Preghiera

Passi solitari risuonano sul selciato,
lembi dispersi di un sentimento
che disperato volge lo sguardo al cielo
nella vana speranza di una luce.

Accade così, che il dolore
diventa luogo fermo nella vita
come autunno macchiato di lacrime
e in una notte buia come pece,

il cuore scoppia nell’enorme
grido di rabbia e ribellione
per le ingiustizie di un mondo
dove vige crudeltà e indifferenza

mentre una preghiera s’eleva lieve
al cielo illuminato dal sole nascente,
potenza misteriosa gravida di suoni
nell’immenso amplesso di palpiti,

in cerca d’una presenza amica
che asperga gli uomini di luce pura
sì che gli animi cantino lodi
per il trionfar della pace eterna.

Patrizia Mezzogori

E’ silenzio

È silenzio eppur non odo
il gocciolare battente della pioggia
l’uscio che sbatte il vento
il festoso abbaiar di un sentimento.

Non odo il piangere di un bimbo
il passo strascicato sul cemento
il triste ritornello di chi mendica
la fisarmonica stanca sul selciato.

Avverto appena un battito incostante
che dentro me disturba il mio silenzio.
Se si fermasse un poco, solo un poco
forse mi addormenterei in un istante.

Elide Colombo

Torino amore

 
.
Oggi guardavo
con i tuoi occhi di brace
puntuti e lunghi
l’ambra dolce  delle piazze profumate
i palazzi screziati d’ombre amiche
il selciato rosa
e
amore mio
eri dentro e fuori
a passeggio.
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Tinti Baldini
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Published in: on marzo 28, 2012 at 06:50  Comments (18)  
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Io, gli arcobaleni

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Prova a  navigare
i miei occhi chiusi;
ma portati le preghiere
dai nodi fini
per contare le bufere
d’indaco.
 
La mia porta
è un oceano senza
zavorre
ma entra solo chi sa
morire
per un sorriso in più;
il mio selciato
è fatto di respiri levigati.
 
Io gli arcobaleni
li ho seminati tra le zolle
più nere,
io gli arcobaleni
li raccolgo tra abisso
e abisso.
 
E sto in silenzio
eppure,
ho scritto favole,
ma non so la pagina
dell’io
.
Stefano Lovecchio
.

L’estasi

L’EXTASE

La nuit était venue, la lune émergeait de l’horizon, étalant
sur le pavé bleu du ciel sa robe couleur soufre. J’étais
assis près de ma bien-aimée, oh ! bien près ! Je serrais ses
mains, j’aspirais la tiède senteur de son cou, le souffle
enivrant de sa bouche, je me serrais contre son épaule,
j’avais envie de pleurer ; l’extase me tenait palpitant,
éperdu, mon âme volait à tire d’aile sur la mer de l’infini.

Tout à coup elle se leva, dégagea sa main, disparut dans la
charmoie, et j’entendis comme un crépitement de pluie dans
la feuillée.

Le rêve délicieux s’évanouit… ; je retombais sur la terre,
sur l’ignoble terre. O mon Dieu ! c’était donc vrai, elle,
la divine aimée, elle était, comme les autres, l’esclave de
vulgaires besoins !

§

Era scesa la notte, la luna emergeva dall’orizzonte, diffondendo
sull’azzurro selciato del cielo il suo vestito color dello zolfo.
Ero seduto accanto alla mia amata, oh! così vicino! Mi strinse la
le mani, aspiravo il tiepido profumo del suo collo, il soffio
inebriante della sua bocca, mi stringevo contro la sua spalla,
Avevo voglia di piangere; l’estasi mi teneva palpitante,
sperduto, la mia anima volava sul mare dell’infinito.

Improvvisamente si alzò, ritirò la mano, scomparve nel
bosco, e sentii come un crepitio di pioggia sulle foglie.

Il delizioso sogno svanì.. ; Ricaddi sulla terra,
sulla terra vile. O mio Dio! era dunque vero, lei,
l’amata divina, era, come gli altri, schiava
dei bisogni volgari!

JORIS KARL HUYSMANS

Spaiata

come una scarpetta
di raso viola
rimasta sola sull’uscio
una calzetta di lana
morbida
sul campo da sci
un guanto abbandonato
sul selciato bianco
un gemello di luce
in cima al grattacielo.

Ecco come mi sento oggi.

Tinti Baldini

Published in: on dicembre 15, 2011 at 07:06  Comments (15)  
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L’umore del tempo

Il sentiero è una spiga di grano
con i chicchi a far da selciato
e le voci dei passi attutiti.

E’ un cammino sofferto e passato
stretto tra mura di pianto,
pane amaro per andare avanti.

Sale forte il rumore del mare
dal cancello in fondo alla strada.
Se lo apri entri nel cielo
a cercare orizzonti schizzati per caso.

Il mare è la schiena d’un toro che corre
e prende a cornate gli ultimi scogli.

Lorenzo Poggi

A Odri

Intingo nel tuo pensiero
la penna del mio sentire
e disegno i contorni
del tuo essere
in me.

Come il mago estrai
dal mio cappello
magiche colombe in volo
poi, ammirato spettatore,
gioisci insieme del tuo prodigio.

Il mio passo assuona al tuo
sull’ intimo selciato
nella corsa e alla sosta,
quasi respiro di un unico petto
e più non esistiamo soli.

A Odri
il mio presente
ritrovato nel mio tempo
da sempre cercato
per sempre ti amerò.

Anna Maria Guerrieri

Lontano, molto lontano

Grandi sono i tuoi occhi
che mi fissano
nella nebbia fitta e nella notte buia.
Immensa è la coltre scura
che si estende sulla città silenziosa
sotto la quale
troviamo rifugio.

Cadenzati risuonano
sul selciato bagnato
passi che si allontanano.
Il fiume scorre lento
impassibile
acqueggiando sotto il ponte bianco.
Svelto un  gatto scappa via
miagolando
e lasciandomi solo
sospeso nel tempo rarefatto.

Piccole stelle brillano
sul tappeto di velluto nero
del cielo infinito.
Il vento freddo dell’inverno mi trafigge,
mi fa rabbrividire.
Ed io muoio,
io muoio,
perché so che non ti rivedrò mai più.

Sandro Orlandi

Published in: on giugno 28, 2011 at 07:49  Comments (12)  
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La storia non insegna

La storia che chiama
ma nessuno risponde
è più forte di tutto
la bestia dell’uomo
la prepotenza sull’altro
la stupidità del potere.

Il selciato è levigato
da millenari cammini
tutti distanti
dall’amore del prossimo
per vivere sopra
per non pensare alla morte.

Il tutto condito
con grande ignoranza
delle esperienze passate
che insegnano solo
a quei sfortunati
a cui funziona la testa.

Le parole son canti di lupi
fattesi volpi
per ingannare chi ascolta
con la mitria e il bastone
il bavaglio alla bocca
la prigione e l’esilio.

Lorenzo Poggi