Innamorarsi e non morire

Alle nuvole, mai!
Di notte non mi fido…
sarà perché sono segrete,
sarà perché non gli do forme:
un cesto di fiori, una sorgente,
un tulipano dal caule strambo,
un viso tra i tanti preferiti.

Affida alle stelle
(se stelle ci sono)
il bell’esistere nella propizia notte,
il suono assolto del tuo ti amo,
lo scoppio magico del suo ti amo.

L’eco dell’eco scombinerà la Terra,
stazionerà su chiome d’uliveti e peschi,
farà il solletico a una chitarra spenta,
di rose dormienti alzerà il pelo.

Specchia nel mare
(il mare c’è sempre)
fronte, profilo e cuore dell’amore
ed in certe ore che ora tu non vedi
andrai a cercarlo tra le prime onde!

Innamorarsi e non morire…

Scopiazzerai l’inimitata luna.
Dissolve lei la falce e il cerchio
dando un segnale d’ultimo addio
ma già domani è su, rinata.

Aurelio Zucchi

Una mattina a Monte Sole

 
Vi ho guardate dormire
come prese da morte
nella stanza un sonno
disteso e immobile
a prendere tutto lo spazio
nei vostri corpi poggiati
sui letti scomposti bocconi
non vi vedevo i volti.
Nella luce fioca del mattino
filtrata dalla tenda
nulla di sospeso
tutto pareva irrimediabilmente
definito e statico.
Solo il suono ritmato
del sonno di Giulia
era nell’aria chiusa
segnale di vita.
Ho disceso adagio i gradini
un grillo accanto alla doccia
le gocce fresche sulla pelle
hanno tolto quella frase d’angoscia
sono entrata in silenzio in cucina
alla finestra aperta
ho raccolto le tazze sporche
preparato il caffè
piccoli rumori quotidiani
gesti spesso vissuti
con noia fastidio indifferenza
ora densi di senso
ricomponevano il mondo
per voi tutti e tutte che dormivate
e vi sareste svegliate
E’ lì che è arrivata tua madre

azzurrabianca

Porre un freno alla stoltezza

 
Non serve indossare
alcun salvagente
quando l’onda nera arriva
e spazza via ogni speranza
anche l’ora di sole mesta fugge
e dopo attimi che durano secoli di terrore
si torna a contare i morti
si torna nella trincea della vita
ad aspettare un segnale di ripresa
che sembra rimanere avvolto nel nulla
certo la natura è imponderabile
non si può prevedere l’entità di un terremoto
né la vastità di uno tsunami
ma porre freno alla stoltezza
alla corsa folle dell’energia nucleare
è necessario quanto l’aria che respiriamo
se non vogliamo davvero
scavarci col plutonio la fossa indistruttibile
per la somma di tutte le vite e i lustri futuri
fra 24.000 anni non oso immaginare
chi possa ancora disseppellire scorie fra le macerie
della nostra imbalsamata umanità.

Roberta Bagnoli

Ecco Natale…

Ecco Natale, che sul suo groppone
porta nel sacco, per chiunque l’aspetti,
un po’ di speranza, ed ad ognuno propone

di metter da parte le beghe e i dispetti
di chi sta riempiendo le nostre giornate
coi propri rancori, coi propri sospetti,

coi mille cavilli, e le mille sparate
di schizzi al veleno, d’insulti e d’accuse,
che al mille per cento son moltiplicate

da artate notizie che sono diffuse
per seminare una gran confusione,
con modalità intriganti ed ottuse,

in tutte le parti – senza esclusione –
così che ogni testa ne venga colpita,
in tutta quanta la popolazione,

senza riguardo a quella istruita
sulle questioni ideali del mondo,
e a chi per maestra ha solo la vita,

che sa insegnare il buon senso, che in fondo
vale di più d’ogni demagogia,
e rende l’uomo più sano e fecondo.

Caro Natale, che sei per la via,
fa veramente che quella speranza
che si diceva, per ognuno sia

il modo di uscire dall’arroganza
di chiunque al mondo chissà chi si crede,
e di inebriarsi di buona creanza,

e che sia, questo, il segnal che precede
l’inizio d’un poi che a ognuno conceda
di governar senza palle al suo piede,

per dare il giusto a ogni giusto, e a chi chieda
e n’abbia il diritto, e invece sia tristo
con chi, all’altro, il diritto suo, leda,

che in fondo è quello che ha insegnato Cristo.

Armando Bettozzi

Avvento

Rami nudi, vestiti
di scintillanti luci nella neve
fanno sentire un brivido di amore.
Finestre dietro i vetri
iniziano a adottare
stelle comete e luci intermittenti,
si respira odore di Natale.
La folla è pronta sulla dirittura
non aspetta il segnale è già partita
punta dritta al traguardo commerciale
che attira con la voce di sirena…
Nelle case si voltano i pensieri:
sempre più forti sono le pretese
degli incontentabili bambini,
sempre più forte chiamano i doveri
per non sfigurare tra i parenti,
il nervosismo incalza contro il tempo
che insegue la cometa e non da tregua…
Finalmente suona il grande giorno.
Canzoni di Natale
parlano di un bambino di una stalla
di povertà e d’amore…
c’è dell’altro
sempre più forti le delusioni
degli scontenti per gli scarsi doni
a contestare il fine
di queste sante luci di Natale.
Muoiono di vergogna le candele.

Giuseppe Stracuzzi