Una voce sincera sferza e flagella

 
Una voce  soccorre,
una voce sincera,
ma che sferza e flagella.
Sùbito come fiamma.
mi levo, e grido: per te
mi batto seguimi, 
mi batto per l’Amore.
.
Amor tiepide stille
del mio sangue, sorella.
Nelle sue strette spire
una serpe m’avvolge,
lentamente, mi pone
il giogo, e pigramente
succhia tutto il mio sangue.
 .
La serpe ha tratto la sua
vendetta con il veleno
fraterni Umani, non tutti
generosi e fieri, mentre
sussurro una canzone fioca,
pacatamente, io mi sento
morire. Con i miei fiori 
in mano, adesso esangue.
 
Ciao!  Sorrisi d’amor,
sogni d’oblìo, il mondo
è ancora bello e se d’intorno
di pianti echeggia l’aria,
nobile è più, sebben mai
mi negò quell’arte solitaria:
la Poesia.

Paolo Santangelo

Published in: on maggio 24, 2012 at 07:39  Comments (11)  
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Abbandono

 
Dentro
La ferrea stretta
Come di rapinosa
Mano
.
Del pensiero che muta
Non dei voraci lupi
Il branco
.
La strisciante serpe
Cangia la ruvida pelle
Ne ho incontrato i segni
.
Mi ha accompagnato
Lungo strade sterrate
Sull’orlo di un orrido
Dirupo, abbandonata
.
Come dell’orso
La pelle hai venduto,
La mia, ed ora
 .
Nuda, tremante
Resto
Nell’algida
Pensante solitudine

Danila Oppio

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:25  Comments (11)  
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Gemme

Ti dico della volpe, con la sua coda rossa
la strada con un cenno indicata
la salvezza.
La sua eleganza è la gioventù che avevo
i cani il letto triste del tanto non amore.

Ti dico della lontra che scivola, di pietra
nel fiume nome semplice e povero
il suo peso
corredo di un istante sognato
un guizzo antico
simile a quello che insieme facevamo
io ed il mio corpo serpe di luna.

Dico l’erba, il mais novello per le poiane
e quelle gemme
capezzoli immaturi di un latte passeggero.
Ti dico le ho succhiate per tutto il tempo giusto
ne ho ancora qualche festa annunciata per la bocca.
Insieme a tenerezze vicine agli occhi
e in fronte
nel cavo delle mani, sul petto
tra le rose.

Massimo Botturi

Brutto cielo tracollo del fondo

Brutto cielo adesso

presàgo di sventure,  gonfio,

triste e grigio:  vorrei vivere

il progetto come voglio.  Non posso:

nascere,  vita e ospizio;         

eppoi rientrare 

dal dove io son venuto,

casualmente. . .

                         . . . Del Dòge 

bucintòro con occhi rifatti

come  oblò

di nave spenta,  prima

di partire per le volte

del mondo.  La nave è alla stazza,

di difetti piena nel tondo

universo di spine:  come serpe

si mangia la coda.

 

Quando tu c’eri,  sembrava

più semplice tutto.

Passava il turpe del mondo

al punto secondo,  nelle mie,

d’importanza, opinioni di sogni.

Quando c’eri,  anche il reàle

più inutile pareva più bello

del mondo,  normale,  ora,  solo

rimasto vitale,  mi tiene utilmente

a evitare il tracollo.
 
                Tracollo del fondo                   

del pessimo ambiguo,  del monte

ferale di noja di mondo e d’amore.

D’attonito intorno sensuale, vorrei

di platonico eterno: 

speranza di Essere
in eterno riciclo
o fermarmi con
Te, mio Primo 
Creatore.
Paolo Santangelo

Limite

Quanto è inverosimile l’umano
che sempre fora nel tempo
il recinto del suo limite
con irrinunciabile visione
corre al punto di non ritorno
galoppa nell’universo del profitto
interesse a clonazione
dove striscia la serpe del denaro sovrano
potere della sua occupazione
-illimitatezza dell’inciviltà-

Aurelia Tieghi