Parole vuote

A volte, mi chiedo chi sono!
Mi domando
che senso hanno le vuote parole
che penso e che scrivo!
Alla mia età
l’illusione non alligna nel cuore.
Un secondo Carducci,
un novello Pascoli
solo la genetica
potrà forse clonare.
I miei poveri versi
saranno solo semi
geneticamente modificati
che non aggiungeranno nulla
alle cose già scritte,
ai sentimenti già espressi.
Ma sento il bisogno
di aprire il mio cuore alla gente
come un libro da far sfogliare
per far leggere a tutti
le mie verità e le mie ragioni.
Mi illudo che forse
una piccola briciola del mio amore
potrà saziare un cuore tormentato
od asciugare una lacrima stanca.

Salvatore Armando Santoro

Anima?

 
E’ quel respiro
di gioia squillo
dinnanzi a Cezanne
o nodo alla gola
stretto come
papillon
quando vedi
dolore
o lo senti
sgranellare semi
dentro le vene
oppure
sparisce
quando la noia
ti prende soporosa
e smantella progetti
è sipario d’altro
che nascondi
in frenetica scena
oppure t’accompagna
quatta quatta
e ti spia?

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 18, 2012 at 07:42  Comments (23)  
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Melagrana

 
Sei come melagrana,
d’oriente il suo venire,
canta mille e una notte
di Sherazade l’incanto
.
Sei come melagrana,
soda la scorza e rude,
bella nell’apparire,
arduo il mio conquistare.
.
Sei come melagrana,
grani rubino e dolci,
aspri come tua bocca,
come tua bocca ambrosia.
.
Sei come melagrana,
quei semi conquistati
grondano umor di sangue
e allappa la lor pelle.
.
Sei come melagrana,
canti mille e una notte,
d’oriente è il tuo venire,
di Sherazade hai incanto.

Piero Colonna Romano

Published in: on gennaio 11, 2012 at 07:11  Comments (8)  
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Quando le mie dita suonavano un invisibile pianoforte

talvolta mi abbandona la forza
e la disperazione prende il sopravvento
sovrapponendosi a tutte le voci, a tutti i suoni.

allora mi chiudo schiudendomi in un vecchio sogno
attraversato da un fiume e tanti alberi
e c’è un’orchestra che mi affretto
di raggiungere
prima che diventino eco le quattro note
della quinta e mi trovi impreparata
           ” il destino che bussa alla porta”

la mia anima si smuove e lacrima cieli
grati e infiniti
sugli spartiti sparpagliati come semi incerti
mentre ancora in volo non sanno che cadendo
sul pavimento del mondo tracceranno il suo
destino

e c’è un fiero principio di Eroica
un coro maestoso che sublima la gioia
sul finire

applaudiscono con margherite i prati
il cielo con cicogne e bianche colombe

io tremo come il fazzoletto che sventolo
per poi lanciarlo come un aquilone nel cielo
e li da qualche parte sta e ovunque Beethoven
che scalza mi trova di parole la sua grandezza

” Amici non questi toni!

Un canto più grato leviamo al cielo
                  di Gioia
                            di Gioia!”

e la mia mano sul foglio sapeva d’urgenza e aveva
la sete rara che spegnendola di più t’infiamma
perché infinita è l’acqua che scorre dalla fonte
della Vita.

io vivo qui, rido di follia, accartocciata
su qualche scritto
o distesa sull’erba sono il libro che il vento
sfoglia.

io che non avrei saputo d’essere se non fosse stato
per quelle minuscole lettere voltate spesso
a sinistra o le i a mezza/luna con sopra
un cielo/in(n)o/in(n)o

e mi canta dentro l’inno della Gioia

e scrivo, scrivo
non perché continui a vivere tra le mie parole
ma perché scrivere mi da certezza.
la certezza di aver vissuto.

quando le mie dita suonavano un’invisibile pianoforte
ed era un concerto di equilibri, la pace.

Anileda Xeka

La Vita

Non risalgono alla fonte
torrenti di montagna
Lo scorrere della vita
è come l’acqua che cammina
La sua fonte è il cielo
sorgente sempre viva
che si insinua
nell’anima
trasforma in sostanza i pensieri
in fiori i semi portati dal vento
Nel mistero divino
avvolge sensi nascosti
illumina giorni attesi
dà coraggio forza
ti sorregge con mano amica
L’acqua si ingrossa
come i tuoi problemi
Il fiume cresce e va fino al mare
Così i tuoi sogni e desideri
di giorni giovani quando
ti bagnavi i piedi nel torrente

Giuliana Angeli

The Sound of Silence

Hello darkness my old friend,

I’ve come to talk with you again

Because a vision softly creeping

left it’s seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,

narrow streets of cobblestone

‘neath the halo of a streetlamp

I turned my collar to the cold and damp

when my eyes were stabbed by the flash of a neon light

split the night… and touched the sound of silence

And in the naked light I saw

ten thousand people maybe more

people talking without speaking

people hearing without listening

people writing songs that voices never share

noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,

silence like a cancer grows,

hear my words that I might teach you

take my arms that I might reach you

but my words, like silent raindrops fell…

and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,

to the neon god they made

And the sign flashed out its warning

in the words that it was forming

And the sign said, “The words of the prophets

are written on the subway walls and tenement halls,

and whisper the sounds of silence.

