Sciacalli

 
È già difficile
restare in piedi
in questa realtà
che affonda,
con questa terra
che cerca di scrollarci via
senza dover aggiungere
le vostre vuote parole
le musiche struggenti
le frasi sempre uguali
gli sfondi ad effetto
le corse allo stupore
per imprimerci qualcosa
che per convenienza
vorrete farci scordare
col prossimo servizio.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 8, 2012 at 07:00  Comments (4)  
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La sorpresa di Maristella

Cari amici cantieristi (o almeno quelli di voi che non sono fuggiti dalla gran calura e si godono il meritato riposo estivo), volevo farvi una sorpresa, o meglio, la sorpresa ce l’ha fatta Maristella!  Se andate a vedere sulla rivista on-line IOCOME al link qui sotto, troverete nientedimeno che un servizio-intervista interamente dedicato alla nostra amica poetessa, contenente anche la presentazione del suo ultimo  libro Il mondo Sottosopra, che siamo stati tra i primi a recensire nello scorso mese di novembre. Che dire, se volete saperne di più  non avete che da cliccare qui sotto, e buona lettura!

http://www.iocome.it/io_autore.html

Il Cantiere

Published in: on luglio 21, 2011 at 18:14  Comments (10)  
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Amico fragile

Evaporato in una nuvola rossa

in una delle molte feritoie della notte

con un bisogno d’attenzione e d’amore

troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”

per essere corrisposti,

valeva la pena divertirvi le serate estive

con un semplicissimo “Mi ricordo”:

per osservarvi affittare un chilo d’erbba

ai contadini in pensione e alle loro donne

e regalare a piene mani oceani

ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,

fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli

senza rimpiangere la mia credulità:

perché già dalla prima trincea

ero più curioso di voi,

ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri “Come sta”

meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,

tipo “Come ti senti amico, amico fragile,

se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”

“Lo sa che io ho perduto due figli”

“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

E ancora ucciso dalla vostra cortesia

nell’ora in cui un mio sogno

ballerina di seconda fila,

agitava per chissà quale avvenire

il suo presente di seni enormi

e il suo cesareo fresco,

pensavo è bello che dove finiscono le mie dita

debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,

mi sentivo meno stanco di voi

ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta

fino a farle spalancarsi la bocca.

Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli

di parlare ancora male e ad alta voce di me.

Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo

con una scatola di legno che dicesse perderemo.

Potevo chiedere come si chiama il vostro cane

Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.

Potevo assumere un cannibale al giorno

per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.

Potevo attraversare litri e litri di corallo

per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,

di essere più ubriaco di voi

di essere molto più ubriaco di voi.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Lei si scusa

di non esser così speciale
lei cammina
con in mano
la sua testa alta
chiede perdono
mentre si lascia penzolare
vorrebbe che tutto non oscillasse
in quel modo
ma i suoi capelli sono così morbidi

Lei si scusa
di non essere forte come voi
della sua voce così rotta
delle sue parole sconnesse
stroncate dalle vostre
così sicure così nitide
lei le invidia
quelle parole
lei si lascerebbe cadere
per essere quel fiato
quella lingua che schiocca sul palato
quel gesto che l’accompagna
quegli occhi consapevoli
e quelle labbra che già sanno
come andrà a finire

lei ancora chiede perdono
per la sua nausea così forte
lei si scusa
per il disinteresse che vi provoca
si scusa
per la fretta che non riesce a sopportare
per l’automa che non riesce ad essere
per non riuscire ad ignorare la rabbia
che la circonda
si scusa se riesce soltanto
a mettersene al servizio

Perdonatela
ma tutto intorno a lei
ondeggia così dolcemente
che forse si metterà a dormire
che prima o poi non riuscirà più
a vedervi, se non negli incubi
perdonatela
perchè si sta scusando
di non essere forte come voi

Nicole Marchesin

Il ponte

Il tuo ombelico
è un lungo cavalcavia, di sera
di gambe appese al vuoto incipiente
è come un bus
fuori servizio mezza sabbiera
è il mio comò
la mia credenza pane e salame.
E poi, più in là
è una col cagnetto che passa
e lascia me, dopo un sorriso
e un pezzo da cinque, come qui
fossi lo zingarello infelice per la via
costretto a un’elemosina estorta
una magia
di portafogli a sbafo sottratti.
Ecco, tu, sei scene della vita vigliacca
e niente più
ma è tutto ciò che amo,
non chiedermi perché.

Massimo Botturi