A spasso nel cimitero

Che strano posto è il cimitero,
c’è una pace soprannaturale
ti chiedi se questo è il mondo vero,
quello dove ognuno all’altro
è uguale.
Nel silenzio dove la pace è sovrana,
sorella morte mette insieme
la fedele sposa con la puttana.
Eppure, per malaugurata sorte,
ci pensano gli esseri viventi
che oltre queste porte,
trascinano, falsi e piangenti, i simboli
indecenti di una vita che di essere più non ha
ragione, qui dove il maltrattato servo
è uguale al dispotico padrone.
Qui non esiste il “lei non sa chi sono io”
perché di sicuro lo sa Iddio.
L’ha sempre saputo, dal giorno che sei nato
fino a quando, dopo l’ultimo respiro esalato
a lui come spirito sperduto
ti sei presentato.
A che servono quelle tombe sfarzose
simbolo di opulenza e grandezza?
A dir che sotto una croce giace
solo mondezza?
Non serve dei redditi la dichiarazione,
la morte non fa sconti a chicchessia,
ha un solo carrozzone sul quale sali
e percorri l’estrema via.

Claudio Pompi

Annunci

Per Teosseno di Tenedo

Al momento opportuno dovevi, animo mio,

coglier l’amore, in giovinezza.

Ma guardando i raggi

che dagli occhi di Teosseno balenano,

chi non trabocca di desiderio, ha il cuore nero

temprato nell’acciaio o nel ferro

con gelida fiamma. Disprezzato

da Afrodite pupille vivaci,

o soffre pene violente per ottenere guadagni,

o, servo di tracotanza femminile,

freddo percorre ogni sentiero.

Ma io, a causa di lei, come la cera delle api sacre

morsa dal calore, mi consumo, quando guardo

la giovinezza degli adolescenti dalle membra floride.

In Tenedo, certo,

Peito e Grazia abitano

nel figlio di Agesilas.

PINDARO

Compagno di scuola

Davanti alla scuola
tanta gente
otto e venti
prima campana
e spegni quella sigaretta
e migliaia di gambe
di occhiali di corsa
sulle scale
le otto e mezza
tutti in piedi
il presidente
la croce
e il professore
che ti legge
sempre
la stessa storia
sullo stesso libro
nello stesso modo
con le stesse parole
da quarant’anni
di onesta professione
ma le domande
non hanno mai avuto
una risposta chiara
e la Divina Commedia
sempre più commedia
al punto che ancora oggi
io non so se dante
era un uomo libero
un fallito
o un servo di partito
o un servo di partito
ma Paolo e rancesca
quelli io
me li ricordo bene
perché ditemi
chi non si e’ mai
innamorato
di quella del primo banco
la più carina
la più cretina
cretino tu
che rideva sempre
proprio quando
il tuo amore
aveva le stesse parole
gli stessi respiri
del libro che leggevi
di nascosto sotto il banco
mezzogiorno
tutto scompare
avanti tutti al bar
dove Nietzsche e Marx
si davano la mano
e parlavano insieme
dell’ultima festa
e del vestito nuovo
buono fatto apposta
e sempre di quella ragazza
che filava tutti
meno che te
meno che te
e le assemblee
i cineforum
i dibattiti
mai concessi allora
e le fughe vigliacche
davanti al cancello
e le botte
nel cortile
e nel corridoio
primi vagiti
di un sessantotto
ancora lungo
da venire
e troppo breve
da dimenticare
il tuo impegno
che cresceva
sempre più forte in te
compagno di scuola
compagno di niente
ti sei salvato
dal fumo delle barricate
compagno di scuola
compagno per niente
ti sei salvato
o sei entrato in banca
pure tu
pure tu

ANTONELLO VENDITTI