde
era, è e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.

Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso.
Il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.

WISŁAWA SZYMBORSKA

La donna di scorta

All’alba abbracci un cuscino,
senza un saluto, sfiorata da un bacio
che neppure hai sentito.
Non saprai mai che sapore ha
quel caffè del mattino con lui.
Più dell’altra in segreto ami
ma in silenzio soffri e taci il tuo amore.
Attenta a non lasciar tracce che di te
all’altra parlerebbero.
A lui regali attimi di felicità
e dopo quel rapido saluto felice
non sei.
Alla sera guardi il telefono muto,
vorresti chiamare ma non puoi,
l’amore nascosto ha regole dure.
Amore senza libertà è il tuo.
Non festeggi anniversari con lui,
ami senza chiedere e per amore
dai.
Sogni una casa che non avrai,
il supermercato che con lui
non vedrai.
Sei la donna di scorta, l’isola
sperduta dove lui ogni volta
naufrago s’adagia.
Sei quello che l’altra non è,
sei fatta d’amore assoluto,
quello che la gente ipocrita
addita e offende.

Claudio Pompi

La ragazza di Godot

È la ragazza di periferia
impigliata dentro a una valigia
di sogni ripiegati
insieme a dei blue jeans
tagliati a zampa
nella borsetta un sorriso di scorta
da offrire nel caso in cui
-il caso lo volesse-
e un fazzoletto di lino ricamato
con due gocce di acqua santa
per accontentare Rosa.

E’ lei che sempre si ribella
quando tampona le ferite
che non asciugheranno
e orna ancora poche forme
con pizzi e reti color carne
mentre aspetta…

acciuffa desideri e poi li imbusta
destinazione ignota.

Beatrice Zanini

Se ti guardo con gli occhi

Se ti guardo con gli occhi
che avrò tra 20 anni mi piaci ancora
ed ancora ti seguo felice
senza sapere dov’è che vai

ci sono strade che non portano
più in là del nostro cuore
ma va bene così

se ti guardo con gli occhi
che avrò tra 20 anni ancora rido
del tuo ridere e so che menti
sapendo di mentire
e se scelgo di crederti è per non perdere l’occasione
di avere una risata di scorta
la chiave della tua porta
sempre chiusa mi attira

ci sono strade che non portano
avanti ma indietro
e tu rischi di perdere qualcosa

se ti guardo con gli occhi
che avrò tra 20 anni ancora sei lì
che calcoli probabili varianti
per seguire la strada più breve per arrivare al mare
come facciamo noi in pieno inverno
ché è scuro ed arrabbiato
quasi come me quando ho dormito male
e non so cosa aspettarmi del giorno
in cui entro a gamba tesa
pronta al fallo già quasi arresa
all’insensibilità del prossimo in fila
davanti al mio sportello a chiedere informazioni
riservate su come saremo
se arriveremo ad essere due con 20 anni in più.

Maria Attanasio