§

IL SUONO DEL SILENZIO

Salve oscurità, mia vecchia amica

ho ripreso a parlarti ancora

perché una visione che fa dolcemente rabbrividire

ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo

e la visione che è stata piantata nel mio cervello

ancora persiste nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo

attraverso strade strette e ciottolose

nell’alone della luce dei lampioni

sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità

quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon

che attraversò la notte… e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi

migliaia di persone, o forse più

persone che parlavano senza emettere suoni

persone che ascoltavano senza udire

persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato

e nessuno osava disturbare il suono del silenzio

“Stupidi”  io dissi, “voi non sapete

che il silenzio cresce come un cancro

ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,

aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi”

Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,

e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio

e la gente si inchinava e pregava

al Dio neon che avevano creato.

e l’insegna proiettò il suo avvertimento,

tra le parole che stava delineando.

e l’insegna disse  ” Le parole dei profeti

sono scritte sui muri delle metropolitane

e sui muri delle case popolari”

e sussurrano nel suono del silenzio

PAUL SIMON E ART GARFUNKEL


Nelle cattive giornate

Nelle cattive giornate
vivono i ricordi persi
nelle memorie infocate
di desideri sommersi.

Nelle cattive giornate
diresti : – Strano a vedersi! –
vola il pensiero a rinate
fonti segrete di versi.

Il pozzo attira la luna
mentre cancella le stelle.
Cattivo il giorno s’imbruna
al canto di raganelle.

Il pozzo attira sospiri
lunghi e profondi, e lamenti,
perché a ritroso rimiri
falliti i tuoi intendimenti.

Lì, cupo, soggiace il fato,
stanco del lungo cammino,
stufo d’aver incontrato
solo incolore destino.

Spenti vi giacciono, e nudi,
sogni di terre lontane
che nella mente tu escludi,
ma l’eco dentro permane.

E il desiderio vi giace
che il cuore induce a soffrire,
che brucia più d’una brace
e spinge l’uomo a fuggire.

Cupa nel fondo riposa
senza più anelito alcuno,
l’informe massa carnosa
che non risponde a nessuno.

Un grido porta al dolore:
– Silenzio! Ascoltalo muto!
Hai visto? Un lieve pallore.
Sogno? Son desto? Ho bevuto?

Vedi? Lo strano pertugio
straccia la gonna alla notte.
Ecco! Ora rompe ogni indugio:
riapre le strade interrotte. –

E all’orizzonte già fremi
sentiero fresco di vento,
squarcian la notte già i semi
d’un nuovo folle tormento.

E l’inquietudine porta
a nuova vita celata,
alla speranza mai morta
d’un’inattesa risata…

Nelle giornate cattive,
vivono i ricordi persi
in contorte prospettive
di desideri perversi.

Nelle giornate cattive
diresti : – Strano a vedersi! –
vola il pensiero e rivive
arcane forme di versi.

Silvano Conti

Quanto manca


Quanto manca all’amore,
così smetto di scrivere
e ti vengo a cercare
dove non sei.
Quanto manca alla guerra,
tolgo l’elmetto e scarico il fucile
piuttosto che uccidere
meglio morire.
Quanto manca alla pace,
ho semi di girasole
rubati in Toscana
da qualche parte li dovrò
pur piantare e guardarli
germogliare.
Quanto tempo manca
alla “presa di coscienza
del popolo coglione”,
ho fatto posto sul mio balcone
per una bandiera
senza colore.

Maria Attanasio

Published in: on gennaio 4, 2011 at 07:34  Comments (9)  
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Il senso giusto

Tutto quello che passa
per le tue mani
ha una dolce impronta
un senso giusto
un sapore di semi
si riscatta dall’onta
del suo essere plumbeo
ogni ruga si spiana
sull’arco della fronte
chi da te si diparte
a te ritorna
come un pane sparito
rifiorito nel forno.

BARTOLO CATTAFI

Published in: on dicembre 30, 2010 at 06:59  Comments (3)  
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Ottimismo

Il tempo delle attese è finito.
Ora sempre pani freschi sulla tavola
e colori vivaci tutt’intorno.

Spargeremo semi a piene mani
e zolle di speranza in faccia al mondo.

Perle di smeraldi e verdi rubini
saliranno dal fondo del mare
cantando e vociando
per farsi notare.

Nell’aria agitata dalle ali del vento
voleranno cestini con petali di rosa
e schiamazzi dalle finestre aperte
non più omertose.

Tra i coriandoli degli sbandieratori
e le statue verniciate dei mimi
la piazza festante uscirà all’aperto
senza vergogne e senza pudori.

Lorenzo Poggi