In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

Lasciarsi andare

 
oltre
i semafori rossi
nella pioggia
purificante
di Marzo.
Raccogliersi
in un cantuccio
luminoso di me.

Graziella Cappelli

Published in: on marzo 10, 2012 at 07:49  Comments (14)  
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Tutto in una notte

Viaggio da solo
nella notte
due ubriachi
che fanno a botte

drogati si bucano la vita
forse non sanno
ma vogliono farla finita

mentre macchine
bruciano semafori rossi
di questa città
stanotte nessuno
le fermerà

un vecchio
spinge un carrello di primizie
mi sbaglio
son tutti scarti dell’immondizie

una ragazza
su un marciapiede
vende l’amore
a chi glielo chiede

l’alba è vicina
anche per oggi

la notte di loro
nessuno si accorge

Pierluigi Ciolini

Donna dell’Islam


Desideri repressi
sotto le pieghe opprimenti
del burka.
Vai nei deserti urbani
su squallidi marciapiedi
cosparsi di cicche.
Rasenti
i muri delle piazze
senza volto
davanti alle vetrine.
Carovane in coda
ai semafori
nomadi in fretta
senza sorrisi
per mercati illusori.
Giunge la sera
sulle alte mura
della tua cella e
la voce del muezzin
invita alla preghiera
piegandoti
ripeti:
“Allah è grande.”

Graziella Cappelli

Non esistere

Non esistere
eppur
camminare
per anonime vie
tra civili
sazi cassonetti.
Porti
sacchetti di solitudini
inciampi
in divieti.
Sciamano
auto altezzose,
gagliardi semafori
sogghignano
sbarrandoti il passo.
All’angolo
tendon la bocca
macchinette
mangiasoldi
vanitose vetrine
mostrano ciò
che…non vuoi.

Graziella Cappelli

Published in: on luglio 17, 2010 at 07:31  Comments (7)  
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Anima

Anima
ti sembran tempi per parlar dell’anima?
Non ci sono più diavoli,
che la richiedono
preferiscono i titoli
è fuori moda l’anima.

Anima
se ti duole l’anima
non servono antibiotici
i medici si arrendono
non ci sono meccanici
non si ripara l’anima.

E ci sono paesi
di poche anime
e ci sono città
di milioni di anime
ma non si vedono
si vede solo il traffico
e le file ai semafori
è solitaria l’anima.
Anima
io l’ho vista una volta la mia anima
mi era uscita di bocca
come il fumo di un sigaro
mi ha chiesto se ero
stanco di vivere
ho detto: sì
ma vorrei insistere
e con un gemito
tornò al posto solito
è paziente l’anima.

Anima
ci sono belle anime
in corpi ridicoli
e fotomodelle
con anime orribili
e fanghiglia d’anima
dentro molti politici
è nascosta l’anima.

E ci sono villaggi
di poche anime
e ci sono paesi
di milioni di anime
e quando muoiono
e in cielo salgono
è un grande spettacolo
un ingorgo cosmico
e i giornali commentano
centomila vittime
ma erano anime inutili
di lontani popoli
mesopotamici
e si piange un attimo
poi ci si lava l’anima
e si dimentica.

STEFANO BENNI (da “Ballate”)

In memoria della catastrofe in Birmania e di tutte le altre non documentate e spesso dimenticate.