Suono di pioggia


si sta bene
sotto le onde d’oca
ascolto quel rumore diverso
come un ballo festoso
cambiano i suoni, i ritmi, di
quel scrosciare imprevedibile
un rito che invoca tacchi di flamenco
sferzate di luce piena
disegnano lance in volo
e corde d’acciaio precipitano
balzando a zampillo
ruote schiacciano a ventaglio
vuoti riempiti
e suoni si ripetano, anche nella mente
tra ricordi di baci bagnati,
una pioggia, gustata
nella placida pigrizia

Rosy Giglio

L’amante

Nebbia, morbida sei, che quasi
parmi di carezzarti con la mano.
A me ti stringi, m’avviluppi
quasi impalpabile amante, lieve,
col respiro breve, sento tremare
quel bacio freddo strano. Con acre
voluttà, guardo nel grigio opale
del tuo bel corpo andando oltre
al tuo opacotorbido bagliore,
per questa ipocrisìa losca e sinistra.
Tormentato da subdoli pensieri,
ambigui e foschi, vorrei vederti
vaporar lontano. Vinta, distrutta, doma.

Rapido giunge all’improvviso il vento,
quasi ciclone turbine. Una brillanza
improvvida: un tetto sporge e disegna
una sagoma nera nel cielo. Un cane dorme.
Silenzio. Un guizzo rossastro e un tuono
squarcia la notte orrenda. Nel plumbeo
deserto animato dal rotto ansimar
della pioggia furente, il cane guaisce.
Un attimo: il cielo s’infiamma,
improvviso, l’intenso bagliore. Uno schianto.
La terra, la pavida terra che trema.
Più il lampo non sfreccia, non rompe
la tenebra immane. Nel cupo scrosciare
c’è il cane, barbaglio terrore negli occhi,
che fugge. Ululando.

Paolo Santangelo