Origami

scrittura di carta
amalgamata
rosa- ritorta
pagina senza ritagli
volta all’illusione:
semplice lato sfumato
della mia condizione
Giorno giocato con la regola
dell‘impaginazione
che si reclina osservata
dalla mia piega sorridente sul foglio.

Aurelia Tieghi

Natalità


Il ” Frutto Divino” …sul giaciglio di fieno,
tra il bue e l’asinello nell’umile stalla,
con la mamma radiosa …
che osserva quel viso dal destino glorioso
e il gentile Giuseppe che lo contempla attonito,
con lo sguardo ammirato…
ed è grato dall’essere stato dal fato sortito,
quale padre adottante dell’immane portento
Una stella nel cielo…la più grande tra esse,
che illumina il mondo ed annuncia prodigi
indicando la meta ai reverenziali tre magi
Evento Sacrale o eccezionale scrittura ?
E’ certo, e sicuro…
che come la fede per la speranza,
l’esclusione dal dubbio ….è la coscienza

Ciro Germano

Inanità

C’è una distanza
fra me ed il tempo
a farmi soffrire,
che è
inane lotta d’affermazione
in un compromesso
prestampato e obbligatorio.
Scrittura privata
in cui vige solo
lo spegnersi d’un prima
speso male,
l’assenza d’un poi
avaro
di nuova occasione.

Daniela Procida

Published in: on giugno 11, 2010 at 07:12  Comments (3)  
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Geovianamente


Parola di Dio è il loro ossequiare
son pieni di  dogmi
non riesci a fiatare
per dire che forse
la vera Scrittura
ancora non c’è
opini, disserti
ma loro imperterriti
sciorinano frasi
ormai  digerite
e non ancora capite
però sono grandi
la fede è potente
il credo apre loro
la strada del bene
non sono dotati
di grande sapere
ma trovano sempre
il versetto che
fa loro piacere
con tatto discreto
faccio gesto  di pronto commiato
mi hanno stancato coi dogmi
che lasciano il popolo soffrire reietto
vorrei continuare il nostro parlare
ma gli ottusi non sanno capire
che al mondo, potendo, si viene
a ben vivere e non a patire
pazienza, se il prezzo per il nirvana
è quello del verbo
m’accontento, eccome,
di  una piccola diavola silente e carina
che le cose le fa senza manfrina.

Marcello Plavier

Caro destino


Caro destino,
se succede di scrivere a qualcuno
che non conosco se non é di fama,
questa scrittura piega e si colora
al garbo che in questi casi impera.

Ti chiederò dove ti trovi ora,
se il tuo viso é corrucciato o no,
quale sorriso accendi la mattina
e quanto vale un tuo cenno su di me.

Per non rischiare troppa confidenza
dovrei smettere di darti questo tu
ma gli anni che hai contaminato
sono già tanti e quindi rischio un po’.

Sarò gentile ma nel frattempo, tu,
non t’intromettere domani e dopo
nei sogni che vorrò fare ancora
nei quali amore cerco e amore do.

Ti prego, tu che non sai chi sei,
non disturbarmi in quelle belle notti
che mi vedranno da aspirante eroe
vestire l’aria di leggenda e mito.

Non presentarti da avversa dama
tra le pedine che allora muoverò.
Lascia vuota una casella bianca
dove assestare l’agognata sfida.

Quasi tuo,
Aurelio

Aurelio Zucchi

Sarà…


Sarà che preferisco i poeti ai Santi
lontana dalla terra come i naviganti,
tutto mi appare
come un’ombra indefinita,
scrittura in codice
che non so decifrare,
anche la Musa sa che per soffrire
ci vuole fisico adatto e compassione.
Sarà che ai preti
preferisco i padri del deserto,
quelli che per amare il prossimo
nemmeno tentavano di incontrarlo,
anche la Morte sa
che il ricco e bello
hanno lo stesso destino
del povero e anche brutto.
Sarà che preferisco la Memoria
alla revisione della Storia
“vista nel contesto dei recenti
ritrovamenti di documenti fino ad oggi
rimasti segreti”,
anche la Vita sa che la saggezza
non sempre è dei vecchi,
ed un filo di pazzia c’è per tutti.

Maria Attanasio