Antico borgo

Arroccato sopra un colle
Maestoso appari
Cinto da massicce mura antiche
Incorporate nella roccia
Celato in parte tra sempreverdi
E alberi in fiore
Ti riveli al mondo
Attraverso una stretta via
come un serpente ti avvolge
ti protegge dalle folle curiose
bramosi di calpestare
il tuo suolo senza tempo.
Esplorare cunicoli
assaporare il passato
rivivere epoche lontane
anch’io come loro ti voglio toccare
accarezzare quelle pietre
imprimere nella mente la storia
respirare l’aria di saggezza che ti circonda
vedere le bellezze più nascoste
far si che il mio sguardo sia sazio
così la mente e il cuore

Gianna Faraon

Gli indios scendono da Mixco

Los indios bajan de Mixco

Cargados de azul oscuro

Y en la ciudad les recibe

Con las calles asustadas

Por un manojo de haces

que, como estrellas, se apagan

al venir la madrugada.

Un ruido de corazones

Dejan sus manos que reman

Como dos remos al viento;

Y de sus pies van quedando

Como plantillas las huellas

En el polvo del camino

Las estrellas que se asoman

A Mixco, en Mixco se quedan,

porque los indios las cogen

Para canastos que llenan

Con gallinas y floronas

Blancas de izote dorado.

Es más callada la vida

De los indios que la nuestra,

Y cuando bajan de Mixco

Sólo se escucha el jadeo

Que a veces silba en sus labio

Como serpiente de seda.

 §

Gli indios scendono da Mixco,
carichi di azzurro oscuro
e la città li riceve
con le strade spaventate
da un mazzo di luci
che come stelle si spengono
appena giunge il mattino.

Un rumore di cuori lasciano
le loro mani che remano
come due rami al vento;
dei loro piedi rimangono,
come tele sottili, le orme
nella polvere della strada.

Le stelle che si affacciano
su Mixco, a Mixco rimangono,
perché gli indios le colgono
per canestri che empiono
di galline e corone
bianche di izote dorato.

È più silenziosa la vita
degli indios che la nostra,
e quando scendono a Mixco
si ode solo l’ansimare,
sibilo, a volte, sulle loro labbra
come un serpente d’argento.

MIGUEL ANGEL ASTURIAS

Tempesta

Mette terra in tempesta
e taglia Genova il serpente
Bisagno & company
C’è allerta da sempre
ha il cento per cento in fibrillazione con
la pelle dell’acqua che colpisce
nel suo conto dannato…
Si raccoglie il mare di fango
ingurgitato dai rami che troncano dita nude
Le respirazioni nel buio dell’emergenza
cadono sui carichi delle schiene.
C’è chi si stacca dalla vita
mentre la morte si srotola alimentando le frane
C’è chi non ha altro da raccontare
sulle insidie dell’uomo.

Aurelia Tieghi

Il politico

 
Non è…per niente
trasandato,
anzi,
l’aspetto è ben curato
 
Ha il sorriso accattivante
con
gli occhi penetranti,
 
e
 
sul volto serio…
non ha battiti di ciglia
 
Ha i movimenti
ben dosati…
ed i gesti equilibrati
 
E’ compìto …
con i gomiti  appoggiati,
 
e
 
non parla
con toni altisonanti
 
E’ un giocatore di ramino…
 
ogni mossa all’occorrenza,
e senza alcuna espressione
sul viso… d’emozione
 
Ha in comune col serpente :
 
il sangue freddo , il veleno
e della pelle …il mutamento

Ciro Germano

Aiuole

Aiuole obliate gialle d’erba, sa
un cupo brusio smuovervi, allusione
ad altre estati, cetonia blu-violetta,
enunciando noumeni oscuri: tutto fu
sarà ed è in circolo: dunque è sempre
presente nelle eterne senescenze
e effervescenze d’ere, nel serpente

ITALO CALVINO

Shopping a Roma

Le persiane chiuse affondano le teste
nel silenzio d’una città di coristi stonati

tra i fari accesi e clacson impazienti
sotto la pioggia, il serpente di macchine
che ingoia le strade, nel traffico di smog

un ombrello di uccelli viaggiatori invadono
il cielo di Roma e delineano
sopra gli antichi palazzi l’Impero di Cesare

che fu , mentre ai suoi piedi, l’indifferenza
mette in mostra le vetrine dalle luci –copie
venute male e le scarpe nuove come souvenir

Avranno una nuova impronta di neve
lasciata sull’ asfalto bagnato, i miei passi.

Anileda Xeka

Pensieri (scaltri)


Poesie
sono i miei pensieri scaltri
spogliati di ogni pudore,
sogni evaporati
sbattuti allo specchio
presi a calci e poi
cullati al mio seno.
Pelle
in cui vivo
e muto squame
di serpente,
rincorrendo attimi
come aquiloni
persi in un cielo
d’immaginario

astrofelia franca donà

Guerra (in miniatura universale)

La guerra dei mondi
non vive che in miniatura esposta
alla grandezza dei caratteri
scelti e viziati
nel loro intangibile universo
con espressione di serpente
viscido nella sua finezza
e caldo nell’avvolgerti inconsapevolmente
all’odio che non provi dentro di te;
annebbiandoti nel suo anelito di versi
il suo agrodolce veleno ti stende
alla bellezza del biondo sole
e cerchi il fresco della tua difesa
tra i suoi raggi di invaghita consapevolezza.

Glò

Il Re Travicello

Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi;

lo predico anch’io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!

Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:

ma subito tacque,
e al sommo dell’acque
rimase un corbello
il Re Travicello.

Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso? »

(s’udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».

Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.

Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.

Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato

non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!

Se a caso s’adopra
d’intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo

la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.

Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,

o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!

Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.

Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!

GIUSEPPE GIUSTI