Canto alle rondini

Questa verde serata ancora nuova
e la luna che sfiora calma il giorno
oltre la luce aperto con le rondini
daranno pace e fiume alla campagna
ed agli esuli morti un altro amore;
ci rimpiange monotono quel grido
brullo che spinge già l’ inverno, è solo
l’ uomo che porta la città lontano.
E nei treni che spuntano, e nell’ora
fonda che annotta, sperano le donne
ai freddi affissi d’ un teatro, cuore
logoro nome che patimmo un giorno.

ALFONSO GATTO

Rigattieri

Orologi di sfere in dicerie di ruggine
numeri color feltro
in calce voci di chicchere spaiate
giare cucite a fil di ferro
di verghiana memoria

ci si sposta nel tanfo delle cose
la spilla in filigrana del pavone
ha perso gli occhi
la teiera cinese chiccoriso
sul fornellino a spirito riposa

mi sento antica in versi, sarà mica
che il tempo ha patinato la mia voce?
È vero è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
però mi dico, accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.

Cristina Bove

Curve

Dentro, il disordine imperava.
Tanti tasselli da recuperare,
i soliti perché d’una serata no
mentre la vita insisteva a dire,
ad ascoltare, a fare, a respirare…

Di che parlare quando si è soli
e come agire nel silenzio doppio?
Cosa udire se non la chiara eco
di mille voci a dirti mi dispiace?
Ma respiravo…

Vidi i segni di perfette curve
che lingua d’onda abbozzava
nel pigro suo venire alla battigia
e poi nette, nette le disegnava
nel pigro suo arretrar dalla battigia.

Scampoli di luce offrì la notte,
chiesti ad una luna indifferente.
Non protestai contro nessuno,
non chiesi spiegazioni al fato.
In quelle curve placai le ire.

Aurelio Zucchi

Published in: on agosto 29, 2011 at 06:56  Comments (4)  
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